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“Un altro grande evento per proseguire il programma che vede lo sport come importante strumento di promozione dell’immagine nazionale ed internazionale della Sardegna”. Lo ha detto l’assessore regionale del Turismo, Gianni Chessa, durante la presentazione della tappa italiana del circuito mondiale di triathlon maschile e femminile, in programma sabato 10 ottobre ad Arzachena.

“Nonostante le perduranti difficoltà causate dall’emergenza Covid, bisogna cogliere le opportunità fornite da manifestazioni di questo livello, che hanno una significativa esposizione mediatica grazie alla partecipazione di 120 atleti, in arrivo da 31 nazioni dei cinque continenti – ha aggiunto l’assessore Chessa – Gli eventi sportivi di livello internazionale possano aiutarci anche nella destagionalizzazione dei flussi turistici, portando la Sardegna alla ribalta mondiale come ‘isola dello sport’, grazie ad una rete di appuntamenti di qualità. I media di tutto il mondo contribuiscono alla promozione ed alla scoperta della bellezza e dell’unicità della Sardegna”.

“Una giornata di sport, all’insegna della sicurezza, che si realizzerà in una cornice naturale di grande impatto, grazie ai diversi percorsi di gara per le tre discipline in programma. La Sardegna è una terra con grandi opportunità, possiede uno scenario ambientale eccezionale per qualsiasi tipo di evento ed è capace di affascinare chiunque. Continueremo con la programmazione di un fitto programma di iniziative anche per i prossimi mesi”, ha concluso l’esponente della Giunta Solinas. 

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C'è il via libera della Giunta Regionale al riconoscimento dell'attribuzione dell'incarico di coordinamento di Unità di Progetto a funzionari dell'amministrazione regionale.

L'esecutivo, su proposta dell'assessore al Personale Valeria Satta,  con delibera del 30 settembre, ha espresso "parere favorevole sull'ipotesi di accordo concernente la modifica del Contratto Collettivo Regionale di Lavoro del 15 maggio 2001 – Dipendenti dell'Amministrazione, Enti, Istituti, Aziende e Agenzie regionali, che prevede l'introduzione dell'art. 105-quater, ai fini dell'ulteriore corso del procedimento di contrattazione". 

Stando a quanto riportato nel provvedimento si recepisce l'ipotesi di modifica del contratto proposta dal Coran (Rappresentanza negoziale della Regione) sottoscritta anche da un numero di organizzazioni sindacali pari al 93,88% del dato associativo nel comparto di contrattazione. 

La delibera prevede che  "la norma definisce il trattamento economico spettante al funzionario coordinatore di Unità di Progetto, per tutta la durata di svolgimento dell'incarico, e, in via retroattiva, anche per il periodo in cui le funzioni siano state svolte prima dell'entrata in vigore della disciplina di cui all'introducendo art. 105-quater del CCRL. Di fatto tale norma estende alle Unità di Progetto la disciplina dettata dalla legge regionale n. 31/1998 per le direzioni di servizio, in tema di trattamento retributivo da riconoscersi al funzionario che sostituisca il dirigente o coordinatore titolare in caso di assenza o vacanza". 

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Un mercato del lavoro in crisi profonda. Crollo dell’occupazione, crollo dei contratti a tempo indeterminato e crollo della fiducia. Dopo sei mesi di emergenza Covid è  questa la fotografia del mercato del lavoro in Sardegna che emerge dalla pubblicazione dello studio curato dall’Osservatorio del mercato del lavoro dell’Aspal. 

“Si tratta - dice Massimo Temussi direttore generale dell’Aspal -  di  un’analisi  dettagliata che aiuta a  comprendere meglio il fenomeno che ancora stiamo attraversando e anche per capire in che modi e termini si può intervenire sul mercato del lavoro che è stato colpito molto duramente dalla pandemia". 

Il quadro che emerge dal nuovo report che analizza e compara i dati recentemente pubblicati dall’Istat con quelli delle comunicazioni obbligatorie, è drammatico: il clima di incertezza e di sfiducia nel futuro è evidente: aumentano gli inattivi, cioè le persone che non cercano lavoro (secondo l’Istat la Sardegna è la seconda regione italiana in cui questo tasso è aumentato di più rispetto al secondo trimestre del 2019) . Un dato questo che spiega anche perché c’è una riduzione dei disoccupati: diminuiscono non perché abbiano trovato una nuova occupazione ma perché nemmeno ne cercano una. 

Lo stesso clima di sfiducia lo si respira anche per quanto riguarda le imprese. Potrebbe essere questo infatti il motivo per cui, in termini percentuali diminuiscono, più di qualsiasi altra tipologia contrattuale, i contratti  a tempo indeterminato. Dai dati emerge che le donne e giovani sono coloro i quali pagano un prezzo più alto mentre i settori più colpiti sono quelli che hanno contatti diretti con le persone: ristoranti e alberghi soprattutto ma anche il settore dell’istruzione. Reggono invece il settore agricolo e quello dei servizi domestici. Cresce quello dei servizi finanziari: un settore di piccole dimensioni per il quale la crisi ha rappresentato un’opportunità probabilmente legata alla maggiore richiesta di liquidità da parte di famiglie e imprese. 

Soffermandosi sui dati il dg dell’Aspal evidenza che nel periodo gennaio - agosto 2020 le assunzioni sono state 56 mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2019 (-25%). Il punto più critico in aprile con -80% mentre dopo il lockdown - ha sottolineato ancora il direttore dell’Aspal -  il dato sulle assunzioni ha cominciato a migliorare fino ad arrivare a  luglio e agosto in cui si sono registrati  valori superiori agli stessi mesi dell’anno precedente (+ 21% a luglio +20% ad agosto). Ora, è necessario contenere l'epidemia  ma anche ritrovare la fiducia”nel futuro - conclude Temussi - perché solo quest'ultima è in grado di far ripartire i consumi delle famiglie, gli investimenti delle imprese e di ri-attivare le persone nella ricerca di un'occupazione."

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"Il vero problema che interessa davvero i sardi è quello del pessimo funzionamento del sistema sanitario ed il Consiglio regionale deve occuparsene immediatamente, come chiediamo da giugno”. Lo ha dichiarato il consigliere regionale di Leu Eugenio Lai, illustrando il contenuto di una mozione sottoscritta da tutti i gruppi di opposizione.

La nostra richiesta, ha proseguito, riguarda soprattutto due punti: il preoccupante aumento dei contagi che non corrisponde al potenziamento dei posti di terapia intensiva negli ospedali (Is Mirrionis e Santissima Trinità di Cagliari, San Francesco di Nuoro ed altri) e l’allungamento delle liste d’attesa per le visite specialistiche ed ambulatoriali, che ogni Cup della Sardegna fissa da oggi ai prossimi 8-12 mesi. Dati gravissimi, ha concluso l’esponente di Leu, che secondo noi dimostrano, a differenza di quanto afferma l’assessore Nieddu purtroppo impegnato solo a polemizzare con i Sindaci, “che la situazione del sistema sanitario regionale non è, come dice lui, sotto controllo ma fuori controllo”.

La sanità sarda attraversa una crisi profonda, ha poi affermato il capogruppo del Pd Gianfranco Ganau, perché non riesce a fare fronte né alla domanda di salute territoriale né a quella collegata all’emergenza Covid. In quest’ultimo caso, ha spiegato, “registriamo un dato molto alto dei ricoveri che segnala la pressione crescente che grava sugli ospedali ed evidenzia le carenze delle strutture di terapia intensiva, dove nonostante la recente disponibilità di 90 ventilatori inviati dal Governo ne sono entrati in funzione appena 20”. Così come, ha aggiunto, “il sistema appare troppo lento sui tamponi, sia in termini quantitativi che nel processare quelli effettuati”. Dal punto di vista della sanità territoriale, ha detto infine il capogruppo del Pd, “i vuoti di organico nella medicina di base e di alcune specialità come la pediatria rappresentano elementi di grande preoccupazione per la tenuta del sistema, che la maggioranza ha voluto sottoporre ad un ulteriore stress con una riforma del tutto intempestiva che, di fatto, moltiplica i problemi e le difficoltà”.

Secondo il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus, “è evidente che l’assessore Nieddu non è il grado di gestire questo delicatissimo momento della sanità sarda, o comunque non è in grado di farlo da solo”. Non vogliamo usare la pandemia “contro” qualcuno, ha assicurato Agus, ma chiediamo di invertire le priorità. Non parlare di posti da spartire come fa la maggioranza, ma di emergenze vere: la saturazione dei posti Covid in alcune grandi strutture come il Santissima Trinità di Cagliari, con dimissioni affrettate di pazienti positivi e trasferimenti di reparti improvvisati, e la diffusione dei contagi nel mondo giovanile contro la quale non è stato fatto niente.

Questo governo regionale, ha esordito la capogruppo del M5S Desirè Manca, “è oggi un simbolo dell’antidemocrazia ed anche i gruppi di maggioranza in Consiglio sono responsabili di una scelta inqualificabile che antepone ai drammatici problemi della salute e della vita dei sardi questioni oggi del tutto secondarie come i debiti fuori bilancio ed il riconoscimento del paesaggio sardo come patrimonio dell’Unesco”.

Dure critiche alla maggioranza anche dal consigliere dei Progressisti Massimo Zedda che, sempre in materia sanitaria, ha ricordato fra l’altro il blocco del Disegno di legge 127 che, dal mese di aprile, prevede lo stanziamento di importanti risorse per i pazienti più fragili assistiti dalla legge 162 e dal progetto “Ritornare a casa”- Col risultato, ha lamentato, che i servizi sociali di molti Comuni stanno rifiutando le richieste degli assegni di accompagnamento destinati alle famiglie. “Non siamo ancora alla seconda ondata del virus”, ha avvertito in conclusione Zedda, “che però arriverà forse insieme all’influenza e dobbiamo prepararci ad affrontare un momento quanto mai critico di circa 6 mesi”.

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 “Per il triennio 2020-2022, la Regione ha stanziato 1 milione 800mila euro per far fronte all’insufficienza delle risorse disponibili nei bilanci dei Comuni destinate all’attività di gestione della posidonia depositata sui litorali, così da consentire la fruizione delle spiagge e il contrasto all’erosione costiera. In Sardegna sono 72 i comuni costieri ed almeno la metà, particolarmente nell’ultimo triennio, è stata impegnata in attività di movimentazione della posidonia per decine di migliaia di metri cubi a stagione, con un esborso economico considerevole”. Così l‘assessore regionale della Difesa dell’ambiente, Gianni Lampis, ha commentato l’approvazione, da parte della Giunta regionale, delle modalità e dei criteri per la concessione dei contributi alle Amministrazioni comunali: 500mila euro per il 2020; 800mila per il 2021; 500mila per il 2022.

“I depositi di posidonia spiaggiata – ha spiegato l’assessore Lampis – sono uno strumento di difesa naturale contro l’erosione costiera e, dove impediscono la regolare fruizione delle spiagge durante la stagione estiva, vanno rimossi dai litorali. Si tratta di attività di gestione da effettuarsi con criteri adeguati per contrastare l'erosione, nel rispetto delle dune e della vegetazione dunale, salvaguardando l’equilibrio delle spiagge. Il contributo regionale assegnato ai Comuni non prevede altre forme di gestione della posidonia, come la rimozione permanente, il conferimento in impianti di recupero, riciclaggio, lavaggio oppure lo smaltimento in discarica”.

“I Comuni, anche tramite i titolari di concessioni demaniali, procedono, comunicandolo ai competenti uffici regionali e statali, allo spostamento temporaneo degli accumuli di posidonia in zone idonee dello stesso arenile o in aree individuate all’interno del territorio comunale, fermo restando che il riposizionamento è ammesso nella spiaggia di origine o in altra spiaggia limitrofa”, ha concluso l’esponente della Giunta Solinas. 

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La Sardegna sta affrontando un periodo difficile a causa della diffusione dei casi di Covid 19. Tanti, forse troppi ,  i disagi nel settore della sanità: dalle lunghissime liste d’attesa alla carenza di posti letto negli ospedali sardi.  “Stiamo pagando le conseguenze degli arrivi dei turisti di Ferragosto”, afferma Stefano Schirru, consigliere regionale del Psd’Az e componente della commissione Sanità.  Secondo Schirru se il Governo non avesse impugnato l’ordinanza di Christian Solinas - che imponeva test Covid obbligatori per chiunque arrivasse nell’Isola - non avremmo avuto tutti i contagi che si sono verificati nel periodo estivo. “Purtroppo siamo nelle mani di un governo composto da persone inadeguate, incapaci e incompetenti”, accusa duramente. 

Schirru esprime il suo parere anche sulla riforma sanitaria. “Non è una spartizione di poltrone. Prima c’era un'unica struttura governata da un uomo solo al comando e c’erano altre 8 sub-strutture con altri sub-commissari. Oggi, invece, stiamo dando personalità giuridica alle singole Asl e ci sarà un maggior controllo”. E, assicura che la riforma inciderà anche sulle liste d’attesa: “Stiamo stanziando maggiori risorse per smaltirle”. 

Partiamo dal Covid. Cosa ne pensa dell’ordinanza riguardo i test obbligatori impugnata dal governo?

“Credo che il Governo abbia fatto una scelta scellerata perché è dimostrato che se noi avessimo assunto questa decisione prima del lockdown, quando l’ha chiesta il presidente Solinas e il governo invece ha impugnato questa decisione, noi non avremmo avuto tutti i contagi che si sono verificati nel periodo estivo e di cui stiamo ancora pagando le conseguenze”.

Solinas cercava di trovare un rimedio ai contagi estivi con il provvedimento emanato a settembre?

“Assolutamente. Il presidente Solinas ha cercato di fare l’interesse dei sardi e della Sardegna”. 

Quale è la sua opinione sull’atteggiamento del Governo e in difesa di Solinas?                                                                  

“Purtroppo siamo nelle mani di un Governo composto da persone inadeguate, incapaci e incompetenti. Che non hanno percepito invece che l’iniziativa del presidente Solinas era volta a tutelare non solo i sardi, ma anche i turisti che volevano venire nell’isola per trovare una zona Covid free.  Vorrei ricordare anche che la Regione Sardegna per un lungo periodo ha registrato il più basso indice Rt di Italia.  Purtroppo il Governo ha affrontato in maniera errata la vicenda del Covid, perché anche durante il lockdown ha considerato l’Italia un territorio unico senza alcuna suddivisione. Questo a parer mio è stato sbagliato, nel senso che le zone più colpite non potevano essere considerate alla stregua delle regioni meno colpite o di quelle con un indice Rt molto basso. Quando noi avevamo un indice di contagio sotto lo 0.5, altre regioni invece registravano un indice superiore all’1, a quel punto abbiamo avuto gli stessi trattamenti delle altre regioni. Stiamo ancora pagando le conseguenze degli arrivi dei turisti di Ferragosto”.  

Parliamo della sanità. Sono tante le segnalazioni dei pazienti che hanno avuto disagi a causa delle attuali restrizioni previste con il Covid...

“Noi abbiamo cercato di governare l’emergenza, abbiamo potuto constatare che tutto il personale sanitario è stato all’altezza della situazione e ha gestito bene il periodo emergenziale.  I disagi purtroppo sono stati inevitabili perché si sono dovuti limitare gli accessi nelle strutture ospedaliere, andando ad allungare le liste d’attesa.  Questo è inevitabile perché tutto l’ordinario è stato sospeso e si è puntato solo agli aspetti urgenti e straordinari.  Si è dovuta garantire la straordinarietà e non l’ordinarietà.  Questo è derivato anche da scelte del governo nazionale perché col decreto che chiudeva praticamente l’Italia andava anche a inserirsi in questioni come quelle degli ospedali della funzionalità delle strutture”. 

Nello specifico?

“Tutte gli interventi programmati nella chirurgia sono stati sospesi, per dire. Così come tutte le visite programmate e gli esami. Per questo si interveniva unicamente per questioni irrimandabili e urgenti”.

Riforma sanitaria. Si torna alle 8 Asl, l'opposizione parla di spartizione di poltrone. In che modo la riforma dovrebbe migliorare il servizio? 

“Non è una spartizione di poltrone. Mentre prima c’era un'unica struttura governata da un uomo solo al comando e c’erano altre 8 sub-strutture con altri sub-commissari. Oggi, invece, stiamo dando personalità giuridica alle singole Asl. I territori avranno come riferimento una determinata Asl e quando andrà male qualcosa nel singolo territorio ci sarà per forza un responsabile, ci sarà più capacità di monitorare le determinate situazioni. Quindi se dovesse capitare qualcosa su Bosa, su Sassari o su Olbia questo non andrà a discapito dell’Iglesiente o dell’Ogliastra o dell’Oristanese e via dicendo. Ci sarà un maggiore controllo e una maggiore vicinanza con il territorio”. 

Inciderà anche sulle liste d’attesa? 

“Le liste d’attesa si sono incrementate unicamente per il blocco durante il lockdown.  Tuttavia stiamo stanziando maggiori risorse per accelerare le liste d’attesa soprattutto in collaborazione con quei privati che erogano un servizio convenzionato con il nostro sistema sanitario”. 

Al Microcitemico sono tante le proteste per il ritorno alla Asl, dopo che cinque anni fa era stata lasciata per entrare a far parte del Brotzu: cosa risponde davanti alle preoccupazioni? 

“Questo è un aspetto secondario, l’importante è che vengano garantiti i servizi e che vengano potenziati anche tutti quegli aspetti che vanno a dare un servizio ai cittadini. Noi abbiamo provveduto allo scorporo e alla scissione per garantire un servizio più efficiente”. 

Quali sono i punti forti di questa Giunta regionale e quali, invece, sono i settori nei quali è necessario un intervento più incisivo ora che è “superata” la paralisi del Covid?

“Parlando dei punti forti della Giunta, possiamo dire che è molto vicina al territorio, capisce le necessità, le esigenze, capisce gli umori e i malumori delle persone. È una Giunta composta da persone normali, che conducono una vita normale e che vogliono garantire alla popolazione sarda e alla regione Sardegna una qualità delle proprie risposte alle necessità della gente. Necessitano, invece, un intervento più incisivo tutti quei settori che non dipendono unicamente dalla Regione ma in cui ci sono le intromissioni dello Stato. Per esempio sulla continuità territoriale il problema non può essere affrontato solo dalla regione Sardegna, ma abbiamo necessità che degli organi sovraordinati quali i ministeri, il Governo e anche la Commissione europea svolgano il loro ruolo”. 

 

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“La mia formazione culturale e politica mi impone di rispettare ogni sentenza, ma non posso esimermi dal formulare alcune considerazioni, sul piano politico e su quello giuridico”. Così il Presidente della Regione Christian Solinas, che in una conferenza stampa a Villa Devoto è intervenuto in merito alla sentenza del Tar Sardegna che ha sospeso alcune parti dell’Ordinanza n 43.

“Sul piano politico – ha detto il presidente Solinas – se qualcuno avesse avuto dubbi sulla propensione di questo Governo di utilizzare due pesi e due misure, credo che questa vicenda li abbia definitivamente fugati, offrendone una rappresentazione plastica”.

“La stessa attenzione, la stessa avversione non è stata infatti riservata ad altre Regioni Italiane, che hanno emesso ordinanze e impartito direttive discriminatorie nei confronti dei Sardi o di coloro che avevano soggiornato in Sardegna: a titolo di esempio – ha detto il Presidente – basti verificare ciò che dispone l’art. 1 dell’ordinanza 69 della Regione Campania, che obbliga all’effettuazione del tampone chi proviene dalla Sardegna e perfino all’isolamento di 14 giorni nelle more dell’esito dell’analisi. La stessa Regione Lazio, teatro della vergognosa discriminazione a danno di una famiglia di sardi che non è stata ammessa all’ingresso dello Zoo di Roma in base, così ha dichiarato il Direttore, a direttive regionali, si fa oggi promotrice di voli aerei riservati a passeggeri muniti di attestazione di negatività. Interpretazione ancora più severa del cosiddetto “passaporto sanitario” da noi proposto fin dal mese di maggio, e per il quale fummo duramente attaccati da quello stesso Governo che oggi, invece, tace”.

“Non occorre sottolineare – ha detto Solinas – che tale trattamento è riservato ad amministrazioni di colore politico omogeneo a quello governativo”.

“La Sardegna – ha proseguito il Presidente – ha sempre cercato e offerto piena collaborazione al Governo nazionale per la gestione dell’emergenza e della ripartenza, proponendo modelli da adottare che abbiamo ritenuto e riteniamo validi per la difesa della salute pubblica. In questa direzione va anche l’Ordinanza n.43, finalizzata non certo alla limitazione di diritti personali ma piuttosto all’aumento dello screening su residenti e ospiti”.

“È dunque chiaro – ha detto il Presidente – che l’impugnazione da parte del Governo non ha ragioni costituzionali, ma esclusivamente politiche, ed appare fortemente discriminatoria”.

“Sul piano giuridico – ha proseguito il Presidente – la sentenza monocratica del Presidente del Tar afferma che è sì legittimo, da parte delle Regioni, adottare provvedimenti specifici in difesa della salute pubblica in casi di particolare gravità, ma nella fattispecie la diffusione del virus in Sardegna non apparirebbe di gravità tale da giustificare alcune prescrizioni stabilite. La motivazione costituzionale, dunque, non ha fondamento.

Non solo. Alla luce di queste parole – ha sottolineato il Presidente Solinas – è evidente quanto sia grave e colpevole la campagna mediatica e politica che la Sardegna ha dovuto subire nel vedersi indicata, ingiustamente, come Regione-focolaio, quasi come una zona rossa. Davanti all’accusa di non effettuare un numero sufficiente di test – ha proseguito il Presidente – è poi lo stesso Tar invece ad affermare che “l’incremento del numero dei contagiati è determinato dall’elevato numero di test effettuati””.

“Difenderemo le ragioni della Sardegna nell’udienza prevista per il 7 ottobre – ha proseguito il Presidente Solinas – certi di avere fatto tutto il possibile per tutelare la salute dei nostri cittadini e dei nostri turisti.

Rispetto all’operato e all’atteggiamento del Governo nazionale – ha detto il Presidente – non posso non denunciare una palese discriminazione nei confronti della Sardegna. Piuttosto che offrire paternalisticamente un “aiuto ai Sardi e alla Regione”, come detto da autorevoli esponenti di Palazzo Chigi, il Governo dia invece un esempio di imparzialità e impugni immediatamente anche le Ordinanze di quelle Regioni che hanno adottato provvedimenti palesemente discriminatori verso i sardi. In caso contrario – ha concluso il presidente Solinas – si renderebbe responsabile di una palese ingiustizia e di un’offesa all’ordinamento giuridico, ma soprattutto, ciò che ci sta più a cuore, al diritto alla salute dei cittadini”.

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L’assessorato regionale all’Agricoltura ha programmato numerosi interventi a sostegno del comparto agro-pastorale messo in ginocchio dal coronavirus. Ci sono  oltre 38 milioni di euro a sostegno delle aziende agricole più colpite dal coronavirus. Le aziende regionali stanno facendo la conta dei danni causati dal Covid. È difficile quantificare l’impatto della pandemia sul settore agro-pastorale, quello che è certo è che sono tante le società che hanno subito perdite nette a causa dell’emergenza.

Nel frattempo ci sono anche altre problematiche che l’assessorato è impegnato a risolvere. Come la vertenza latte. “Con l’istituzione del Sistema regionale per la rilevazione delle produzioni lattiero-casearie mettiamo ordine al settore garantendo maggiore stabilità e trasparenza dei dati grazie a un monitoraggio costante delle produzioni”, afferma l’assessore Gabriella Murgia.  Questo permetterà più trasparenza e stabilità e ci saranno delle ricadute anche sul prezzo del latte, anche se “sulla fissazione del prezzo del latte non ci può essere alcuna interferenza della mano pubblica e la sua formazione deve avvenire sul mercato con l’interazione fra domanda e offerta”, spiega Murgia. Tuttavia, “l’azione della Giunta è stata da subito orientata a sollecitare il ministero nell’individuazione di strumenti che consentano di rendere il mercato del latte ovino e dei suoi derivati più trasparente ed equo e più stabile”, continua.

Quanto ha impattato il Covid sul settore dell’Agricoltura?

"Le misure restrittive per il controllo dei contagi hanno determinato un forte impatto anche sull’agricoltura, così come per gli altri comparti produttivi e del commercio.  Questo per alcuni settori risulta ancora di difficile quantificazione, soprattutto per quelli che nei mesi di marzo e aprile non hanno potuto esitare sul mercato le loro produzioni o che hanno visto un forte crollo della domanda per effetto delle restrizioni. Per molti il lockdown si è tramutato in una perdita netta, penso agli agnelli e ai maiali invenduti nel periodo pasquale, alle produzioni orticole e frutticole, a quelle floristiche e vivaistiche. Si tratta di produzioni che non potevano essere conservate e la cui vendita non era quindi rinviabile.  Si aggiungano poi gli effetti derivanti, in via indiretta, dalla chiusura delle attività private e pubbliche per la somministrazione di alimenti o delle difficoltà del settore turistico e alberghiero che rappresentano per il comparto agricolo regionale un importante sbocco commerciale. Conseguenze che prima l’allentamento delle restrizioni e poi la riapertura alla circolazione tra le diverse regioni e tra Stati hanno solo parzialmente attenuato”.

 Un anno e mezzo fa la grande protesta per il prezzo del latte, a che punto siamo?

“L’assessorato ha seguito da subito con grande attenzione la situazione del comparto e l’andamento del mercato del latte ovino.  Abbiamo sollecitato più volte l’intervento del ministero delle Politiche agricole perché venisse portato avanti il lavoro svolto nei diversi tavoli convocati per affrontare un’emergenza economica e sociale mantenendo gli impegni presi con i pastori.  Oggi con il disegno di legge approvato dalla Giunta regionale che istituisce il Sistema regionale per la rilevazione delle produzioni lattiero-casearie mettiamo ordine al settore garantendo maggiore stabilità e trasparenza dei dati grazie a un monitoraggio costante delle produzioni.  Con questo provvedimento abbiamo posto rimedio ai ritardi dovuti alla mancata applicazione delle disposizioni contenute nell’articolo 3 della legge 44/2019 (un decreto legge convertito in legge con un iter parlamentare celere).  La delibera prevede l’istituzione di un sistema di monitoraggio della produzione di latte vaccino, ovino e caprino e dell’acquisto di latte e prodotti lattiero-caseari importati da Paesi dell’Ue, con l’obbligo a carico dei primi acquirenti di latte crudo, di registrare mensilmente in relativi quantitativi nella banca dati del Sistema informativo agricolo nazionale, il Sian.  La Regione ha così deciso di dotarsi di un proprio sistema, che dialogherà poi con il sistema nazionale quando questo sarà operativo”.

Come funziona il Sistema regionale per la rilevazione e l’analisi delle produzioni lattiero-casearie del comparto ovino e caprino?

“Le aziende che producono prodotti lattiero-caseari contenenti latte ovino o caprino dovranno registrare ogni mese nella banca dati del Sistema informativo regionale, il Sir, i quantitativi di ciascun prodotto fabbricato e/o ceduto e le giacenze di magazzino, per ogni unità produttiva. Attraverso il Sir e la banca dati specifica, la Regione provvederà alla raccolta delle informazioni delle produzioni del comparto ovino e caprino di tutto il territorio regionale. Questa è finalizzata a un’attività analitica di monitoraggio, operata dall'Osservatorio della filiera ovina e caprina. Il sistema è indispensabile come supporto alla programmazione delle produzioni e delle politiche di intervento a favore del comparto”.

 Cosa ci dice in merito al prezzo del latte?

“È chiaro che sulla fissazione del prezzo del latte non ci può essere alcuna interferenza della mano pubblica e la sua formazione deve avvenire sul mercato con l’interazione fra domanda e offerta.  L’azione della Giunta è stata da subito orientata a sollecitare il Ministero nell’individuazione di strumenti che consentano di rendere il mercato del latte ovino e dei suoi derivati più trasparente ed equo e più stabile. In questa direzione vanno viste, quindi: la più volte reiterata richiesta di istituzione del tavolo nazionale della filiera ovicaprina; la costante sollecitazione per l’attuazione dell’art.3 della legge 44/2019, per l’attivazione di un sistema nazionale di monitoraggio della produzione di latte e dell'acquisto di latte e prodotti lattiero-caseari a base di latte importati da Paesi dell'Ue e da Paesi terzi; il richiamo affinché ci sia piena applicazione delle norme nazionali e comunitarie che vietano le pratiche commerciali sleali e le vendite sottocosto nel sistema delle relazioni commerciali tra imprese nella filiera agricola e alimentare, intensificando a tal fine il sistema dei controlli e auspicando anche un provvedimento normativo di riordino della disciplina con una chiara definizione degli obblighi e delle condizioni da rispettare nella vendita dei prodotti agricoli e agroalimentari e delle sanzioni per l’inosservanza.  Inoltre, lo stimolo e il supporto offerto dall’assessorato all’azione di OILOS è costante.  E, stenta ancora ad avere piena operatività e ad assumere il ruolo centrale nel governo del sistema, scopo per cui l’Organizzazione interprofessionale è stata costituita”.

In che modo incide il Sistema regionale per la rilevazione delle produzioni lattiero-casearie con il prezzo del latte?

“Questa domanda rimanda agli elementi richiamati nella precedente risposta, ossia alla necessità di introdurre nella struttura della filiera del latte ovino elementi di trasparenza e stabilità.  Questi dovrebbero portare da un lato alla definizione di un prezzo remunerativo per tutte le imprese del sistema, sia di produzione che di trasformazione, e dall’altro a limitare la fluttuazione tra le diverse annate del prezzo di alcuni formaggi, il pecorino romano in particolare, con le note conseguentemente su quello del latte.  Nelle more dall’attivazione sistema nazionale di monitoraggio, l’istituzione del sistema regionale di dichiarazioni obbligatorie nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari ovini e caprini ha l’obiettivo di mettere a disposizione di tutti i segmenti della filiera e della Regione. Questi sono elementi informativi che consentano ai primi di negoziare sul prezzo con una migliore cognizione delle reali condizioni del mercato e del sistema produttivo regionale; e alla Regione di vigilare e avere finalmente a disposizione uno strumento idoneo alla definizione delle politiche di intervento più adeguate a favore del comparto”.

C’è una stima del peso del comparto agropastorale sull'economia della Sardegna, visto che il 7% del Pil si dice derivi dal turismo?

“In Sardegna il comparto agricolo e quello zootecnico assumono un valore che va oltre il mero dato percentuale di incidenza sul Pil. Si tratta comunque di un dato importante che consente di evidenziare la specificità regionale rispetto al resto dell’Italia.  La produzione primaria in Italia incide sul valore aggiunto per 2 punti percentuali circa, mentre in Sardegna è più che doppia.  Se si considera poi il valore della trasformazione e della distribuzione dei prodotti agricoli, che statisticamente sono contabilizzate nell’industria manifatturiera, il comparto agricolo e agroalimentare raggiunge circa il 5% del valore aggiunto regionale, un dato estremamente significativo.  Il numero delle imprese agricole e agroalimentari sarde assomma nel complesso a oltre 40mila.  Il comparto agropastorale e della zootecnia in generale rappresenta, sia in termini di valore che in termini di numerosità delle imprese, circa il 20-25% dell’agricoltura sarda nel suo complesso.  Ma i dati di per sé vengono limitati nella loro reale portata, se non si tiene conto del numero delle imprese agricole e agroalimentari sarde rispetto agli altri comparti. E, soprattutto della loro uniforme distribuzione sul territorio regionale.  La funzione delle imprese agricole e zootecniche sarde va letta e valutata non solo in termini di valore ma anche e soprattutto in quelli sociali e culturali, di conservazione e cura del paesaggio rurale sardo e di presidio del territorio, con le implicazioni che queste funzioni hanno sulla resistenza allo spopolamento, delle zone interne in particolare”.

Che tipo di interventi ci sono in programma?

“Gli interventi in programma sono quelli previsti dalla legge 22 del 23 luglio scorso. Tutto il Capo V è destinato a misure di sostegno a favore dell’agricoltura e dell’allevamento, oltreché della pesca, dell’acquacoltura, dell’ippica, degli agriturismi e così via. L’Assessorato ha già definito per alcune norme gli atti di esecuzione, penso ad esempio a quanto stabilito nell’articolo 24 per gli eventi atmosferici 2017, dove si prevede la compensazione del danno a tutte le imprese che hanno presentato domanda.  Per gli interventi di tipo creditizio e per le sovvenzioni dirette, l’Assessorato sta formulando un serie di proposte attuative che saranno nei prossimi giorni oggetto di apposito incontro con le organizzazioni agricole di categoria.  Gli interventi regionali, è da ricordare, si affiancano a quelli nazionali per la definizione dei quali gli uffici dell’Assessorato stanno svolgendo un ruolo attivo ed estremante importante”.



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I laboratori privati accreditati della Sardegna potranno eseguire il tampone oro/rino faringeo per l’individuazione del virus Sars-Cov-2 ai cittadini che ne faranno richiesta dietro prescrizione medica. Lo ha stabilito la Giunta regionale, che, nel corso dell’ultima seduta, ha approvato le linee di indirizzo che definiscono le procedure per l’individuazione delle strutture idonee all’esecuzione dei test e gli adempimenti a cui gli stessi laboratori dovranno attenersi. 
“Potenziamo il sistema di accertamento diagnostico sul nostro territorio a beneficio dei sardi”, dichiara il presidente della Regione, Christian Solinas. Già nel mese di maggio, ricorda il Presidente, la Regione aveva presentato in Conferenza Stato – Regioni la proposta per estendere ai laboratori privati l’esecuzione del test molecolare, a cui è poi seguita, ad agosto, una specifica richiesta al Ministero della Salute. “Nelle more di una risposta definitiva da Roma – precisa il Presidente – abbiamo deciso di intervenire e lo abbiamo fatto con criterio e buon senso. Il controllo della Sanità pubblica sull’attività diagnostica realizzata dai laboratori privati sarà preminente. Un servizio in più che sarà dato ai cittadini nella massima sicurezza". 
“Nel rispetto di quelle che sono le direttive finora emanate dal ministero – dichiara l’assessore regionale della Sanità, Mario Nieddu – abbiamo ritenuto opportuno dare la possibilità ai laboratori privati accreditati dalla Regione di svolgere un’attività al di fuori degli ordinari controlli della sanità pubblica, consentendo ai cittadini che non hanno i sintomi della malattia di sottoporsi autonomamente e volontariamente al test. Oltre a dare uno strumento di sicurezza in più utilizzabile da chiunque lo desideri, rispondiamo all’esigenza di tutte quelle persone che per particolari motivi, di lavoro o per spostamenti all’estero, necessitano di avere libero accesso ai tamponi”.
“Resta inalterato il ruolo cardine della sanità pubblica. Chiunque abbia il sospetto di essere entrato in contatto con un caso positivo – spiega Nieddu – o riscontri sintomi compatibili con il Covid, dovrà rivolgersi alle strutture pubbliche ed essere preso in carico da queste secondo le modalità previste e messe in campo sin dall’inizio dell’emergenza sanitaria”.
I laboratori privati che vorranno offrire il servizio di test molecolare con tampone dovranno fare specifica manifestazione di interesse alla Regione certificando i propri requisiti e avranno l’obbligo di comunicare dati ed eventuali positività riscontrate al sistema sanitario pubblico per consentire l’attivazione di tutte le misure necessarie alle indagini epidemiologiche e di prevenzione.
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“Questa riforma ha una portata storica: è studiata per riportare la governance della sanità pubblica sul territorio, vicino ai cittadini, con il supporto di figure manageriali che si impegneranno a tradurre i bisogni della collettività in servizi e assistenza efficienti. La riforma porterà ad un miglioramento delle condizioni di lavoro degli operatori sanitari e all’acquisto di beni e servizi con procedure semplificate e coerenti per ottimizzare risparmio ed efficienza. Superiamo un modello, fondato sull’Ats, che ha paralizzato il sistema sanitario regionale e la sua capacità di rispondere al bisogno d’assistenza dei sardi, affermando, nel contempo, la volontà di tornare a investire per riqualificare i presidi ospedalieri e realizzare nuove strutture, puntando a cure moderne e di qualità”. Lo dichiara il presidente Christian Solinas che esprime soddisfazione per l’approvazione, oggi in Consiglio, della legge di riforma del sistema sanitario regionale. “Abbiamo preso un impegno preciso con i cittadini e lo abbiamo onorato – prosegue il presidente – la riforma è il frutto di un percorso serio, ponderato e responsabile che guarda al futuro dei servizi nell’Isola e alle necessità del presente”.

Sul nuovo assetto, che porta alla suddivisione dell'azienda unica in otto Asl, Solinas precisa: “È una vittoria dei sardi. Il risultato raggiunto è stato possibile grazie alla capacità di fare sintesi di questa maggioranza, mantenendo fermi gli obiettivi”.

“Un passo decisivo – dichiara l’assessore regionale della Sanità, Mario Nieddu – nella direzione che abbiamo tracciato sin dall’inizio di questa legislatura. Restituiamo ai territori autonomia e allo stesso tempo, con l’istituzione dell'Ares, manterremo centralizzati quegli aspetti, come gli acquisti e la gestione del personale, che consentiranno di realizzare una spesa efficiente attraverso le economie di scala, a vantaggio di tutto il sistema regionale”.

“Abbiamo importanti sfide davanti a noi. L'emergenza Covid-19 – prosegue Nieddu – ha cambiato e sta cambiando il modo di concepire l'assistenza sanitaria in tutto il mondo. Puntiamo a un sistema moderno in cui sviluppare la telemedicina, potenziare le cure territoriali, realizzare integrazione socio-sanitaria e non solo. La riforma è la base solida di un progetto coraggioso, di ampio respiro che riporta al centro le nostre comunità e i loro bisogni”.

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