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Cagliari, basta passi falsi. La vittoria è un obbligo
La vittoria dell'Empoli a Firenze alza la quota salvezza. Per la squadra di Ranieri non ci sono più margini d'errore
La vittoria dell'Empoli a Firenze e il pareggio della Dacia Arena tra Udinese e Lecce hanno chiuso la nona giornata di serie A. E il bilancio al termine dell'ultimo turno non è per nulla positivo per i colori rossoblù. Quella di Salerno avrebbe dovuto rappresentare un trampolino di lancio verso la risalita in classifica contro una squadra che, come il Cagliari, non ha ancora conquistato i suoi primi tre punti nel massimo campionato. Ne è venuto fuori un rocambolesco pareggio sul quale l'occhio del var ha avuto poi un peso enorme.
La quota salvezza si allontana
Oggi quello che dice la classifica è che la quota salvezza pian piano inizia ad allontanarsi e la vittoria non è più una necessità, ma un obbligo. Perché se è vero che il calendario delle prime otto giornate del Cagliari non è stato favorevole, è anche vero che le dirette concorrenti per la salvezza a turno hanno portato a casa punti fondamentali contro le big. Vedi il Genoa, neo-promossa, capace di pareggiare col Napoli e battere Roma e Lazio. O il Frosinone, altra neo-promossa, abile nel battere l'Atalanta e fermare la Fiorentina. O ancora i pareggi del Bologna con Juventus, Inter e Napoli o le vittorie del Verona sulla Roma e appunto dell'Empoli sulla Fiorentina là dove il Cagliari ne ha presi tre.
Il rientro dei big per respirare
Insomma, se il calendario non ha dato una mano i fatti dicono che la forza di questo Cagliari, almeno per il momento, non è ancora venuta fuori. Ora alla Domus arriva il Frosinone che come i rossoblù, un anno fa, lottava nel fango della serie B per provare a risalire in A. A Salerno c'è stato il ritorno in campo di Jankto e Mancosu e qualcosa di buono si è visto. Contro il Frosinone potrebbe esserci qualche minuto anche per Lapadula. La speranza è che Ranieri, con i suoi big nuovamente a disposizione, possa finalmente trovare la quadra di un Cagliari che fin qui - in nove giornate - non è mai sceso in campo con lo stesso undici. Il tempo a disposizione per la risalita inizia a diventare sempre più corto e davanti, seppur a singhiozzo, le dirette concorrenti per la salvezza iniziano a prendere il largo.
Rabbia Bonato: "Rigore che può condizionare la stagione"
Il ds non accetta la decisione del var: "Si tratta di una decisione pesante e penalizzante per noi. Un rigore che ci impedisce di esultare per il ritorno alla vittoria"
Un pareggio che sa di beffa quello di Salerno col rigore concesso dal Var che ha fissato il risultato sul 2-2 dopo che il Cagliari di Claudio Ranieri per ben due volte è passato in vantaggio. Al termine del match il tecnico non ha parlato, al suo posto il ds rossoblu Nereo Bonato. "Il rigore del 2-2 ci penalizza notevolmente, c'è grande rammarico. Non può essere una decisione corretta: determinati episodi non vanno considerati da rigore. Decisioni simili vanno a condizionare settimane di lavoro, talvolta intere stagioni. Stasera ci sentiamo penalizzati e voglio portare davanti a tutti il disappunto del mister, del gruppo e dell'intera Società per una chiamata extra-campo non in linea con quella che era la dinamica dell'azione. Si tratta di una decisione pesante e penalizzante per noi".
Il dirigente del Cagliari poi va oltre e guarda all'atteggiamento della squadra. "La squadra ha risposto sul campo dopo una serie di risultati negativi, non avevo il minimo dubbio su questo gruppo, sappiamo di avere terreno fertile su cui lavorare. Si affrontavano due squadre in difficoltà, abbiamo commesso qualche errore, come sull'1-1, ma sul pareggio finale pesa tanto quel tipo di decisione dell'arbitro e del VAR, che genera notevole amarezza impedendoci di esultare per il ritorno alla vittoria. Oggi però abbiamo messo un primo mattone per continuare a costruire la risalita in classifica, la squadra si è espressa con rapidità e intelligenza sia nel primo tempo che nella ripresa. La strategia di gara era giusta, il campo lo ha dimostrato, fino alla chiamata del VAR: oggi purtroppo il giudizio sulla prestazione è inficiato da quanto successo a livello arbitrale".
Salernitana-Cagliari, la vignetta di Frédéric Art
Torna la serie A e il Cagliari cerca la sua prima vittoria stagionale in quel di Salerno. Alle ore 15 allo stadio Arechi va in scena Salernitana-Cagliari, noi come sempre la giochiamo con la bellissima vignetta dell'artista sardo Frédéric Art.
A Salerno tornano Lapadula, Mancosu e Jankto
Ranieri recupera tre uomini chiave per la salvezza. Possibile utilizzo dal 1' per il ceco
Il Cagliari torna in campo dopo la sosta e lo fa all'Arechi di Salerno. Di fronte la penultima della classe con tre punti, frutto di tre pareggi in questa prima parte di stagione e il fanalino di coda, quello rossoblù, con appena due punti in otto giornate. Entrambe sono alla ricerca della prima vittoria in serie A con i granata che hanno approfittato della pausa per affidarsi alla sapienza di Pippo Inzaghi.
Tornano Mancosu, Lapadula e Jankto
E se la sosta per le nazionali è stata caratterizzata dallo scandalo scommesse che ha visto coinvolti (per ora) gli azzurri Tonali, Fagioli e Zaniolo, per il Cagliari la pausa è servita a recuperare qualche infortunato di troppo. Così per la fondamentale trasferta di Salerno, Claudio Ranieri ritrova in un colpo solo Marco Mancosu, Gianluca Lapadula e Jakub Jankto. Bisogna, però, frenare l'entusiasmo, perché se per l'esterno ceco c'è anche la forte possibilità di vederlo in campo dal 1', per il centrocampista cagliaritano e per l'italo-peruviano le cose sono ben diverse. I due son stati convocati per aggiungere esperienza a un gruppo tutto sommato giovane, ma difficilmente li vedremo in campo, soprattutto il bomber della scorso campionato di serie B. Più probabile un loro minutaggio contro il Frosinone alla Unipol Domus tra una settimana. Sono rimasti a casa Simone Aresti e Pantelis Hatzidiakos.
L'ultima vittoria nel 1999
A Salerno sarà fondamentale vincere. Sia per dare la scossa a una classifica che diventa sempre più complicata, sia per ridare morale a un ambiente con l'umore sotto i tacchi. L'ultima vittoria in casa della Salernitana risale al 6 gennaio del 1999 con una doppietta di Muzzi e un gol di Macellari a firmare l'1-3 finale.
Cagliari, il flop dell’era Giulini
I tifosi soffrono e si affidano a Ranieri ma i numeri maturati in casa negli ultimi anni sono implacabili: 44 vittorie, 31 pareggi e 62 sconfitte
Mario Frongia
Il mondo dei social in ebollizione, i blog che si rincorrono nel rimarcare un’altra annata in disperato affanno, i siti e le testate accreditate che esaminano con serietà e professionalità quel che è accaduto al Cagliari nelle ultime otto giornate. Il quadro è nitido: sei sconfitte, le ultime quattro di fila, e due pareggi, altrettanti punti che valgono l’ultimo posto in classifica con tre reti all’attivo (due Luvumbo più Nandez) e sedici incassate. Menzionare i dati, meglio fotografare con oggettività l’andamento dei rossoblù, frutto di scelte societarie ancora una volta pesantemente deficitarie, non è disfattismo. Ma semplice cronaca. Un dovere e un diritto assieme, se non si vuol nascondere la testa sotto il cuscino. A scanso di equivoci, il Cagliari in A, anche epr gli oltre 170mila emigrati, è un dono strepitoso. Nessuno di buon senso può auspicare retrocessioni e campionati da infarto. Ma scansarsi o ignorare un andazzo da incubo sarebbe da stolti. Fin dalla prima retrocessione del 2024/15 - con Zeman e il bidonamento di Gianfranco Zola alla campagna acquisti, il primo di una lunga serie che è proseguita con Ranieri - dei siluramenti di Rastelli (autore della vittoria della B e del record imbattuto dei 47 punti e dell’undicesimo posto in A) e di Maran (capace di stare fino a gennaio tra le prime dieci, poi chiedeva un difensore centrale e il presidente gli ha preso Pereiro!) piaccia o meno, i due tecnici che hanno fatto gioire la tifoseria.
Un passato che non insegna. Per fare un esempio e stare all'attualità, ci si chiede come mai a precise richieste del tecnico di Testaccio di una punta da doppia cifra e di due difensori centrali esperti della A, siano arrivati Shomurodov da ricondizionare, Petagna idem all’ultimo minuto del mercato e due, per quel che si è visto finora, stranieri totalmente digiuni di uno dei cinque tornei più feroci al mondo. Gli alibi? Cinque big in avvio, le papere di Radunovic, il debutto per tanti giovani, l’amalgama da trovare, gli infortuni di Lapadula, Rog e Mancosu. Intanto, sul portiere serbo va detto che ha commesso errori pesanti. Ma oltre al decisivo contributo per la risalita in A, ha fatto il suo anche in queste prime gare. E magari lo ha disturbato anche il mancato rinnovo del contratto, a cifre ridicole, che chiede da mesi! Mentre Scuffet - debutto e quattro gol incassati con la Roma - pare guadagni il triplo. E i contratti non li ha fatti certo Topolino, né il diesse Bonato. Su Lapadula e Mancosu, il club sapeva da giugno che dovevano operarsi, quindi si poteva intervenire con tempismo e logica. Sugli scontri con le cinque big - squadre che comunque hanno perso punti con le dirette concorrenti del Cagliari, ad esempio, Genoa, Frosinone, Lecce - bisogna chiedersi di come non si sia riusciti a battere una modesta Udinese in casa. E del perché a Bologna, e anche con il Milan, non si sia stati capaci di difendere con le unghie l’1-0. E pensare che, come ripete il coro, “il nostro campionato inizi adesso” è un’altra trappola mortale per tutti. Con in prima fila i 13.700 abbonati e col resto dei tifosi e degli sportivi sardi, è arrivato il primo parziale e doloroso momento di riflessione. Tra guerre, crisi finanziarie, politiche ed economiche, c’è ben altro a cui pensare. Ma neanche il benaltrismo, con il presidente del club che coglie al volo l’occasione dei Giganti di Monte Prama agli Uffizi per sollecitare i soldi dello stadio alla Giunta regionale e non dà notizie sull’esecuzione delle bonifiche per disastro ambientale a Macchiareddu, pari a 23 milioni di euro come da sentenza del tribunale di Cagliari, è onorevole per la comunità isolana.
Numeri atroci. Cagliari-Roma 1-4 è la sconfitta numero 62 in casa. Poca roba per i tifosi i 31 pareggi e le 42 vittorie in un totale di 137 partite. Come ben documentato su Centrotrentuno.it dal collega Matteo Zizola, dati impietosi. Il confronto con i dieci anni precedenti è dovuto all'aver preso per riferimento l’avvio dei 3 punti a successo. Per stare al presente non era mai capitato che il Cagliari iniziasse così male. Nel decennio scorso i rossoblù non hanno mai ceduto i 3 punti per più di 8 gare. Dal 2014/15 - avvento dell’era giuliniana – su sette tornei di A in quattro edizioni ne ha perse almeno dieci. Inoltre, escludendo la stagione attuale, con il presidente già nel cda dell’Inter, la squadra 5 volte su 8 ha subito almeno 19 sconfitte su 38 (due volte 21, due volte 20, una volta 19). E solo nell’anno di Rastelli ha superato le 11 vittorie stagionali, 14 in tutto. Nei dieci anni precedenti, con la proprietà di Massimo Cellino, solo nel 2007/08, concluso peraltro con la salvezza dopo una rimonta strepitosa guidata da Ballardini, il Cagliari non ha mai perso più di 18 match. Insomma, il tanto decantato fortino Domus è un concetto buono, forse, per il marketing e per farlo battezzare dietro lauto conguaglio da una assicurazione. Ma questo è un aspetto che poco aiuta a fare punti indispensabili per la salvezza. Anche perché sarebbe doppiamente osceno - dopo la retrocessione di Venezia -l dilapidare, a neanche quattro mesi dalla sbornia collettiva per la vittoria last minute di Bari, la permanenza in A.
Cagliari, sofferenza senza fine
Claudio Ranieri e il diesse Nereo Bonato blindano il gruppo. "Nessuno molla, lavoreremo duro per rialzarci" dice il tecnico
Mario Frongia
Errori e ancora errori. La A che non perdona le sbavature. Le ingenuità dei giovani e degli esperti. Il 4-1 della Roma alla Domus - quarta sconfitta di fila - ha messo a nudo il Cagliari. Ultimo in classifica dopo otto gare con 2 punti, tre reti all'attivo e sedici incassate. Dopo la sosta per le nazionali si riparte dalla trasferta in casa della Salernitana. Claudio Ranieri tiene botta: "Abbiamo iniziato bene, con una parata importante di Rui Patricio sul colpo di testa di Petagna. Poi, ci sono stati gli errori. L'ho sempre detto in B una sbavatura te la perdonano, in A ti puniscono. Ma sono contento perché questo gruppo non molla mai. Abbiamo giocato contro cinque squadre da alta classifica ma con questo non voglio dire che dalla prossima a Salerno arriva un campionato con le partite più facili. Però - segnala Claudio Ranieri - ce la giocheremo. Morale? Li vedo uniti, compatti, questa è la mia fiducia".
Scelte tattiche e singoli. "Ho messo Nandez a centrocampo perché ha fatto bene a Bergamo, Dossena? Non stava al top, ho optato per Wieteska, con Obert e Hatzidiakos per poter giocare la palla da dietro". Sir Claudio non si scompone. E su Pereiro taglia corto: "Ha classe ma non è una fuoriserie. Il calcio moderno è corsa, sacrificio. Gli ho detto di darsi da fare. Non mi innamoro dei giocatori, di quanto guadagnano, di cosa hanno vinto. Se Gaston abbina qualità e corre a cento all'ora, le terrò presente. Altrimenti, non ho una squadra che lo può supportare". Si ripassa al 4-1. "Sì, potevamo fare qualcosa di meglio ma da due errori sono arrivate due reti. Pronti via ed eravamo già sotto. Poi, è difficile. Prati? Mi è piaciuto, ha fatto una grande gara, con geometrie e qualità".
Mercato e aspettative. L'allenatore di Testaccio riparte da zero. E spiega: "Normale che ci siano complessità da smaltire. In preparazione non ho avuto tutti dall'inizio, ho sempre detto che non si deve giocare con il mercato aperto. Comunque, sto valutando tutti". Si ripassa dalla frase "soli due punti". Ranieri precisa: "Sì, dopo otto partite mi aspettavo zero punti. Quando ho visto il calendario ho guardato la classifica dell'anno scorso: tutte avversarie di vertice. Abbiamo preso un punto con il Toro e uno con l'Udinese. Con le fuoriserie si fa grande fatica, la A è molto difficile. Ma se non si molla nei momenti come questi, prima o poi se ne viene a capo". Infine, la battuta: "Meno male che siamo partiti con l'handicap, pensate se fosse accaduto nelle ultime otto partite!". Sulla sosta poche storie: "Chi va in nazionale deve andare tranquillo, ci faranno sapere che programma seguiranno. Noi lavoreremo duro".
Allenatori contro. Su José Mourinho che ha detto "Ranieri non ha giocatori dal tasso tecnico utile al suo lavoro", Claudio Ranieri ha risposto a tono: "José è un grande allenatore, determinato, al fianco della squadra. Non devo presentarlo io, bastano i trofei che ha vinto". Poi, l'abc del mestiere: "L'allenatore deve curare il lavoro psicologico, fisico e tattico. Mi ha fatto piacere sentire i tifosi che hanno capito le nostre difficoltà e hanno applaudito i ragazzi. Che sbagliano ma danno tutto". Sul cartellino poche storie: "Mi ha ammonito perché ho detto al quarto uomo che la panchina della Roma si alzava a ogni fallo. Bisogna avere personalità. Non parlo di Mourinho ma dell'arbitro".
I complimenti, dalla curva giallorossa allo Special One. "Claudio Ranieri-Claudio Ranieri-Claudio Ranieri!" Al 40' della ripresa il saluto dei tifosi della Roma. Per il tecnico del Cagliari, l'unico squarcio di luce di una serata che peggio non si poteva immaginare. I complimenti in sala stampa glieli invia anche lo Special one. José Mourinho ne ha decantato le doti e gli ha offerto ospitalità: "Il mister è un gran signore, mi piace veramente tanto. L'ho invitato a venire a Roma con il nostro aereo".
Unità d'intenti. "Un momento delicato e complicato. Se si viene da quattro sconfitte e si perde 4-1 in casa, qualcosa non va". Il direttore sportivo, Nereo Bonato, apre così. "Sapevamo che lavorando sui giovani ci sarebbero stati dei rischi. Abbiamo dato fiducia a tanti che venivano dalla B, pensavamo che l'impatto sarebbe stato meno complicato. Poi, il calendario ci ha messo di fronte cinque top club che hanno evidenziato criticità per la categoria". In chiusura, un cenno agli assenti: "Mancano Lapadula, Mancosu, Jankto. Dobbiamo partire dall'unità d'intenti, società, staff e giocatori. La A è una grande opportunità per tutti. Serve tempo e lucidità per crescere".
Notte fonda Cagliari, la Roma cala il poker
Finisce 4-1 per i giallorossi all'Unipol Domus con la doppietta di Lukaku e i gol di Aouar e Belotti che regalano i tre punti ai capitolini. Di Nandez, su rigore, il gol della bandiera rossoblù
All'Unipol Domus finisce 4-1 per la Roma di José Mourinho. Una gara senza storia, giocata alla pari per soli 19' poi un black-out di 90'' che hanno cambiato l'inerzia del match in favore dei capitolini. Novanta secondi di pura follia. Tanto è passato dal vantaggio siglato da Aouar al raddoppio di Lukaku. Un uno-due che ha spezzato le gambe ai rossoblù e che ha cambiato il volto della partita. Per niente fortunato il ritorno in A dopo quasi due anni e mezzo di Simone Scuffet. L'ex enfant prodige dell'Udinese non ha commesso errori evidenti, ma ha dovuto raccogliere la palla dal sacco per ben quattro volte.
Uno-due Roma
Avvio shock del Cagliari che dopo un bel colpo di testa di Petagna respinto in angolo da Rui Patricio, si è ritrovato sotto di due gol nel giro di 90'' tra il 19' e il 20'. In occasione del primo gol, Aouar, lasciato colpevolmente solo in mezzo all'area, calcia in porta tenuto in gioco da Azzi. Pochi secondi dopo Lukaku sbuca alle spalle di Hatzidiakos su cross laterale di Karsdorp e di petto appoggia in rete. Gli uomini di Ranieri ci mettono un po' a reagire. L'infortunio di Dybala permette al tecnico di rivedere i rossoblù. Sir Claudio si gioca la carta Luvumbo al posto dell'ammonito Sulemana e l'ingresso dell'angolano suona la sveglia in casa Cagliari con le occasioni migliori che arrivano con Azzi che prima di testa, poi di sinistro non trova la porta di pochissimo.
La chiudono Belotti e Lukaku
Nella ripresa pronti via e la Roma cala il tris con Belotti lanciato a rete da Paredes. Il Gallo mette a sedere Zappa e a tu per tu con Scuffet non sbaglia. Poco prima della mezz'ora il poker firmato Lukaku con la retroguardia rossoblù bucata ancora una volta da una verticalizzazione. Un gol, quello del belga, che ricorda molto quello subito da Dumfries contro l'Inter all'esordio in A. Al 71' una grandissima rete di Prati dal limite viene cancellata dal var per fuorigioco di Azzi. Dieci minuti più tardi N'dicka salva sulla linea una conclusione sporca di Pavoletti, subentrato al fischiatissimo Petagna. Nel finale l'occhio elettronico del var vede un fallo di mano in area di Cristante e Sozza manda Nandez al dischetto. Il folletto rossoblù non saglia. L'ultimo gol dell'uruguaiano in A risaliva al 18 giugno del 2021 contro il Napoli. L'assalto finale, con la Roma ormai a risparmio energetico, non produce altre emozioni. Ora la sosta per ricaricare le batterie e per preparare la delicatissima sfida di Salerno con i campani che in classifica precedono il Cagliari, ultimo, di un solo punto.
CAGLIARI-ROMA 1-4 (0-2)
CAGLIARI (3-5-2): Scuffet; Wieteska, Obert (68' Dossena), Hatzidiakos (46' Zappa); Nandez, Sulemana (39' Luvumbo), Prati, Makoumbou, Azzi; Oristanio (72' Shomurodov), Petagna (68' Pavoletti). All. Ranieri.
ROMA (3-5-2): Rui Patricio; Mancini, Cristante, N’Dicka; Karsdorp (69' Kristensen), Bove, Paredes (78' Celik), Aouar (69' Boer), Spinazzola; Dybala (40' Belotti); Lukaku. All. Mourinho.
ARBITRO: Sozza di Seregno
MARCATORI: 19' Aouar, 20' e 59' Lukaku, 51' Belotti, 87' Nandez (r).
NOTE: Recupero: 3', 4'. Ammoniti: Sulemana, Obert, Paredes, Aouar, Bove . Spettatori: 16.307.
Cagliari-Roma: la vignetta di Frédéric Art
Cagliari e Roma in campo alle ore 18:00 all'Unipol Domus. Noi di Vivilasardegna la giochiamo come sempre in anticipo con la splendida vignetta dell'artista sardo Frédéric Art.
Rivoluzione Ranieri, Scuffet in porta e spazio ai giovani
Con la Roma il tecnico punterà sull'ex Udinese. Radunovic paga i tre errori decisivi in questo inizio di stagione. Chance dal 1' anche per Prati e Oristanio
Due punti nelle prime sette giornate, solo due reti all’attivo e ben dodici al passivo. Su tre di queste pesano altrettanti errori di Boris Radunovic. Il primo a Bologna che ha permesso ai felsinei di portare a casa i tre punti. Il secondo in casa col Milan che ha dato il là alla rimonta rossonera. Il terzo a Firenze, dopo neanche 3’ che ha aperto i giochi in favore dei viola.
Tre errori decisivi
Ranieri ha soprasseduto sul primo, ha storto il muso sul secondo, sul terzo, però, non ha potuto far finta di nulla. Tanto che a fine gara ha tuonato: “Il ragazzo non è sereno, parlerò con lui”. Un avvertimento che fa il palio con quanto sostenuto in sala stampa nel post-Milan: “Abbiamo un secondo valido”. E allora ecco Simone Scuffet. L’enfant prodige del calcio italiano, quello che disse ‘no’ all’Atletico Madrid del Cholo Simeone pur di restare nella sua Udine. Un ‘no’ che a posteriori costò caro, perché l’anno dopo l’Udinese lo relegò in panchina e di quell’enfant prodige iniziarono a perdersi le tracce. Da allora Simone cercò fortuna altrove. Spezia, Apoel, Cluj fino a questa estate con la chiamata del Cagliari.
E’ il momento di Scuffet
E’ rimasto l’unico dei volti nuovi a non aver esordito in rossoblù e Claudio Ranieri è intenzionato a schierarlo titolare proprio domenica contro la Roma. Per Scuffet non sarà un esordio semplice. Sia perché di fronte ci saranno giocatori del calibro di Lukaku e Dybala, sia perché avrà gli occhi degli oltre 16mila della Domus puntati addosso. In tanti hanno evocato la sua presenza, ora toccherà a lui confermare le attese.
Non solo il portiere
Scuffet potrebbe non essere l’unica novità. Dopo il ko di Firenze, Ranieri sta preparando una mini rivoluzione. Più spazio ai giovani che, a suo dire, “sentono meno la pressione della classifica”. E allora ecco Prati, oggetto misterioso del mercato estivo, e spazio nuovamente a Oristanio che, dopo la débâcle con l’Inter, ha trovato sempre meno spazio riconquistandosi la fiducia con le buone prestazioni messe in mostra con Milan e Fiorentina.
Cagliari, cosa vuoi fare da grande?
Nonostante gli sforzi e il miracolo di Claudio Ranieri, la serie A non perdona. Serve fiducia, pazienza e coraggio. Ma mercato deficitario, infortuni e ingerenze societarie fotografano un club che, con la Roma in arrivo, deve subito cambiare marcia
Mario Frongia
Cagliari. Se sei ultimo in classifica, hai 2 punti e hai segnato due reti in sette partite, la domanda è spontanea. Questa rosa, il tecnico del miracolo - dalla B alla A in cinque mesi scarsi alla guida di un gruppo quattordicesimo preso a 3 punti dai play out per la C! - e la società sono in grado di aggiustare il tiro e progettare la permanenza nella massima serie? Premesso che il tiro al piccione su Claudio Ranieri non solo è inutile ma è soprattutto ingiusto, c’è da chiedersi quanto sia capitato di davvero diverso dalle precedenti stagioni. E la risposta è nitida: la presidenza fa e disfa a proprio piacimento. La tesi “i soldi son suoi” non regge. E comunque, la condotta è un flop in campo e fuori, basti pensare agli stop per l’Indice di liquidità violato. O al momento migliore, con Maran in panca, e il momentaneo galleggiamento tra le prime otto. Pensare che il diesse Nereo Bonato abbia avuto adeguati margini di manovra su scelte di mercato, prestiti, rinnovi e adeguamenti contrattuali, è tempo perso. Meno che mai progettualità e visione: tutto fa capo al numero uno. Lo stesso che, per dire, ha esonerato Semplici dopo tre turni, preso Mazzarri, cacciato a tre gare dalla fine, dato la squadra al malcapitato Agostini, retrocesso a Venezia in maniera mostruosa. In A il record di questa proprietà - undicesimi con 47 punti - è di Massimo Rastelli. Che aveva Isla, Bruno Alves e Murru, venduti per prendere Miangue, Andreolli e Van der Wiel! Acerbi, infortunati o a fine carriera. Senza scordare il bidone dato a Gianfranco Zola: chi ricorda i “rinforzi” Mpoku, Cop, Husbauer, Gonzalez, Brkic e Diakitè? Mentre è più vivo il contratto monstre per Godin: quattro milioni di euro per due anni, presentato con il botto - e il suocero Herrera al fianco, per lisciare il pelo alla tifoseria - e poi fatto cacciare da Capozucca in diretta tv! O il milione dato ad Asamoah, malconcio e fermo da tempo, per aver poi giocato un centinaio di minuti! Operazioni presidenziali fin nelle virgole. Come lo stipendio da nababbo per Pereiro che ora rifiuta di dimezzarselo.
Il presente. Boris Radunovic, fondamentale lo scorso anno, ha sulla schiena alcune toppate che hanno condannato la squadra in questo avvio di stagione. Metterlo sulla graticola è giusto e sbagliato al tempo stesso: da sei mesi chiede l’adeguamento, ma il patron gli propone briciole e lo stesso Scuffet guadagna molto di più. Questo può dare serenità? No, e si vede. Che poi ci stia un avvicendamento, è naturale. Per stare all’allenatore, accusato di aver avvallato gli acquisti, la considerazione riparte dal via: a fine stagione, si trovano ovunque virgolettati e pezzi audio e video, ha detto chiaro di avere gli attaccanti “bravi e forti, ma vanno per i 34 e 35. Ci serve una punta che vada in doppia cifra!”. Non ci sarebbe altro da aggiungere se, persi volutamente i papabili da doppia cifra, ha avuto Shomurodov e Petagna, presi da ricondizionare e last minute. La serie A non perdona. Davanti, in mezzo e dietro il Cagliari avrebbe potuto presentarsi, se la volontà è quella di salvarsi, con cartucce migliori. Vanno in campo i sei/sette undicesimi della B, dove si è arrivati quinti. Se poi ci si mette anche una dea bendata distratta, con gli infortuni di Jankto, Pavoletti, Rog, Lapadula e Mancosu tutto si complica. Sul tema è necessaria una precisazione: che Lapadula e Mancosu dovessero operarsi il club lo sapeva. Ranieri pure. Dunque, aver ritardato nel prendere l’attaccante che fa gol - da Cheddira a Nzola ad altri profili anche stranieri con percorsi solidi nel segnare - è tra le cause del momento no. Che Zapata sia andato al Torino e Papu Gomez al Monza, è un’altra storia. Alcuni, con buon senso, ribattono: i denari spesi per i centrali Wieteska e Hatzidiakos (devono ambientarsi, per ora non paiono superiori a Obert e Goldaniga) e quelli per Prati avrebbero permesso l’acquisto di una punta di livello. E non si tratta del senno di poi: il ruolino di Shomurodov e Petagna era noto. E il Genoa del fondo americano - che, in genere, i tifosi temono: ma di peggio cosa potrà mai accadere! - ha preso Retegui e Messias. Mentre il Frosinone, oltre a Cheddira, ha ingaggiato Soulé e Kaio Jorge. L’auspicio? Che Petagna e Shomurodov segnino di più. La risposta verrà dal campo.
Speranza e fiducia. Ma non tutto è da buttare: Sulemana, Oristanio, lo stesso Prati, lasciato troppo fuori per, pare, non dover pagare “grilli” supplementari, sono da valutare in prospettiva. Però Ranieri ha fretta: la classifica, il gioco che latita, la difficoltà a gestire il vantaggio (con Bologna e Milan è successo), il saper creare occasioni da gol o quantomeno tirare in porta sono il cruccio del tecnico. E, dritto per dritto, anche in caso di catastrofe, pensare anche per un attimo all’esonero sarebbe folle: chi potrebbe fare meglio al mondo con questa rosa? Detto che, forte anche del milione e settecentomila euro di ingaggio, per il presidente sarebbe impossibile far digerire la rottura alla tifoseria. Che ha risposto compatta - quasi quattordicimila abbonati - e adesso soffre. Se poi a poche ore dalla gara con la Fiorentina il patron parla di stadio, dei denari da avere dalla Regione, sposando i Giganti di monte e prama, e chiede il pressing sul presidente della Giunta, tutto stona. Anzi, se l’impianto va fatto - Europei o meno, serve e non solo per il calcio - si deve ragionare sul progetto che comprende anche oltre duecento camere cinque stelle e un centro benessere da quattromila metri quadri! Per stare al campo, domenica arriva la Roma. Con la pancia piena dal 4-0 al Servette in Coppa. Forse, anche un po’ stanca. Fare punti è la parola d’ordine. Ma dire che questa partita, e le precedenti, non siano quelle in cui farne, è deleterio. Intanto, perché le altre medio piccole, eccetto l’Empoli, ne hanno fatto. Pensare che il campionato del Cagliari cominci dalle prossime nel post sosta per la Nazionale, a Salerno, prosegua con il Frosinone e il Genoa in casa, è un mezzo suicidio mentale. Solo Claudio Ranieri può lavorare su errori, tattica, motivazione e spirito di sacrificio. E, se ha tollerato le intrusioni del capo o dei suoi adepti, faccia un rapido passo indietro. Il Cagliari può salvarsi - a gennaio lo si capirà meglio - è presto per trarre bilanci, occorre pazienza e fiducia. Ma sarebbe sciocco, anche per il tifoso più solidale, far finta che quel che accade da nove anni a questa parte sia frutto solo del caso.

