Mario Frongia

Mario Frongia

Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi

Claudio Ranieri, un Cagliari con i cerotti, bloccato sul mercato dall’Indice di liquidità, che aspetta il Bologna quinto in classifica: “In attacco siamo in emergenza”

Mario Frongia

Dall’indice di liquidità alla lista degli infortunati, passando per i numeri del Bologna e di quanto sia fondamentale un concetto: “C’è solo da lavorare”. Claudio Ranieri a 48 ore dal match casalingo con gli emiliani ha poco da tergiversare. Intanto, apre con l’in bocca al lupo a Sven Goran Erikssson: “Mi dispiace che il destino si sia accanito su una persona stupenda”. Pausa. Poi, si entra nel vivo. “Ho visto il Bologna in Coppa Italia, eliminata ai rigori dalla Fiorentina: è una signora squadra. Ha il numero di passaggi più alto in generale e nella propria metà campo e il terzo nella verticalizzazione: significa che ti vuole addormentare con il palleggio per poi cercare l’imbucata. Dovremo stare molto attenti”. Ma non è tutto.  “È una delle squadre che ha fatto più punti rispetto all’anno scorso. Sono a +9, complimenti alla società per gli uomini che ha preso e a Motta che li fa giocare bene. Tra l’altro, sono quinti per falli nella metà campo avversaria: tu prendi palla e ti vengono subito ad aggredire. Sì, è una signora squadra. Zirkzee out? Non conosco le scelte di Thiago ma so che gli manca un campione che mi piace tantissimo. Ha qualità, senso d’appartenenza, è una punta e non è una punta, calcia in porta e la trova. Giocatore immenso, complimenti e chi l’ha scelto”. E il Cagliari? La prospettiva è nitida: “Dobbiamo migliorare, abbiamo preso 32 gol, troppi. Nel 20/21 ne abbiamo presi 37, quando siamo retrocessi alla fine del girone d’andata erano 40. Stiamo facendo meglio ma dobbiamo migliorare, perché così non ce la facciamo. Ci dobbiamo impegnare di più, essere più pratici e determinati”. E la classifica? Sir Claudio va dritto per dritto: “Dobbiamo metterci l’elmetto e combattere sino alla fine. Siamo lì con diverse squadre. Nessuna è sicura di essere salva. Sarà una lotta senza quartiere”. Quindi, la frase che certifica sia il flop del mercato estivo sia le condizioni della cassa societaria: “Sappiamo che non possiamo concorrere al mercato, anche per via dell’Indice di liquidità, se prima non vendiamo qualcuno”. La risposta del presidente, di qualsiasi presidente!, potrebbe essere semplice: immettere capitale freschi, oltreché evitare di ripetere operazioni fallimentari come l’acquisto dei due centrali stranieri, rivelatisi inadeguati per la A. Ma non è aria.

I superstiti. “L’influenza ci sta dando problemi. Oltre a Luvumbo e Shomurodov mancheranno Oristanio, Mancosu e Lapadula. Capradossi sarà con noi. Mentre Desogus ha fatto i primi allenamenti e viene in panchina: per ora l’ho visto solo in infermeria. Sì, siamo in emergenza attacco”. Attacco spuntato e con poche alternative. Sir Claudio accelera: “Pavoletti e Petagna possono giocare insieme, l’ho fatto anche altre volte. Trarrò le mie conclusioni alla vigilia. Pereiro? Con lui sono arrabbiato perché ha grandi colpi. Ma i ritmi della A non sono i suoi. Per il resto dipende da lui. Chi vuol restare mi fa contento”. Sul futuro, salvezza o meno, mercato e contratti di alcuni big in scadenza (Nandez, Viola, Mancosu, Pavoletti eccetera), poche storie: “Ho da pensare al Bologna, devo ragionare un giorno per volta”. Da un uruguaiano all’altro: “Con Nandez ho parlato a inizio campionato. Gli ho detto che non mi interessa del suo contratto e delle condizioni economiche. L’importante è che si alleni bene. Nahitan si carica sulle spalle la squadra, mette entusiasmo”.

Passo indietro. Claudio Ranieri rivede la partita e l’1-1 di Lecce: “Siamo stati attenti e ho fatto i complimenti ai ragazzi. Ma non basta, serve fare di più e meglio.  Avevamo di fronte una squadra che nelle prime undici partite ha fatto cose immense. Ma spesso cadiamo in errori e disattenzioni che ci costano cari”. Si torna alla prima stagione del trio Ranieri-Orrù-Longo. Anche allora, 1990/91, il giovane allenatore di Testaccio chiedeva e costruiva coesione nel gruppo. “Una delle cose che nel mio modo di allenare non ho mai cambiato. Come si trova questa compattezza? Lavorando. Non  conosco altre strade o chissà quali alchimie. Giorno dopo giorno parlo con i ragazzi, anche per migliorarli singolarmente. Dobbiamo essere sempre attenti. La concentrazione evita di concedere gol facili”. La chiosa è efficace: “Non possiamo permetterci leggerezze come nel girone d’andata. La serie A è un bene troppo prezioso per metterlo a rischio”.

 

 

Mercoledì, 10 Gennaio 2024 08:46

L’sos di Claudio Ranieri

 

Il tecnico, nel post Milan in Coppa e dopo l’1-1 di Lecce, ha messo il club spalle al muro. Tra mercato e intesa precaria con il presidente, il Cagliari si gioca la partita più difficile: quella che vale la serie A

Mario Frongia

Un dialogo a corrente alternata. La distanza, su scelte e impiego del parco giocatori, che aumenta. Tra Claudio Ranieri e Tommaso Giulini pare che le cose non vadano al meglio. E, aggiungono i bene informati, da un pezzo. Autonomo, esperto, carismatico, poco incline a lacci e lacciuoli, adorato dalla piazza anche senza autopromozioni e marketing assiduo e posticcio: tutto troppo per il patron. Ma sei Ranieri. Hai compiuto il miracolo di portare in A dai play off una squadra giunta quinta che hai preso quattordicesima in B, con Azzi e Prelec per rinforzi! In breve, molto difficile da contraddire. E adesso, i nodi, e il confronto, sono al pettine. Il campionato più difficile del mondo non dà tempo al tempo. La strategia per mantenere la categoria non può essere adattata di ora in ora. Per esempio, il tira e molla con Pereiro, reo di non aver accettato il dimezzamento dell’ingente stipendio chiestogli dallo stesso presidente che glielo ha concesso, nuoce al giocatore e al gruppo. Identico, forse peggio per le ripercussioni, il valore e le ambizioni del giocatore, il caso Nandez. L’uruguaiano va via a giugno a parametro zero a meno che si trovi l’intesa per un addio a gennaio. Intanto, non occorre esser dei geni per capire che, al netto delle responsabilità “da campo” di Sir Claudio, le ultime uscite mediatiche dell’allenatore di Testaccio hanno dato una scossa al tavolo. Ranieri, tacciato di essere difensivista (“Quelle che non puoi vincere, pareggiale”) e di aver difeso strenuamente il fallimentare operato societario al mercato estivo nonostante sui centrali e sulle punte fosse stato molto chiaro fin dal dopo Bari, ha messo i puntini sulle i.

Da San Siro a Via del mare. “Avendo pareggiato mi sono tenuto tutte le carte in mano. La squadra stava andando bene e non si deve cambiare per cambiare. Correvano tutti e quando ho visto Oristanio e Makoumbou stremati li ho cambiati. Cambiare per cambiare non serve”. Nel post pareggio di Lecce, Claudio Ranieri è uscito dalla sua confort zone con queste parole. O almeno, così sembra. A bocce ferme la frase può essere facilmente ricollegata anche al 4-1 di San Siro con il Milan dei Primavera o quasi che ha preso a sberle il Cagliari con quattro titolarissimi a riposo. “Chi gioca poco ha avuto un’occasione per mettermi in difficoltà. Ma non l’ha colta” la sintesi del Ranieri-pensiero all’eliminazione dalla Coppa Italia. Il momento è particolare, il Cagliari ha recuperato il quart’ultimo posto e chiude il girone d’andata con 15 punti in diciannove gare, con gol fatti e subiti che lo fotografano tra le peggiori quattro. I nuvoloni sulla testa sono abbastanza preoccupanti. Ed è inutile fare tabelle di marcia, meglio concentrarsi sull’arrivo del Bologna di Thiago Motta, fresco di eliminazione dalla Coppa Italia per mano della Fiorentina. Un match da non toppare, tenuto conto che nell'ultimo turno le dirette concorrenti hanno perso (Salernitana, Verona, Empoli e Udinese).

Rosa da rinforzare. L’organico è incompleto e, soprattutto, inadeguato. Un difensore centrale (per dire, Bonifazi, Ranocchia e Palomino si sono quasi accasati altrove) e una punta sono il minimo sindacale per dare linfa alla squadra e possibilità di ridurre gli errori e le criticità all’allenatore di Testaccio. Servirebbe anche un interno “pronto”, con gamba e tecnica, visto lo scarso apporto dato da Jankto. E siamo a capo: “I cambi si fanno solo se servono realmente!”. Oltre alla bocciatura, legata anche alle gare a seguire e ai big da preservare (ad esempio, Pavoletti in panca a Lecce ma inutilizzabile per via del piede fratturato) e alla valutazione di insieme, appare evidente un messaggio che suona più o meno così:  le risorse a disposizione sono queste, hanno determinato questa classifica e sarà difficile poter fare meglio, anche con il recupero degli infortunati. Su questo fronte, a conti fatti il solo Lapadula al cento per cento potrebbe dare una mano. Dunque, per stare in A - senza Luvumbo impegnato nella Coppa d'Africa e il ko di Oristanio - occorrono rinforzi. E se non si è in grado di investire, l’idea di passare la mano, con il jolly dei fondi per lo stadio in mano, potrebbe essere da prendere in considerazione.

La Coppa Davis conquistata da Sinner e soci a Malaga dopo 47 anni dall’impresa cilena di Panatta e compagni, prosegue da oggi e fino al 14 gennaio il suo tour ospite della sala del sindaco a Palazzo Bacaredda

Mario Frongia

Facile intuire connessioni sportive e territoriali. Competizioni che scomodano memoria, campioni e luoghi. Un filo verde ad unire tasselli con un comune dna: passione, dedizione, talento e determinazione. Dei fenomeni e degli appassionati, amatori e dilettanti. Dei dirigenti e degli amministratori. La Coppa Davis è cornice e orizzonte al tempo stesso di uno scenario che associa diversi elementi. Conquistata a Malaga dai ragazzi di Filippo Volandri, è approdata nel capoluogo regionale. Planata a Cagliari in una giornata piovosa, si è messa comoda nella sala del sindaco, al secondo piano di Palazzo Bacaredda. Dice bene Angelo Binaghi: “Credo che non ci sia un oggetto legato allo sport che abbia un valore iconico internazionale superiore alla Coppa Davis. Non solo perché si tratta della competizione a squadre più antica del mondo dello sport, ma anche perché è il sogno con il quale milioni di ragazzini iniziano la loro carriera agonistica”. Punto e a capo. L’Insalatiera d’argento più ambita del pianeta scomoda percorsi, programmi, progetti e promozione. Un numero rende chiara la posta in palio: se in sei milioni e mezzo hanno seguito i match spagnoli con uno share da record, se sono stati oltre quattrocentomila i ragazzini avviati al tennis nelle scuole primarie italiane, ci sta che il presidente della Fitp abbia sollevato il net: “Abbiamo investito otto milioni di euro e nei prossimi cinque anni contiamo di avere almeno un milione di giovani allievi e di essere popolari, anzi, popolarissimi, quasi quanto il calcio”. Insomma, una storia nella storia. Applaudita dal primo cittadino, Paolo Truzzu, e dall’assessore regionale al Turismo, Gianni Chessa. Congratulazioni e pacche anche da Edoardo Tocco e Bruno Perra, presidenti del Consiglio comunale cagliaritano e del Coni Sardegna.

Mattinata vincente. Foto, interviste, auspici e domande nella sala del Retablo. “La Coppa ha sicuramente inciso nel far passare il messaggio su quanto potessero essere importanti i grandi eventi sportivi per l’intera regione. Giocare in Davis non vuol dire farlo per sé stessi, ma per la propria famiglia, la propria comunità, il proprio Paese. Significa avere il tifo di milioni di persone com’è successo a Jannik Sinner e alla nostra nazionale in Spagna. Significa avere una responsabilità ancora maggiore” le parole di Binaghi. Gianni Chessa ha colto l’assist: “Nel 2023 abbiamo ospitato 43 eventi internazionali. Quest’anno arriveremo quasi al doppio. I numeri delle presenze e l’indotto che il movimento turistico genera in questa che ho battezzato isola dello sport, siano nitidi”. In definitiva, il Trophy Tour del coppone dello smash e del passante, dopo Alghero, Sassari e Arzachena, con una breve ma preziosa permanenza al Tennis club Cagliari, è un flash che sa di buono. Ma è anche un appuntamento per quanti inchiodano la storia dello sport. E se sono stati necessari 47 anni (“Devo essere sincero, non pensavo che l’avremmo riportata a casa così presto, quando sono arrivato nel 2005 stavamo per retrocedere in serie C!” ha ricordato compiaciuto Binaghi), ci sta che la si possa omaggiare. “I miei concittadini e i nostri corregionali potranno venire in municipio per ammirare la Coppa Davis. In qualche modo - ha rimarcato Truzzu - possono partecipare al grande successo ottenuto dalla nostra nazionale”. L’Insalatiera è in esposizione dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 18 fino a domenica 14 gennaio. A seguire, rientro a Milano, tappa successiva del giro d'Italia tennistico che si chiuderà a Bologna. “Una grande occasione - ha aggiunto il sindaco - per celebrare un evento storico. Credo che parte del merito sia dovuto al grande lavoro fatto dalla Federazione guidata da un cagliaritano come Angelo Binaghi”.

Amarcord di successi. “Cagliari non è mai stato un appuntamento banale per il mondo del tennis italiano e mondiale. Negli ultimi 60 anni ha più volte ospitato la nazionale maschile facendola vincere sempre, così come è accaduto anche alle ragazze. Ci sono stati sei match di Davis durante i quali l’ambiente ha contributo ai successi della nostra nazionale. Io - ha precisato il numero uno Fitp - avevo 8 anni e ho fatto il raccattapalle quando sulla nostra terra rossa Pietrangeli e compagni nel 1968 sul centrale del Tc di Monte Urpinu hanno sconfitto gli australiani capitanati da Mulligan”. Un percorso in discesa, come per il 5-0 sull’Ungheria, o con qualche problema, risolto strada facendo, come con Cile, Georgia e Slovacchia. Il mappamondo della racchetta, con firme d’autore e comprimari. Dai canguri agli svedesi. “Rimane mitica la vittoria di Paolino Cané che nella coda del lunedì, ha sconfitto Wilander di una Svezia che aveva perso Edberg per infortunio proprio agli Australian Open. Un match, narrato magistralmente in tv da Giampiero Galeazzi, che resta nella storia dello sport sardo, forse la pagina più importante mai scritta”. Significati, risultati, suggestioni e gioia che si annodano. In Sardegna, a Cagliari, nel circolo adagiato su una collina “che sessant’anni fa era landa di periferia e oggi è uno dei luoghi più belli della città. Aver portato qui la Coppa - ha rilanciato Binaghi - per me è motivo di orgoglio”.

Visibilità e indotto. Sull'importanza socioeconomica e mediatica dei grandi eventi sportivi per Cagliari e per l'intera Sardegna, è stato puntuale Gianni Chessa. “Stiamo finanziando lo sport con grande attenzione. Il 2023 è stato un anno da record su tutti i fronti, turistico e sportivo. Gli atleti disputano le gare, poi tornano nella nostra terra da turisti con famiglie e amici”. Grande soddisfazione anche da Bruno Perra (“La Davis a Cagliari è un messaggio prezioso per il mondo sportivo sardo”) ed Edoardo Tocco: “Un'icona che rappresenta un momento di incontro importante tra sport e istituzioni”. Insomma, tutto fila. Anche i sogni a corredo: “Credo che giocare in Coppa Davis sia il sogno di milioni di ragazzini nel mondo che iniziano a giocare a tennis”. Parola e musica di Angelo Binaghi.

Domenica, 07 Gennaio 2024 16:57

Epifania, padel e memoria

Al Club Santa Lucia cronisti, politici e amministratori hanno ricordato Renato Scanu, collega di Carbonia, alle prese con la Sla dal 2019, deceduto lo scorso dicembre a 59 anni. All’evento curato dall’Ussi hanno presenziato i familiari, il team medico del Sirai che lo ha assistito, autorità civili e religiose. La manifestazione - patrocinata da Ordine giornalisti, Ussi Sardegna, Coni, Ordine medici e Sport e salute e supportata da Sardegna ricerche, Vela shop, Wilson, Cra Regione Sardegna e Msp Sardegna - ha ospitato anche gli Special Olympics

“Sì, a Renato sarebbe piaciuto molto essere ricordato dai colleghi con un torneo di padel e così tanta partecipazione”. Liliana Mezzena ha commentato così, accompagnata da un inevitabile filo di commozione, l’evento tenutosi al Padel club Santa Lucia e dedicato al marito Renato Scanu. Renato, radiocronista di Carbonia, tenace nel combattere la Sclerosi laterale amiotrofica dal 2019. “Renato vive nel nostro cuore. Credeva nel suo lavoro e anche nella ricerca scientifica: malattia come quella che ha combattuto saranno debellate solo con una grande partecipazione. A breve - hanno commentato i fratelli Pierpaolo e Giancarlo - faremo l’asta delle oltre duecento maglie autografate dai campioni del calcio italiano ed estero. Il ricavato sarà devoluto agli istituti che studiano i rimedi per queste patologie”. Già questo è stato un gran gol. In una giornata piovosa, con un tabellone da 32, match al limite dei 20’, killer point e abbinamenti “fantasma” curati dai responsabili del torneo Mario e Fabio Lilliu, “Epifania in padel-In ricordo di Renato Scanu” ha colto nel segno. “Le iniziative di formazione, sensibilizzazione e inclusione, con al centro il nostro mestiere d cronisti, sono centrali per le attività dell’Ussi. Con il presidente Gianfranco Coppola e i colleghi del direttivo nazionale - ha spiegato Mario Frongia, consigliere Comitato di presidenza e responsabile organizzativo del torneo dell’Epifania - auspichiamo un sempre più frequente coinvolgimento tra territorio, testate giornalistiche, associazioni no profit e volontariato teso a rafforzare la rete di supporto, assistenza e attenzione per gli ultimi, i fragili, i dimenticati. Narrare fedelmente e avere memoria sono un binomio indissolubile”. La manifestazione in ricordo di Renato Scanu - scomparso il 18 dicembre scorso a 59 anni: il giorno dopo avrebbe compiuto sessant’anni - ha avuto anche questo scopo. Ussi, nazionale e regionale con il presidente, il vice e la consigliera, Paolo Mastino, Sergio Cadeddu e Francesca Melis in prima fila, hanno avvicinato su questi temi il mondo politico, giornalistico, sanitario e sportivo. Una mattinata proficua grazie al fondamentale sostegno di Sardegna Ricerche (“I nostri ricercatori curano in maniera specifica anche queste tematiche” ha detto il direttore generale, Maria Assunta Serra), con i patrocini di Ordine dei Giornalisti, Coni Sardegna, Ordine dei medici Cagliari, la collaborazione di Sport e salute, il supporto prezioso, assieme a Sardegna Ricerche, di Cra Regione Sardegna e Msp Sardegna, con i presidenti Gianni Aramu e Alberto Borsetti, da sempre sensibili alla promozione di questi argomenti.

Dalle 9 il via alle partite. Intorno alle dodici, l’applaudita esibizione di un team degli Special Olympics seguiti da Stefania Rosas: “I ragazzi sono felicissimi” ha detto la responsabile. A seguire, il giuramento e le premiazioni. Ma è stata la toccante anche la cerimonia di commemorazione curata da don Andrea (“Siamo assieme per ricordare con lo sport uno che lo sport lo amava. Renato aveva passione, la stessa che deve accompagnarci giorno dopo giorno” le parole del parroco di Madonna della strada). Il Padre nostro, un minuto di raccoglimento, la benedizione, il lungo applauso. Quindi, le premiazioni. Tra i giornalisti si sono distinti Matteo Vercelli, Valerio Vargiu, Stefano Loffredo, Stefano Ambu, Bepi Anziani, Andrea Frigo, Riccardo Di Siena con Paolo Carta e Claudio Cugusi a bordo campo. Tra il pubblico anche la consigliera regionale Alessandra Zedda. Applausi anche per le signore Angela Prisco e Maddalena Enna, per le wild card Andrea Uccheddu, finalista e medico del torneo, Giorgio Aru, Gianluca Niola, Alessandro Pischedda, Gian Marco Contu, Stefano Ginesu, Stefano Chessa, Piero Schirra, Damaso Petroni, Gabriele Aramu, Riccardo Mamusa, Nicola Pischedda, Dante Puddu e i sostenitori dell’evento, Mariano Diaz (Vela Shop) e Marco Versace (Wilson). “Un piccolo esempio di come si possano coinvolgere figure di diversa provenienza su un argomento toccante e attuale” hanno aggiunto Gianni Aramu e Alberto Borsetti. “Quello con Renato è stata un lungo viaggio. Per me, da medico, rimarrà un’esperienza indimenticabile. E anche da uomo ne sono uscito arricchito” ha aggiunto Leo Tola, lo specialista rianimatore che ha seguito Renato Scanu. “Ho avuto anch’io la fortuna di conoscere Renato: trasmetteva voglia di vivere e una forza non comune” ha ricordato Viviana Lantini, assessore ai Servizi sociali di Cagliari e primario del Pronto soccorso del Sirai. “Momenti che rafforzano il senso, l’etica, la deontologia e il fare la professione” hanno sottolineato i presidenti Francesco Birocchi ed Emilio Montaldo. “Affrontare la Sla, conviverci per anni, trasmettere agli altri il desiderio di non mollare sono una lezione speciale” le parole di Betta Marrocu, consigliere dell’Ordine dei medici e radiologa prima al Sirai e adesso al Binaghi di Cagliari. I due campi indoor del Santa Lucia-Msp, presieduto da Gianluca Borsetti, sono stati teatro  di una commemorazione che diventa assist per altre analoghe. “Riteniamo sia stato un modo utile per lanciare un messaggio di condivisione e socializzazione a vaste fasce della popolazione, soprattutto tra i più giovani”. Nel ricordo di Renato e con gli Special si sono perseguiti alcuni degli obiettivi curati dall’Ussi. Sport, cronaca e memoria anche per la tutela della deontologia professionale, l’attenzione agli ultimi e la promozione delle attività inclusive. (m.fr.)

Sabato, 06 Gennaio 2024 20:21

Pari a Lecce, brodino tiepido

 

Il Cagliari la riacciuffa. Ma l’1-1, se permette di lasciare al Verona il terzultimo posto, non è incoraggiante. Il girone d’andata si chiude a 15 punti, senza interventi rapidi e di valore dal mercato, ci sarà da soffrire

Mario Frongia

L’1-1 del Cagliari a Lecce è un mini passettino avanti. Con la sconfitta del Verona, i rossoblù lasciano il terzultimo posto e chiudono il girone d’andata con 15 punti. L’altra notiziola riguarda l’interruzione del filotto di sconfitte esterne. Ma in generale, per Claudio Ranieri c’è poco da gioire. Il tecnico ha fatto i conti con assenze importanti. E deve prepararsi a farli anche con la proprietà: al mercato sarà fondamentale investire pesantemente. Occorrono almeno due difensori, un centrale e un esterno, un interno e una punta da doppia cifra. Inutile girarci attorno: si tratta di quel che il tecnico di Testaccio aveva chiesto appena risaliti miracolosamente in serie A. L’hanno tradito, si è accontentato, ha sbagliato a fidarsi, ha annuito per il suo amore verso la piazza, è stato troppo ottimista sulle potenzialità dell'organico? Chissà. Adesso, quel che conta è provare a risalire la china. E lo si può fare solo con l’arrivo di pedine che non vanno scoperte, testate, riatletizzate. Retrocedere sarebbe persino peggio della vergognosa caduta in B di Venezia.

Sotto nel primo tempo. Gioca Nandez, rientra Makoumbou da squalifica, Prati in mezzo, tridente con Petagna e Oristanio più Viola nella trequarti. Il Cagliari a Lecce riparte così. Ranieri ha voluto allo stadio di Via del mare anche Pavoletti, nonostante i problemi a un piede. Out anche Lapadula e Luvumbo, partito per la Coppa d’Africa. In panca gran parte dei bocciati a Milano in Coppa Italia. D’Aversa risponde con Krstovic e Strefezza, Baschirotto dietro (pallino dei sardi toppato al mercato estivo) e Ramadani in regia. I rossoblù partono bene, corner dopo un minuto. Quindi, spizzata di poco a lato di Dossena. Poi, il Lecce alza i giri e sono almeno due i batti e ribatti rischiosi in area. La gara si sblocca alla mezzora: su corner, con tre leccesi liberi, segna Gendrey. Augello ha le responsabilità maggiori ma è l’intera difesa a dare segni, anche su almeno altre due palle piazzate, di palese incertezza. Anche perché a seguire i padroni di casa colpiscono un palo esterno con Oudin, cucinano la palla del 2-0 con Gonzalez e Krstovic che da cinquanta centimetri dalla linea, decentrato, calcia in fallo laterale. La considerazione conduce alla nomea, ben guadagnata, delle formazioni di Claudio Ranieri: difesa impermeabile, innanzi tutto. Invece nel Cagliari di solido c’è poco. E lo testimoniano non solo i quattro gol subiti contro il Milan in Coppa ma la permanenza tra le peggiori quattro difese della A. La necessità di invertire la rotta è elementare: scartati i due imbarazzanti centrali stranieri visti a San Siro, intuito che sfidare il massimo torneo con la coppia titolare in B, è un azzardo che può costare la categoria. Il Lecce azzanna, dalla parte di Zappa nasce un’altra giocata che con due rimpalli, decisivo Augello in corner, evita il tap in di Krstovic. Male. E non solo dalle palle inattive, ma anche dalla tonnara di mezzo dove arrivano quasi sempre prima i pugliesi. Da segnalare, anche un tiro di Oristanio, di Petagna e qualche spunto di Nandez. Che poi Viola e Prati sprechino calciando banalmente sulla barriera due punizioni dal limite dell’area è un’altra ragione che condanna sia un gruppo fragile, sia i singoli.

Ci pensa Oristanio. Cambi di fronte, calcio comunque sporco e non solo per la pioggia incessante e il campo pesantissimo. Anche nel secondo tempo Lecce-Cagliari conferma limiti e criticità di entrambe le squadre. La squadra di D’Aversa non riesce a vincere e il record di Zeman, 22 punti nel 2004/05, ovvero il migliore girone d’andata della propria storia, resiste. I rossoblù mostrano la determinazione che fa capo al lavoro mentale di Ranieri. Ma è poco, troppo poco per dare un calcione alla classifica. Per farlo serve tecnica, qualità, esperienza. Comunque sia, arriva il pari e lo firma Oristanio con una bella zampata che Falcone non riesce a respingere. L’1-1 spaventa i ragazzi di D’Aversa. In maniera un po’ anomala entra in scena Massa, sezione di Imperia, 196 arbitraggi in carriera, va un po’ all’inglese, un po’ fiscale. La gara si accende a strappi. Il Cagliari prende fiducia. Ci prova Viola, alto e palo esterno su calcio d’angolo, mentre Prati impegna il portiere di casa con una sassata di esterno destro. Il Lecce risponde, guadagna metri e occasioni, macroscopica quella fallita da Gallo, fuori a tu per tu con Scuffet. Ranieri conferma l’impossibilità di avere cambi all’altezza. Deiola e Di Pardo entrano sul finire. Pavoletti sarebbe stato l’ideale per il quarto d’ora di arrembaggio ma è infortunato. Finisce con la paura che attanaglia entrambe, lo stop scompare, si procede con pallate in tribuna e in avanti. Il pareggio incoraggia ma non basta per illudere. Per stare in A serve altro. E in fretta. Sarebbe ottimo se fin dalla prossima contro il Bologna alla Domus, la tifoseria potesse godere di arrivi certificati. Ma, visti i precedenti nella gestione giuliniana, è folle illudersi.  

Giovedì, 04 Gennaio 2024 18:11

“A Lecce ci giochiamo un pezzo di serie A”

 

Claudio Ranieri non si nasconde. Il ko di Milano, dopo le sconfitte di Verona e il pari in casa con l’Empoli, la cifra di un Cagliari molle, inadeguato alla categoria e incapace di reagire. In Puglia un faccia a faccia decisivo. Assenti Pavoletti, Lapadula, Prati e Jankto

Mario Frongia

A Lecce con un macigno sulla schiena. E l’ottimismo sotto i tacchi. Claudio Ranieri fa barricate a fin di bene. Il tecnico, alla vigilia della trasferta pugliese da dentro o fuori o quasi, cerca di proteggere il gruppo. Poi, sbotta: “Sì, ci giochiamo un pezzetto di serie A. Non è una gara decisiva, ma è importantissima”. Inutile girarci attorno, dal 2-0 subito a Verona allo 0-0 in casa con l’Empoli al poker subito a San Siro in coppa Italia con il Milan, la foto è drammatica. E dare la colpa alle prime otto di campionato, agli arbitri, al Var, ai nuovi che devono ambientarsi, agli infortuni eccetera, ha oramai poco senso. Il Cagliari - terzultimo, con reti incassate e subite tra le peggiori quattro del torneo - a oggi se la vede con Verona, Salernitana ed Empoli. Sir Claudio riporta tutti con i piedi epr terra: “Lecce? Cercheranno di batterci perché terrebbero sotto una squadra che lotta per non retrocedere. Per loro sarebbe metà dell’opera. Sono molto aggressivi, se l’Empoli è la prima squadra per falli commessi nella metà campo avversaria, il Lecce è la seconda. Presseranno molto alti, tanto per intendersi. Questa è la partita che ci aspetta”. I rossoblù - in campo a Via del mare sabato alle 18 - lamentano ancora assenze di rilievo. “L’infermeria si sta svuotando. Dossena, Nandez e Augello si sono allenati, Prati, Jankto e Pavoletti no. E anche Lapadula, oltre a Shomurodov, è fuori”. Si ripassa da Milano. E dal monito di Ranieri pre gara: “L’occasione per chi gioca meno per mettermi in difficoltà”. Bersaglio toppato. “No, non mi sono sentito tradito. Mi è dispiaciuto il modo in cui ci siamo sciolti al sole dopo il loro primo gol, ci siamo depressi. Più in generale, non mi è piaciuta la partita e sappiamo che c’è modo e modo di perdere”. Pausa. E stoccata. “Non parlo dell’impegno e della corsa, perché abbiamo corso più che in campionato, ma se metti la corsa e non la tattica applicata fai queste figure”.

Il mercato. Le parole del tecnico sanno di delusione e amarezza. La trasferta di Lecce arriva con la riapertura delle compravendite. Un brivido per la tifoseria che ricorda con paura le mosse, mai risolutive e decisamente fallimentari attuate dalla presidenza. Anche perché dopo Marroccu, Capozucca, Carli, Rossi, Carta, è difficile pensare che anche Bonato funga da capro espiatorio. Ma il rischio - con Ranieri intoccabile perché l’esonero dell’autore del miracolo promozione in A scatenerebbe una rivolta, ma anche per via di un ingaggio molto pesante - che corre il diesse è proprio questo. Sul tema l’allenatore di Testaccio va al sodo: “Ci aspettavamo di più dai nuovi acquisti ma non dobbiamo colpevolizzarli”. L’airbag ranierano si è aperto. Tra l’altro, Pereiro pare dover andare alla Ternana, ingente stipendio a metà con gli umbri. Sono  un piede dentro e l’altro fuori anche Petagna e Shomurodov, scelte deludenti che potrebbero anticipare la fine del prestito. Così come pesano Hatzidiakos e Wieteska, costati un occhio e del tutto inadeguati alla causa. Un caso a parte riguarda Nandez, in scadenza a giugno. Mentre paiono in partenza anche Capradossi e Desogus. “Prima bisogna vendere, compito che attende da dieci a quindici squadre della A. Poi – ha rimarcato in conferenza Claudio Ranieri - bisogna fare mercato in positivo. Ovvero, vendendo e comprando a meno di quanto si è venduto”. Su quelli ceh sarebbero i settori da rimpolpare, necessari almeno un difensore centrale, un terzino destro e una punta. Meglio se rispondono ai desiderata espressi dal tecnico a giugno: “Difensori esperti della A e un attaccante da doppia cifra”. Questo era stato il messaggio freschi di clamorosa risalita in A. Sette mesi dopo si è daccapo per incompetenza e poca modestia. E anche risorse scarse. Ma se si hanno difficoltà è più dignitoso passare la mano.  

I singoli. Si parte da mister Risolvi problemi dopo il novantesimo: “Pavoletti purtroppo ha ricevuto un colpo sul piede che si era fratturato l’anno scorso”. Quindi, il portiere: “Radunovic? Da titolare ha sbagliato l’inizio di campionato e con il Milan non ha fatto benissimo. Non starà bene, ci parlerò perché per me è un giocatore importante”. Pagella in chiaroscuro anche per Jankto: “Mi aspettavo di più. Mentre di Oristanio sono molto contento, ha sempre fatto bene. Mi piace perché è determinato e sa quello che vuole sul futuro”. Infine, Makoumbou: “Antoine è importante, ci da serenità nel palleggio e aiuta Prati. Vediamo come sta per sabato a Lecce”. Sul volto di Ranieri c’è una parvenza di sorriso che sa di perplessità: “Questa è la situazione e ce la teniamo. Lotteremo fino all’ultima giornata, il pubblico deve starci vicino e capire che abbiamo difficoltà. Solo se ci sostengono ci salviamo”.

 

Finisce 4-1 per i rossoneri, divario a tratti imbarazzante, difesa da quarta serie. Testa e cuore verso il match di sabato a Lecce.

Mario Frongia

Il Milan si sbafa il Cagliari e attende una tra Atalanta e Sassuolo nei quarti. Il poker rossonero e la ciliegina Azzi-Luvumbo. Il Cagliari? Per mezzo tempo c’è, parte bene, con personalità. Ma, specie dietro, non basta. Il Diavolo dei ragazzini ha manovra, tecnica e attenzione superiore. Eppure, la prima parata è di Mirante su ottima girata di testa di Petagna, abile anche a fare da sponda per Di Pardo e Makoumbou. In vetrina anche Radunovic su rasoterra di Jovic. Le squadre si studiano. Chukweeze e Luvumbo firmano le accelerate. Dal via Claudio Ranieri piazza Di Pardo, Wieteska, Hatzidiakos e Obert in trincea davanti a Radunovic, centrocampo con Jankto, Makoumbou e Deiola. Quindi, Mancosu alle spalle di Luvumbo e Petagna. Per stare all’attacco, alla vigilia degli ottavi di Coppa Italia, il club fa sapere che Lapadula la una frattura composta della sesta e settima costola destra. L'attaccante italo-peruviano salta, oltre al Milan, le sfide contro Lecce e Bologna. Come sempre, piove dove diluvia. Ampio anche il turn over dei padroni di casa. Ma Pioli punta alla conquista della Coppa. E lo fa con una media di 24 anni d’età. Con diversi under 20, come Traoré e Romero (2004), Jimenez (2005) e Simic (2000). Ranieri non è da meno e, rispetto alla sfida pareggiata domenica in casa con l’Empoli, ne cambia dieci. Il Lecce è davvero a due passi.  

Gambe e testa. Il Milan manovra e mette paura su verticalizzazioni di Adli e Theo Hernandez. Ma i rossoblù non soffrono. Anzi, il Milan sbatte sulla mediana. Dura poco. Anche perché mancano qualità, dinamismo e fiducia. Pioli urla, Ranieri pare sereno. Poi, al 28’, Theo Hernandez trova Jovic ed è l’1-0. Inguardabile la marcatura di Hatzidiakos. Il Diavolo non molla e approfitta dell’arretramento del Cagliari. Makoumbou si permette una folle ruleta al limite della propria area, non va. Nella prima mezzora mancano all’appello Jankto, Mancosu e Deiola. L’arbitro Prontera di Bologna non deve impensierirsi e fischia il giusto. I rossoblù si riorganizzano e riprendono campo. Poi, i soliti due schiantano il Cagliari: Hernandez - dopo un regalo di Jankto con Makoumbou che dopo dieci metri smette di rincorrerlo, e interventi da incubo dei centrali stranieri - parte a mille per 60 metri e serve Jovic. Il serbo conclude rasoterra con Radunovic che quasi se la mette dentro da solo. Il Milan raddoppia e prende coscienza di un avversario con troppe fragilità. Si va al riposo. Ma la sensazione, visto lo spirito e l’animo, è negativa.

Molli e deficitari. Il 3-0 lo firma Traorè. Da terra, in posizione centrale, dimenticato dai difensori e Radunovic non c’è. L’azione evidenzia anche i limiti di Jankto e la mancanza di pressione e di un atteggiamento adeguato del Cagliari. La squadra, che somiglia sempre più a una modesta formazione della B, va in barca. Difficile contare quattro passaggi di fila. Manca determinazione sulle seconde palle, tutte dei padroni di casa. Dopo un’ora Pioli fa scaldare i big. Ranieri pensa alla partita di sabato a Lecce. Escono Petagna e Jankto per Pereiro e Azzi. Il Milan rallenta e presenta una stucchevole e innocua accademia. Un palleggio che tiene fuori dai giochi i rossoblù. Entrano, dopo Florenzi, anche Leao e Pulisic. Lascia Mancosu per Sulemana e Di Pardo per Zappa. Poi, arriva il 3-1 su tiro da 25 metri di Azzi, Mirante dormicchia e subisce la deviazione di Luvumbo e Simic. Un minuto e Leao firma il 4-1, destro secco, Zappa in ritardo. Prontera la chiude con 3’ di recupero. Cagliari a casa, Milan ai quarti.

Notarelle

Onesto. “Dopo il primo gol ci siamo sciolti come neve al sole. Il risultato è giusto ma mi aspettavo di più. Siamo partiti bene poi abbiamo perso la convinzione”. Claudio Ranieri l’ha vista così. E c’è qualcuno che, ben assistito da chi dovrebbe sostenerlo, gli imputa colpe impossibili. E le responsabilità sugli acquisti deficitari sfornati dal club e spacciati come superlativi. “Avevo detto ai ragazzi, giochiamo e diamo tutto. Invece i primi due gol…Sono molto arrabbiato, siamo al girone di ritorno e prendiamo ancora reti sciocche”.

Urgono rinforzi. Nereo Bonato parla prima di Milan-Cagliari. Parla di opportunità per “i ragazzi che giocano meno”. E sin qui va bene. Poi, torna sull’infortunio di Lapadula e sul ko di Shomurodov: “Abbiamo all’interno le risorse per proseguire al meglio in campionato”. Sarebbe curioso sapere cosa intende. E intanto, dimentica che domani Luvumbo parte per la Coppa d’Africa è sarà assente un mese. Purtroppo, dopo diciotto turni i tifosi, e l'ambiente, hanno di fronte classifica e prestazioni. In attacco, in mezzo e dietro. Chissà quale sarà la reazione della proprietà.

 

Per i rossoblù test di Coppa Italia con vari interrogativi: dal mercato e dalle urgenti operazioni antiretrocessione alla sfida dell’Epifania che vale metà salvezza  

Mario Frongia

A San Siro, per un ticket che vale i quarti della Coppa Italia. La formazione? Ranieri ha lasciato a casa Dossena, Nandez e Pavoletti. Per il resto, probabile un undici con Radunovic; Di Pardo, Wieteska, Hatzidiakos, Obert; Jankto, Prati, Deiola; Makoumbou; Petagna e Oristanio. Anche nel Milan a riposo Giroud, Leao, Pulisic e Loftus-Cheek. Con l’ampio turn over, Pioli dovrebbe puntare su Maignan, Simic, Jimenez, Calabria, Hernandez, Adli, Reijnders, Chukwueze, Romero, Traoré e Jovic. Inutile girarci attorno: dimensioni, aspettative, obiettivi e mentalità sono diverse. Il match - oggi alle 21 in chiaro da Mediaset su Canale 5 (505 digitale terrestre) e sarà possibile vederla in diretta streaming su Mediaset Infinity e su Mediaset Play - condurrà la vincitrice a una tra Atalanta e Sassuolo. E un’ipotetica semifinale sarebbe con Fiorentina o Bologna. Ma queste sono altre storie. L’orizzonte del Cagliari rimane la salvezza. E se si vuole ricordare il più banale luogo comune, “la palla è tonda” o “si parte tutti da 0-0”, con le eliminazioni anticipate di Inter e Milan, è chiaro che al Meazza può accadere di tutto. Poi, c’è la realtà. Per il Milan la Coppa Italia .- dopo l’eliminazione dalla Champions - rimane un bersaglio da cogliere. Per il Cagliari è diverso. “Al Meazza terrò fuori quelli che mi servono per Lecce” le parole dritto per dritto di Sir Claudio nel post Empoli. Dunque, inutile cullare ipotesi fantasiose.

 

Mentalità. La partita di stasera è e rimane comunque utile per diversi temi. Ad esempio, la prova dal via dei centrali Hatzidiakos e Wieteska, sinora deludenti e parsi inadatti alla serie A. Prova interessante anche per Radunovic, Di Pardo e Obert. Mentre, in mezzo si segue Jankto e davanti occhi puntati su Petagna, contro l’Empoli primo tiro degno di questo nome dopo undici presenze. Ranieri curerà nei dettagli approccio e organizzazione: contro il Milan, e con chiunque, sarebbe deleteria un’imbarcata. Il morale della squadra, già sotto choc dopo aver colto un punto con le dirette concorrenti Verona ed Empoli, subirebbe contraccolpi pesanti proprio in vista della trasferta a Lecce, il giorno della Befana alle 18. Dunque, la Coppa come test individuale e collettivo. L’impegno è notevole. Peraltro, con l’apertura del mercato di gennaio, si tratta anche di una vetrina che chiama a raccolta quanti devono dimostrare o confermare l’apporto alla causa. Difficile pensare che il duo straniero difensivo possa cambiare in 90’ quanto visto sinora. Così come rimangono da pesare con attenzione gli apporti di Jankto e Petagna. Per i babies Prati (citato dal ct Luciano Spalletti tra i giovani che segue, ndr) e Oristanio il match vale oro per stimoli, palcoscenico e avversari. Luvumbo? In attesa di lasciare Cagliari per un mese con destinazione Coppa d’Africa, potrebbe contendere la maglia a Oristanio. Vedremo

 

Prospettive. Viste le passate e deficitarie sessioni di calciomercato invernale, a partire dall’ultima (Cagliari quattordicesimo in B, a Ranieri hanno preso Azzi e Prelec!), la tifoseria è per nulla fiduciosa sull’operato del presidente. Nonostante le precise indicazioni post play off del tecnico (“In A servono due difensori che conoscano la categoria. E un attaccante da doppia cifra”), sono arrivati il polacco e il greco, totalmente digiuni di uno dei tornei più impegnativi d’Europa. Per non dire di Petagna e Shomurodov, stipendi da nababbi e sei gol in due nell’ultimo campionato. Dunque, è tempo quasi sprecato pensare che arrivino rinforzi tali da poter mutare la striscia negativa della squadra: terzultimo posto dopo diciotto gare, terza peggior difesa alla pari del Frosinone con 31 gol incassati, quarto peggior attacco con 16 reti all’attivo. Servirebbero risorse ingenti, programmazione e un diesse competente e libero da intromissioni padronali. Se poi mancassero le forze, il passo indietro della proprietà sarebbe dignitoso e apprezzato. Gli acquirenti non mancherebbero: un gruppo svizzero si è preso il 70 per cento dell’Olbia e un Fondo ha comprato addirittura la Ternana! Senza logica e denari, sarà l’ennesima occasione sprecata. Con, a caso pescando dagli arrivi invernali della gestione giuliniana (Diakité, Cop, Husbauer, Gonzalez, Asamoah, Thereaux, Paloschi, Cacciatore, Mpoku eccetera), figure che poco potrebbero per invertire la rotta. E chissà se Ranieri, che sta resistendo nel difendere pubblicamente l’operato societario ma pare non ci sia più dialogo con il patron, potrà resistere. L’unico che può evitare uno sfracello - dopo aver ritrovato miracolosamente la serie A a Bari - può essere solo l’ex allenatore del Leicester. Dita incrociate, perché retrocedere sarebbe una sconfitta lacerante non solo per i tifosi ma per l’intera Sardegna. Persino superiore alla vergognosa retrocessione dell’altro anno a Venezia.

Sabato, 30 Dicembre 2023 17:53

Passo falso in casa, Ranieri mastica amaro

 

Al Cagliari manca la qualità sotto porta e dal limite. "Il Var? Sugli episodi ha visto giusto" dice il tecnico di Testaccio

Mario Frongia

"Le scelte di Deiola e Sulemana? Il centrocampo era scritto, non avevo altri giocatori, erano nei loro ruoli naturali". Claudio Ranieri nasconde a stento l'amarezza. Il passo falso in casa pesa. E aver chiuso con la porta imbattuta serve a poco. "Nel primo tempo abbiamo giocato come giocavano loro, sapevamo delle palle in verticale ma ci siamo fatti trovare pronti. La determinazione e la velocità dell'Empoli ci ha poi impedito di ragionare e giocare con precisione". L'allenatore rossoblù mastica amaro. "Ho dovuto togliere Lapadula, per una botta. Abbiamo creato tanto, cercato il varco giusto. Con il calcio di rigore, la punizione, la girata di Petagna non abbiamo avuto la fortuna dalla nostra. Ma sono convinto che con questa volontà, anche se non sarà facile salvarsi, lotteremo fino in fondo".

La classifica. "A 36 dovrebbe esserci la salvezza. Non ci siamo ma non abbasseremo la testa. Vorrà dire che quel che non abbiamo raccolto all'andata lo prenderemo al ritorno". Ranieri il filosofo. "Un punto lascia l'amaro in bocca ma c'è ancora il girone di ritorno. Però, lottando, potremo salvarci. O si molla o si lotta. L'anno scorso dicevo ai ragazzi, continuiamo così e vedremo i play off. In A è uguale, ogni partita vale la salvezza". Si passa agli episodi. E alle decisioni del Var. Claudio Ranieri si conferma un signore: "C'era il fallo su Pavoletti, proprio di fronte alla mia panchina, prima dello strattonata di Zappa da ultimo uomo. Su secondo episodio, il portiere è stato toccato da Leonardo: annullare il gol è stato giusto". Sui cambi, poche storie. "Cambiare per cambiare non aiuta. Infatti, sono arrivati traversoni da metà campo che non servono a nessuno. Stavamo schiacciando l'Empoli, non posso rimproverare la squadra. Viola? Molto dispiaciuto, ma solo chi gioca sbaglia. Però, non deve sentirsi il solo responsabile, ce le divideremo tutti assieme". Dal campionato alla Coppa Italia. "A San Siro con il Milan, sarà un'opportunità per quelli che non giocano. Non rischio chi mi serve a Lecce".

Notarelle

Rammarico e realtà. Finisce 0-0, tra rigori parati, rischi (espulsione da ultimo uomo), gol annullato, otto minuti di recupero, almeno due interventi chiave del Var, parate miracolose. Tra Cagliari ed Empoli non è stato bel calcio. Per i rossoblù contava solo vincere. Ma senza qualità è bastato un modesto fortino toscano. Ranieri? Con il senno di poi tutti sono bravi. Luvumbo, dal via per esempio, e per la Coppa d'Africa mancherà un mese. E lo stesso Oristanio? O magari, Pavoletti sino alla fine. E Jankto sta così male da non poter dare il cambio a Deiola. Il materiale è quello che è. Ma i 3 punti sarebbero stati d'oro. Amen.

Rosa precaria. Out Nandez e Augello, titolari alla vigilia, sempre panca per Jankto, oggetto misterioso, assieme a Oristanio e Luvumbo. Per non dire, ma questa non è una notizia, di Wieteska, Hatzidiakos e Petagna. Se dopo 18 giornate, si volesse fare un bilancio del mercato estivo, quello di Ranieri che chiede due centrali difensivi "che conoscano la serie A" e un attaccante che "vada in doppia cifra", ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli, E non è escluso che Sir Claudio, lontano da telecamere e taccuini, lo faccia. Solo Sulemana, per la squalifica di Makoumbou, è arrivato a giugno. Il resto? Nel bene e nel male, Su connottu. Nei fatti, l'ennesima occasione persa. Confidando, forse, su carisma, esperienza e fattore Q del tecnico. Capace di miracoli, come la risalita in A con una squadra presa dal quattordicesimo posto e rinforzata a gennaio da Azzi e Prelec!, portata al quinto posto. E poi, all'exploit dei play off. Presunzione e incompetenza societaria hanno fatto il paio. Ma adesso la morsa - anche con questo pareggio in casa - va a stringersi. E la colpa non potrà mai essere del diesse Bonato. Se si vuole stare tra le migliori venti d'Italia serve ben altro. Altrimenti è più dignitoso e utile un passo indietro. 

Giovedì, 28 Dicembre 2023 17:27

Cagliari-Empoli, match da non toppare

 

“Partita difficile per noi e per loro” dice Claudio Ranieri. A un passo dal giro di boa lo scontro tra terzultima e penultima della A può dire molto sulla corsa salvezza

Mario Frongia

Fatti gli auguri a Matteo Prati e Nahitan Nandez, nati entrambi il 28 dicembre del 2003 e del 1995, Claudio Ranieri ha poco da trastullarsi. Nella settimana dell’allenamento a porte aperte con cinquecento tifosi ad Asseminello, il tecnico del Cagliari aspetta l’Empoli e parte proprio dalla tifoseria: “Giochiamo in casa e dobbiamo sfruttare il nostro stadio, sappiamo che i tifosi che ci soffieranno dietro”. La sfida del Cagliari ai toscani è cornice di un passaggio delicato. Entrambe obbligate a vincere e reduci da prove sconfortanti per un faccia a faccia tra allenatori che Sir Claudio liquida con classe: “Andreazzoli? Lo stimo, non dico che siamo amici ma mi farà piacere rivederlo e augurargli un buon 2024”. Sul campo, poche storie. La sfida tra terzultima e penultima, con 13 e 12 punti, sa di sporco e pallonate anche in tribuna. Con un carico speciale per i rossoblù che hanno l’obbligo di vincere per mantenere un’idea di fortino Domus e per dare fiato alla classifica ridiventata precaria dopo il tonfo di Verona. E a proposito del 2-0 subito al Bentegodi, Claudio Ranieri ci ripassa con uno sguardo fugace: “Cosa fatta capo ha. Dovevamo segnare nel primo tempo, ero seccato perché abbiamo perso una grande occasione. Poi, c’è stata l’espulsione di Makoumbou e il loro gol. La seconda rete è arrivata quando abbiamo provato il tutto per tutto. Orsato? Per quanto riguarda il gol c’è poco da fare, è intervenuto il Var. Il rosso ad Antoine è stato dato da una doppia ammonizione. Guardiamo avanti”.

Caccia ai 3 punti. Per i neanche settanta sostenitori provenienti dalla Toscana il pomeriggio di sabato si annuncia faticoso. “Questa con l’Empoli è una gara delicatissima, per noi e per loro. Sono penultimi ma giocano bene, a memoria. Ti pressano, vengono a prenderti alto, sono la squadra che commette più falli nella metà campo avversaria. Sono veloci nelle ripartenze, ci sarà da soffrire, ma siamo pronti. Non sarà facile tenere la porta inviolata, Scuffet dovrà fare comunque gli straordinari”. Sir Claudio conferma il recupero di “Nandez, Prati, Radunovic e Goldaniga. Mancosu? Si sta allenando bene, ha risolto il suo problemino”. Scontato l’ennesimo richiamo ai tifosi. “Hanno capito che abbiamo bisogno di loro, dobbiamo essere una sola cosa. E col loro aiuto diamo sempre qualcosa in più”. Sui 18 punti al giro di boa, la frenata è brusca: “Guardiamo alla partita di dopodomani. Riusciremo poi a cambiare il trend in trasferta. Ci stiamo allenando molto bene, ho un gruppo di professionisti che lavora al massimo”.

Tra mercato e nuovo anno. “Il mercato? Pensiamo all’Empoli, la società vedrà se ci sarà la possibilità di migliorare questa rosa, ma ora siamo concentrati per la gara di dopodomani”. Sul caso Nandez, il tecnico sorvola veloce: “Ha avuto delle occasioni da rete ma non è un goleador. Dà sempre tutto per il Cagliari, non è in crisi. Speriamo si ritrovi ancora davanti alla porta. Lui è concentrato, entra su tutti i palloni. La scadenza del contratto non è un problema, per quello ci pensa il suo procuratore, che fa bene il suo lavoro”. Infine, l’agenda prossima ventura. “Ci alleneremo anche il 1° del 2024, il 2 c’è la Coppa Italia con il Milan. Chissà, magari andiamo avanti".

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