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A pochi giorni da Ferragosto si pensa già alle tavole della festa più attesa dell’estate, una ricorrenza profondamente legata alla tradizione dei sardi e degli italiani. E tra i prodotti più attesi e apprezzati della tavola estiva c’è, ancora una volta, il maialetto. Ma quanto di quel maialetto che verrà consumato nei prossimi giorni sarà davvero sardo? E quanta carne, invece, arriverà da fuori Isola, finendo sulle tavole e nei ristoranti come prodotto tipico senza esserlo? È questa una delle questioni al centro della battaglia degli allevatori sardi sulla tracciabilità e sulla tutela del maialetto, mentre il comparto continua a fare i conti con quotazioni ai minimi e con una remunerazione che non riesce a riconoscere il valore di una delle produzioni simbolo della Sardegna.
 
COLDIRETTI SARDEGNA: PREZZI AI MINIMI.Per tutto il mese di luglio il maialetto è stato pagato agli allevatori intorno ai 6 euro al chilo (peso vivo): quotazioni difficilmente viste in questo periodo dell’anno e considerate troppo basse per garantire una remunerazione adeguata alle imprese. A pochi giorni da Ferragosto il prezzo è risalito, ma solo poco oltre i 7 euro al chilo, una cifra comunque bassa e non soddisfacente, soprattutto considerando che ci si trova nel periodo dell’anno in cui la domanda e le vendite aumentano sensibilmente proprio per effetto delle festività. Il dato assume ancora più rilievo se confrontato con lo stesso periodo del 2025, quando le quotazioni si attestavano abbondantemente sopra i 7 euro al chilo, ben oltre i livelli pagati oggi. Una dinamica che conferma la forte sofferenza di una filiera che, dal punto di vista produttivo, è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi anni ma che oggi fatica a trasformare un prodotto di grande valore in un adeguato reddito per le imprese.
 
UNA FILIERA DA TUTELARE. Il maialetto sardo continua a rappresentare uno dei marchi di fabbrica della Sardegna, ma gli allevatori vedono comprimersi le quotazioni e faticano sempre di più a garantire la sostenibilità economica delle proprie aziende. Quella 2026 si sta rivelando una delle annate più complicate degli ultimi anni e Coldiretti Sardegna accende i riflettori su un andamento non più accettabile. Da qui la necessità di accelerare il percorso attivato verso un marchio IGP come uno degli strumenti per difendere reddito, filiera e identità.
 
LA SVOLTA. Per Coldiretti Sardegna una delle risposte passa dalla valorizzazione del prodotto attraverso il riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta, percorso già avviato insieme agli allevatori. “Il maialetto non è soltanto una produzione zootecnica ma uno dei simboli più riconoscibili della Sardegna - sottolinea il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu - non possiamo permettere che perda valore proprio nella sua terra. L’esperienza dell’Agnello di Sardegna IGP dimostra che una filiera organizzata e certificata è in grado di difendere il reddito delle imprese, garantire controlli, assicurare la tracciabilità e contrastare chi vende come sardo un prodotto che sardo non è”, precisa Cualbu, che guida anche il Consorzio dell’Agnello IGP.
 
Da qui il rilancio del percorso attivato per la costruzione dell’Igp del maialetto. “Oggi il maialetto ha bisogno dello stesso percorso dell’agnello e lo stiamo facendo con la costruzione dell’IGP che rappresenta lo strumento decisivo per valorizzarlo, proteggerlo e dare prospettive agli allevatori”, precisa Giorgio Demurtas, presidente di Coldiretti Cagliari e del Comitato promotore per l’istituzione del marchio al porcetto.
 
PROBLEMA ECONOMICO. Anche i numeri del settore raccontano quanto sia importante accelerare sul percorso IGP. L’offerta nazionale di carne suina soddisfa meno del 60% del fabbisogno italiano,lasciando quindi ampi margini di crescita alle produzioni di qualità. In Italia esistono già 44 Indicazioni Geografiche dedicate ai prodotti suinicoli, di cui 21 DOP e 23 IGP, ma la Sardegna non dispone ancora di alcuna certificazione europea per il proprio comparto suinicolo. Eppure queste produzioni certificate generano complessivamente 2,3 miliardi di euro di valore alla produzione e oltre 5,3 miliardi di euro al consumo.
 
PATRIMONIO A RISCHIO. “I dati del comparto dimostrano, dunque, che il problema non è soltanto legato al prezzo attuale ma all’assenza di strumenti che consentano di governare il mercato - spiega il direttore di Coldiretti Sardegna, Luca Saba - il maialetto sardo continua a dipendere quasi esclusivamente dalla domanda interna e questo espone le aziende a oscillazioni anche molto pesanti - sottolinea - una IGP permetterebbe di costruire una filiera riconoscibile, aprire nuovi sbocchi commerciali in Italia e all’estero, creare valore aggiunto lungo tutta la catena e rendere il prezzo molto meno vulnerabile. Oggi il mercato dei prodotti suinicoli certificati genera miliardi di euro - ricorda – la Sardegna non può continuare a rimanere fuori da questa opportunità. Un marchio significa anche programmazione, promozione e maggiore capacità di intercettare una domanda che oggi viene soddisfatta da produzioni concorrenti”, sottolinea Saba.
 
L’ALLARME DEGLI ALLEVATORI. A confermare il momento difficile è anche Luciano Nieddu, allevatore di Berchidda: “Non si era mai visto un prezzo così basso in questo periodo dell’anno - dice - le macellazioni non stanno aumentando nonostante la stagione favorevole e cresce il timore che una parte della ristorazione si stia approvvigionando attraverso grandi piattaforme commerciali con prodotto proveniente da fuori Sardegna, spesso a prezzi impossibili da sostenere per i nostri allevatori. Il rischio è che con prezzi così bassi e pochi canali commerciali continui a diminuire anche il numero delle aziende che allevano maialetti - conclude - così rischiamo di perdere questo enorme patrimonio sardo”.
 
FUTURO. Per Coldiretti Sardegna il messaggio è chiaro: il maialetto, da uno dei simboli della Sardegna sulle tavole, non può rischiare di perdere il suo valore per il mondo dell’allevamento sardo. Deve diventare anche un simbolo di valore economico per chi lo alleva ogni giorno. Per questo da Coldiretti arriva anche la richiesta alla filiera e alle istituzioni di lavorare con decisione per chiudere il percorso verso l’IGP, trasformando una delle eccellenze più riconosciute dell’Isola in una filiera finalmente tutelata, certificata e capace di garantire futuro e reddito alle imprese.
 

 

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L’8 marzo non è soltanto una data sul calendario ma un richiamo quotidiano al valore del lavoro femminile nella società e nell’economia. Un ruolo che si esprime ogni giorno dell’anno e che trova nell’agricoltura uno degli esempi più concreti di crescita, innovazione e capacità imprenditoriale. Un settore dove la presenza delle donne continua a rafforzarsi, contribuendo in modo determinante allo sviluppo delle imprese e dei territori.
 
È il messaggio che arriva da Donne Coldiretti Sardegna, che proprio in occasione della Giornata internazionale della donna richiama l’attenzione sull’importanza dell’imprenditoria femminile in agricoltura, oggi sempre più chiamata a confrontarsi con sfide decisive come l’innovazione, la sostenibilità e la multifunzionalità delle aziende.
 
Secondo le elaborazioni Coldiretti, in Italia sono quasi 200mila le imprenditrici agricole, pari a circa il 28% delle aziende del settore, una presenza che rende l’agricoltura uno dei comparti con la più alta partecipazione femminile. Le imprese guidate da donne sono spesso protagoniste di percorsi innovativi e multifunzionali, dalla vendita diretta all’agriturismo, dall’agricoltura sociale alla trasformazione dei prodotti. Non a caso il 60% delle aziende agricole femminili è impegnato in attività sostenibili e green, mentre cresce anche il livello di formazione con una imprenditrice su quattro laureata.
 
In questo quadro anche la Sardegna mostra numeri significativi e in crescita. Sulle quasi 39mila imprese femminili censite nell’Isola, il 20% opera in agricoltura, mentre il 23,4% delle aziende agricole sarde è guidato da una donna. Il settore agricolo, dopo il terziario, è infatti quello più rappresentato dall’imprenditoria femminile, a conferma di una presenza sempre più radicata nel tessuto produttivo regionale.
 
“Le donne in agricoltura portano innovazione e lo stanno dimostrando costantemente nel settore – sottolinea la presidente nazionale di Donne Coldiretti Mariafrancesca Serra – spesso tornando nei campi dopo percorsi di studio e formazione diversi e integrandosi nelle aziende storiche e familiari. È proprio questa capacità di unire tradizione e nuove visioni contemporanee che consente all’agricoltura di innovarsi, puntando su sostenibilità ambientale, benessere animale e nuove forme di impresa. Le donne sono protagoniste anche nella multifunzionalità e nei progetti che hanno un forte legame con l’educazione, l’inclusione e la valorizzazione delle aree rurali, che non sono più soltanto luoghi di produzione ma anche spazi di accoglienza e crescita sociale”.
 
“Negli ultimi anni – evidenzia la coordinatrice regionale di Donne Coldiretti Sardegna Maria Gina Ledda – la forbice con l’imprenditoria maschile si è progressivamente ridotta rispetto a cinque anni fa, ma siamo ancora lontani dall’essere pienamente soddisfatte. Nel mondo del lavoro il divario resta significativo, non solo in termini di occupazione ma anche nella guida delle imprese, con una presenza femminile ancora inferiore rispetto a quella maschile e con differenze salariali che rimangono evidenti. In questo scenario però l’agricoltura rappresenta un modello da seguire: le donne che guidano aziende agricole sono in crescita costante e riescono a portare valori aggiunti importanti, dall’innovazione alla sostenibilità fino alla capacità di creare nuove opportunità nei territori. È un esempio che può diventare un punto di riferimento anche per altri settori dell’economia”.
 
“Come Coldiretti – aggiunge Ledda – crediamo profondamente nel lavoro femminile e nel ruolo della donna nel mondo produttivo. Sono tante le iniziative e le politiche che l’organizzazione porta avanti quotidianamente su diversi tavoli, compresi quelli istituzionali, per sostenere l’imprenditoria femminile e accompagnare la crescita delle aziende guidate da donne. In questo percorso Donne Coldiretti rappresenta un punto di riferimento importante, offrendo supporto, occasioni di confronto e strumenti concreti a tutte le donne che lavorano nel settore”.
 
A livello territoriale emergono inoltre dati significativi. La provincia di Nuoro si colloca al settimo posto in Italia per incidenza di imprese femminili giovanili, mentre la provincia di Cagliari è sesta a livello nazionale per nuove iscrizioni di imprese femminili, con una crescita del 5,2% rispetto al 2019.
 
Proprio per rafforzare questo percorso di crescita e di confronto, anche in Sardegna Donne Coldiretti prosegue il suo ciclo di incontri territoriali. Dopo l’appuntamento che si è svolto la scorsa settimana a Sassari, nelle prossime settimane sono previsti nuovi momenti di confronto nei territori con l’obiettivo di incontrare le imprenditrici agricole e creare sempre più connessioni con gli altri settori produttivi. Un dialogo che punta a coinvolgere tutte le donne che operano nel mondo dell’economia, dell’impresa e della società, rafforzando il valore dell’inclusione e il ruolo dell’agricoltura come comparto capace di dialogare e crescere insieme agli altri ambiti produttivi della Sardegna.
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Sono passati 1.680 giorni da quel terribile luglio 2021, quando l’incendio del Montiferru e della Planargia, una delle ondate più violente della furia del fuoco nella storia moderna dell’Oristanese, mandò in fumo centinaia di ettari di territorio, mettendo in ginocchio l’ambiente, il mondo agricolo e intere comunità rurali, con produzioni agricole e di cibo che non hanno mai visto la luce. A distanza di 55 mesi, famiglie e aziende agricole attendono ancora risposte. Risposte che, sottolinea Coldiretti Oristano, non sono mai arrivate da parte di chi era chiamato a darle, mentre le imprese continuano a pagare il prezzo più alto di una tragedia che non può e non deve essere archiviata.
 
40 MLN MAI ARRIVATI. Di fronte alla stampa, il presidente e il direttore provinciale di Coldiretti Oristano, Paolo Corrias ed Emanuele Spanò, insieme ai presidenti di sezione dei territori colpiti e a una rappresentanza delle aziende agricole, hanno ribadito la gravità di un bilancio che va oltre i numeri. Ad oggi mancano all’appello oltre 40 milioni di euro, tanto è il danno subito dalle aziende agricole colpite. Oltre 500 aziende sono rimaste in attesa per anni: solo il 10% delle domande presentate è stato ritenuto finanziabile, mentre per il restante 90% non c’è stato nulla da fare.
 
LE NECESSITÀ. "Riteniamo fondamentale reperire ulteriori risorse per consentire lo scorrimento della graduatoria delle domande presentate nel 2024 sulla misura 5.2 del PSR. In alternativa, se questo non fosse possibile, è necessario attivare strumenti dedicati ed efficaci per sostenere le aziende agricole che hanno subito questi danni” ribadiscono tutti gli esponenti di Coldiretti Oristano presenti.
 
I DANNI. Quello del Montiferru e della Planargia è stato nel 2021 l’incendio più esteso di tutta Italia. Il solo rogo del Montiferru ha coinvolto 10 Comuni, bruciando un’ampia porzione del territorio regionale: Sennariolo è stato il Comune più colpito, con il 94% della superficie coinvolta, seguito da Cuglieri con il 39%. In questo scenario, le aziende agricole hanno perso animali, strutture, mezzi, recinzioni, ma anche produzioni alimentari fondamentali, con effetti che si sono ripercossi sull’intera filiera e sul tessuto economico e sociale del territorio. 
 
CORRIAS. "Il prezzo pagato da queste realtà imprenditoriali non è stato solo economico, ma anche territoriale e sociale. Per molte aziende si è trattato di un colpo che non potrà mai essere completamente ripagato - sottolinea il presidente Corrias - in questi anni, mentre alcune aziende chiudevano, altre non hanno potuto nemmeno accedere ai bandi per gli investimenti. La sottomisura 5.2 del PSR  - precisa - avrebbe dovuto garantire la vitalità e la permanenza delle aziende sul territorio, attraverso il ripristino del potenziale produttivo agricolo e zootecnico. Questo, però, non è avvenuto proprio perché le aziende sono risultate prive dei requisiti economici. Oltre al danno, la beffa”. 
 
SPANÒ.  “Per sopravvivere le aziende hanno dovuto attingere alle proprie risorse e ora che lo strumento SRD01 del CSR potrebbe consentire investimenti per accrescere competitività e redditività, non hanno più la capacità economica per sfruttarlo”, spiega. Inoltre dal 2021 a oggi molte aziende non ce l’hanno fatta e hanno dovuto cessare l’attività, altre sono sopravvissute ma non hanno potuto utilizzare quelle risorse perse per rafforzare la propria struttura aziendale perdendo competitività, mercati e prospettive di futuro - conclude Spanò - tante, troppe le promesse fatte dopo il terribile incendio. Ma oggi le imprese agricole del Montiferru non possono più aspettare: hanno bisogno di risposte concrete, immediate”.
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Enrica Pintore, Valeria Marini, Carola Puddu, Lucia Capuzzi, Giuseppa Tanda, Rita Nonnis, Maria Itria Paulis, Rossella Faa e Rossella Soriga. Sono loro le nove “Feminas 2025” che quest’anno Donne Coldiretti Sardegna ha scelto di celebrare al Teatro Doglio di Cagliari: nove storie di vita, talento e determinazione che raccontano una Sardegna al femminile capace di emozionare, innovare e resistere.
 
I PREMI. C’è chi haconquistato il pubblico sui palchi del mondo, chi lavora la terra ogni giornocon dedizione, chi informa, cura, crea, studia, guida, ispira. In comune, la forzadi credere nei propri sogni e la volontà di trasformare le difficoltà inconquiste. "Premiare queste donne significa raccontare una Sardegna chenon si arrende, che semina coraggio e raccoglie futuro", ha detto MariaGina Ledda, coordinatrice di Donne Coldiretti Sardegna e ideatrice delformat. Le nove protagoniste di quest’anno lo confermano: tra chi hascelto la terra e chi la scena, tra chi combatte con la penna o con la voce,ogni Feminas è una storia di orgoglio e appartenenza, un seme di speranza perle nuove generazioni.
 
EDIZIONE 2025. Giunto allanona edizione, Feminas è diventato molto più di un premio: è un raccontocollettivo, un viaggio nel cuore dell’isola, d'Italia e nel mondo che riconosce e valorizza ilcontributo delle donne in ogni ambito — dalle Istituzioni all’Agricoltura,dallo Spettacolo all’Informazione, dalle Scienze all’Arte, fino a Musica, Sporte Sociale. Sul palco, tra applausi e commozione, si sono alternate le voci dichi con la propria storia dimostra che il talento femminile è una risorsa per tuttala comunità.
 
"Ogni Feminas è una testimonianza di quanto la nostra terrasappia generare eccellenze, in silenzio e con sacrificio, senza mai smettere dicredere nel domani", ha sottolineato Mariafrancesca Serra, presidentenazionale e regionale di Donne Coldiretti. A consegnare i premi,rappresentanti delle istituzioni regionali e locali, insieme ai vertici diColdiretti Sardegna e a tantissime donne del mondo agricolo e imprenditorialearrivate da tutta l’isola. Presenti tutte le rappresentanti territoriali diDonne Coldiretti in Sardegna e, tra gli ospiti, anche Blanca Corroto, presidentedell’associazione agricola Asaja Toledo.
 
COLDIRETTI. In apertura, il messaggio di ColdirettiSardegna ha voluto sottolineare il valore di un evento che “dàla forza per affrontare il futuro con uno spirito positivo. Un momentoche ricorda quanto sia importante raccontare alle nuove generazioni una Sardegnache ce l’ha fatta. Raccontare storie positive, esperienze diimpegno, di coraggio e di successo possono ispirare i giovani e le giovani a crederenella nostra terra e di poter costruire qui, in Sardegna, il proprio futuro.All’evento hanno preso parte tutti i vertici provinciali e territoriali dell’associazionecon una folta rappresentanza di aziende.
 
I MESSAGGI. Ma Feminas 2025non è stato solo un momento di festa. L’edizione di quest’anno ha scelto didare voce ai silenzi, affrontando temi che bruciano: i femminicidi, le violenzesulle donne, le disparità nel lavoro e nella carriera, le ingiustizieretributive che ancora oggi segnano la differenza tra uomini e donne. Il TeatroDoglio si è trasformato in un luogo di riflessione e coraggio, con momenti digrande intensità emotiva. "Le donne non chiedono privilegi, ma rispetto elibertà. Ogni violenza, ogni femminicidio è una ferita collettiva che ciriguarda tutte e tutti", ha detto Ledda, aprendo la cerimonia e rivolgendoil pensiero alle vittime. 
 
 
LE PREMIATE
 
Enrica Pintore. Originaria di Ottana, è un’attrice che ha conquistato pubblico e critica grazie a serie come Il Paradiso delle Signore, Mare Fuori, I Fratelli Corsaro, e a film come 10 regole per innamorare. Dopo i primi passi in televisione con Don Matteo, I Cesaroni e Donna detective, ha consolidato il suo talento portando sullo schermo personaggi autentici e contemporanei. Formata a Roma, con una laurea in Lingue a Firenze, unisce determinazione e radici sarde. (Categoria Arte)  
 
Valeria Marini. È showgirl, attrice e imprenditrice, icona dello spettacolo italiano dagli anni ’90 a oggi. Dal teatro del Bagaglino a Sanremo 1997, dal cinema alla televisione e ai reality show, ha saputo reinventarsi senza perdere fascino, energia e ironia. Parallelamente ha sviluppato attività imprenditoriali di successo nel fashion e nell’intimo, unendo creatività e intraprendenza. La sua carriera racconta determinazione, stile e capacità di trasformare passione e talento in un percorso duraturo e versatile. (Categoria Spettacolo)  
 
Carola Puddu. Ballerina cagliaritana ha trasformato il talento in una carriera internazionale, dai palcoscenici dell’Opera di Parigi a quelli di Amburgo e Mosca. Dopo un infortunio al ginocchio, ha riscoperto il contemporaneo in Canada e nel 2021 si è messa alla prova partecipando ad Amici di Maria De Filippi, mostrando tecnica, forza e anima. Oggi è protagonista in Italia, tra cui il Balletto di Roma e “Giulietta e Romeo” di Monteverde, portando con sé passione e radici sarde. (Categoria Sport)
 
Lucia Capuzzi. Nata a Cagliari nel 1978, è giornalista e inviata della redazione Esteri di Avvenire, specializzata in America Latina, diritti delle donne, pace e giustizia climatica. Laureata in Scienze Politiche con un dottorato sulla storia dei movimenti e dei partiti, ha raccontato conflitti e speranze in Haiti, Messico, Colombia, Israele e Palestina. Autrice di reportage e libri come Un Continente in rivolta, coniuga rigore giornalistico e umanità, dando voce a chi vive nei luoghi più difficili. (Categoria Informazione)
 
Giuseppa Tanda. Di Benetutti, è archeologa e docente universitaria, pioniera nello studio della preistoria e protostoria della Sardegna. Direttrice di centri e scuole di specializzazione, ha guidato scavi e ricerche che hanno restituito vita a siti simbolo come la necropoli di Illorai e il complesso nuragico di Sedilo, portando la conoscenza dell’isola nel Mediterraneo. Il suo impegno ha contribuito al riconoscimento UNESCO delle Domus de janas e alla formazione di generazioni di studiosi. (Categoria Istituzioni)
 
Rita Nonnis. Originaria di Fonni e da oltre quarant’anni a Sassari, è una chirurga senologa impegnata in prima linea nella prevenzione e cura del tumore al seno. Dal marzo 2025 guida la Chirurgia Senologica dell’ospedale San Francesco di Nuoro, portando alle donne del territorio professionalità, tempestività e sostegno umano. La sua carriera unisce competenza, ascolto e coraggio, trasformando la medicina in un percorso condiviso di cura e rinascita. (Categoria Scienze)
 
Maria Itria Paulis. Di Turri ha trasformato la passione per la terra in un’azienda agricola innovativa, oggi estesa anche a Cagliari, riportando lo zafferano sardo al centro di una rinascita produttiva. Da impiegata a imprenditrice, ha unito tradizione e innovazione, valorizzando i prodotti locali e raccontando la Sardegna con ogni granello. Tra le prime donne protagoniste del movimento femminile di Coldiretti, ha promosso il ruolo delle donne nell’agricoltura. (Categoria Agricoltura)
 
Rossella Faa. È artista eclettica: cantante, musicista, attrice e autrice che racconta la Sardegna contemporanea attraverso musica e teatro. Formata a Cagliari e al Conservatorio di Pesaro, ha collaborato con grandi nomi della musica sarda e con il trio Le Balentes, portando la lingua sarda sul palco con ironia e poesia. Nei suoi spettacoli e nelle performance teatrali dà voce a donne e storie dimenticate, trasformando radici e identità in narrazione universale. (Categoria Musica)
 
Rossella Soriga. È stata calciatrice di alto livello capace di vincere scudetti e collezionare presenze in Nazionale, vestendo la maglia della Torres. Dopo il campo ha trasformato la sua passione in missione educativa, diventando allenatrice e guida per giovani atlete e ragazzi con disabilità, promuovendo inclusione e solidarietà. Attraverso sport e calcio insegna fiducia, rispetto e relazione, trasformando ogni allenamento in una lezione di vita. (Categoria Sociale)
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La “Bionda Sarda”, birra artigianale interamente sarda; un menù creato da uno dei ristoranti storici del capoluogo e un obiettivo ambizioso: Costruire un percorso stabile che unisca agricoltura e ristorazione, facendo arrivare i prodotti genuini del territorio direttamente sulle tavole di cittadini e turisti. Coldiretti Cagliari e Fipe Confcommercio Sud Sardegna lanciano una nuova alleanza per valorizzare la filiera locale e rafforzare il legame tra chi produce e chi porta in tavola. 
Un patto che unisce il mondo dell’agricoltura a quello della ristorazione in un percorso virtuoso che punta a valorizzare le produzioni locali e a chiudere la filiera, dal campo fino al piatto e al bicchiere. Il primo passo concreto è stato fatto con un evento simbolico ma dal grande valore: Protagonista è stata “Bionda Sarda”, la birra artigianale realizzata interamente con materie prime sarde, abbinata ai piatti del rinomato ristorante Grotta Marcello di Cagliari. Tra i partecipanti, oltre ai vertici di Coldiretti e Fipe Confcommercio Sud Sardegna, anche il Birrificio 4 Mori di Guspini e il Consorzio Birra Italiana.
 
Un’occasione che ha messo in tavola non solo il gusto, ma anche una visione: quella di una collaborazione stabile tra agricoltori e ristoratori, per creare un sistema in cui i prodotti genuini della Sardegna trovino spazio nei menù delle attività commerciali cittadine e non solo. Si parte dalla birra, ma si punta a estendere l’iniziativa a tutte le eccellenze del territorio, offrendo così ai cittadini e ai tanti turisti un’esperienza autentica, che racconti la Sardegna attraverso i suoi sapori.
 
COLDIRETTI. “Quella di oggi è una giornata importante per lanciare ufficialmente questo nuovo patto tra Coldiretti Cagliari e Fipe Confcommercio – dice Giorgio Demurtas, presidente di Coldiretti Cagliari – partiamo dalla birra Bionda Sarda, una nuova eccellenza legata alla filiera totalmente sarda del comparto cerealicolo e brassicolo, per raccontare ai ristoratori cosa abbiamo costruito grazie anche al Consorzio Birra Italiana: una sinergia che parte dalla coltivazione dell’orzo distico, passa attraverso i birrifici agricoli, e arriva al prodotto finale. Tutto nasce dall’esigenza di rilanciare la cerealicoltura, oggi in crisi, con tanti terreni abbandonati. La Sardegna è la regione italiana con il consumo pro capite di birra più alto, e allora perché non valorizzare quei terreni con una coltura sostenibile e innovativa? Questa giornata a Cagliari è un primo passo concreto per chiudere davvero la filiera e fare in modo che il prodotto arrivi fino alla tavola, nei ristoranti del territorio”.
 
Giuseppe Casu, direttore di Coldiretti Cagliari, aggiunge: “La bellezza di questa giornata sta nella presentazione della birra, ma anche nel consolidamento di un rapporto che, nella nostra visione e crediamo anche in quella di Fipe, dovrebbe portare a un collegamento diretto tra produzioni primarie e ristorazione. È un percorso complesso, che richiederà anche una fase di sperimentazione che vogliamo avviare presto. La birra è una novità, soprattutto perché è interamente sarda, ma il vero obiettivo è valorizzare tutte le eccellenze che i nostri agricoltori producono ogni giorno”.
 
FIPE CONFCOMMERCIO. “Oggi suggelliamo un patto tra chi lavora la terra e chi porta i suoi frutti in tavola – sottolinea Emanuele Frongia, presidente FIPE Confcommercio Sud Sardegna – è un concetto semplice, ma se sviluppato fino in fondo diventa la chiave per comprendere cosa significhi davvero ‘filiera’. Purtroppo nel tempo, forse anche dopo il boom economico, questo principio si è un po’ perso: la crescita ha portato con sé anche l’abitudine a rifornirsi altrove, dimenticando che dietro ogni prodotto c’è una scelta etica, una responsabilità sociale. Ecco perché oggi, con questa collaborazione, vogliamo ribadire l’importanza di una ristorazione consapevole, che scelga di valorizzare il territorio e chi lo vive, ogni giorno”.
 
“FIPE e Coldiretti insieme – prosegue– lavorano per un progetto che riporti alla nostra tavola i prodotti locali. Oggi è il momento della birra, ma domani potrebbe essere qualunque altra eccellenza agricola. E parlare di birra all’inizio dell’estate è anche simbolico: richiama convivialità, freschezza, socialità. Ma questo è solo un primo passo: sono certo che da qui nasceranno molte altre iniziative virtuose”.
 
“La ricchezza del nostro territorio – conclude – non si misura solo con i numeri del PIL regionale. È anche felicità, serenità, senso di comunità. E in questo Coldiretti ha sempre fatto un lavoro straordinario. Anche FIPE lavora per tenere vivi i territori: i bar, i ristoranti, specialmente nei piccoli paesi, non sono solo luoghi dove mangiare e bere. Sono centri di aggregazione, punti di riferimento per la socialità e anche luoghi di informazione turistica. Oggi, con questa alleanza, rafforziamo questa idea: che un territorio è davvero vivo quando i suoi attori collaborano per costruire benessere diffuso, e lo fanno a partire dalle cose più autentiche: il cibo, la terra e le persone”.
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Gli agriturismo sardi si confermano tra le mete più apprezzate dai visitatori – sardi, italiani e stranieri – anche per le festività pasquali 2025 e i lunghi ponti delle prossime settimane. Pasquetta è già sold out quasi ovunque, seguita a ruota da Pasqua, con prenotazioni da quasi tutto esaurito per pranzi e attività all’aria aperta. Resta qualche possibilità per i pernottamenti, ma il trend è in forte crescita anche in Sardegna, complice la lunga stagione dei ponti dal 25 aprile al 1° maggio e i primi giorni del mese in arrivo.
 
Secondo un rilevamento di Coldiretti/Terranostra Campagna Amica, a scegliere gli agriturismi non sono solo famiglie sarde, ma crescono in modo esponenziale anche i turisti provenienti dalle altre regioni italiane e gli stranieri. Un weekend pasquale all’insegna della natura e della scoperta delle strutture che offrono ospitalità, cucina tradizionale e percorsi esperienziali a 360 gradi. 
 
AGRITURISMO AL TOP. Accanto al buon cibo e all’accoglienza, cresce l’interesse per le attività nei cammini rurali: a livello nazionale, si stima che oltre 300mila persone parteciperanno durante le festività a passeggiate, pedalate o itinerari a cavallo. 
 
“L’agriturismo si conferma non solo una scelta di relax e gusto, ma anche un’esperienza culturale e sensoriale completa – sottolinea Simone Ciferni, presidente di Terranostra Sardegna – le nostre strutture rappresentano un presidio fondamentale per il sistema turistico dei territori, anche quelli dell’interno dell’isola che, sebbene meno noti rispetto al turismo estivo e balneare, stanno conquistando sempre più visitatori. Questo ci dà ancora più forza per continuare a investire su qualità e autenticità”.
 
Un ruolo fondamentale lo giocano l’evoluzione dell’offerta e la professionalizzazione degli operatori, come sottolinea Mari Gina Ledda, coordinatrice di Coldiretti Terranostra Campagna Amica:
 
“Gli agriturismo stanno diventando sempre più luoghi dove si vive un’esperienza unica e autentica. I nostri cuochi contadini, grazie alla formazione continua promossa da Coldiretti, riescono a proporre piatti della tradizione in chiave innovativa, mantenendo intatti i sapori e i valori della cucina sarda. L’accoglienza, la narrazione dei territori e la valorizzazione delle stagionalità completano un’offerta integrata sempre più apprezzata”.
 
CUCINA: tra tradizione e innovazione. Cresce l’interesse dei visitatori per la cucina tradizionale sarda, simbolo di identità e cultura. La richiesta è in aumento da parte di chi vuole sperimentare e vivere le abitudini legate al territorio, anche attraverso il cibo.
 
A farla da padrone sono i grandi classici delle feste: l’agnello Igp, il maialetto e il capretto, cucinati secondo le diverse tradizioni locali. Ampio spazio agli antipasti a base di formaggi e salumi del territorio, verdure di stagione, paste tipiche e dolci della tradizione. Immancabili i vini locali e le birre artigianali, che arricchiscono una proposta gastronomica sempre più variegata e legata alle produzioni di filiera corta. Le prenotazioni – per mangiare e per pernottare – sono in continuo aumento anche oltre le festività pasquali, con dati in crescita fino a tutto maggio.
 
SARDEGNA E ITALIA. Il trend positivo della Sardegna riflette l’andamento nazionale: secondo Coldiretti/Terranostra Campagna Amica, si registrano oltre 1,6 milioni di presenze complessive in agriturismo – tra pernottamenti, pranzi e visite giornaliere – con una crescita di quasi +10% rispetto allo scorso anno. Da Nord a Sud dello Stivale, i visitatori sono sempre più curiosi di scoprire i segreti delle produzioni tipiche direttamente dai produttori e di vivere attività originali, dal wellness alle discipline sportive come yoga o pilates, fino ai corsi di cucina tradizionale.
 
TURISMO IN PRIMAVERA. Proprio in questi giorni iniziano le partenze in tutta Italia: secondo il rilevamento Coldiretti/Ixè, saranno 18,5 milioni gli italiani che tra Pasqua e i ponti del 25 aprile e del 1° maggio trascorreranno almeno una notte fuori casa. La durata media delle vacanze sarà di cinque giorni: il 52% si limiterà a tre giorni, il 33% starà fuori fino a una settimana, il 10% prolungherà a dieci giorni, e una quota residua andrà oltre.
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Interventi strutturali e mirati sul sistema idrico sono essenziali per garantire il futuro dell’agricoltura sarda, sempre più messa a dura prova dalla carenza d’acqua e dai cambiamenti climatici. Ristrutturare le reti, recuperare le acque reflue e costruire invasi dotati di sistemi di pompaggio sono solo alcuni degli interventi necessari per rendere efficiente il sistema, al pari di un piano invasi che preveda nuove interconnessioni tra bacini e interventi sulle dighe. Questi sono alcuni dei temi approdati sul tavolo del Prefetto di Cagliari, Giuseppe Castaldo e illustrati questa mattina dalla delegazione di Coldiretti Cagliari, guidata dal presidente e direttore, Giorgio Demurtas e Giuseppe Casu e dai suoi soci, a margine del sit-in organizzato dall’associazione. 
 
SIT-IN. Oltre un centinaio di agricoltori e allevatori Coldiretti hanno voluto accendere i riflettori davanti alla Prefettura su un tema che continua a creare grandi preoccupazioni nel mondo delle campagne del sud Sardegna e non solo. L’incontro col Prefetto ha voluto portare all’attenzione di una delle massime cariche dello Stato in Sardegna, la difficile condizione che vivono gli agricoltori e allevatori dell’isola per una gestione idrica ancora gravemente deficitaria per la mancanza delle infrastrutture necessarie a garantire l’acqua, bene primario e prezioso non solo per le comunità locali ma anche per il mondo produttivo che si trova a affrontare un momento molto delicato in vista dei prossimi mesi caldi.
 
INCONTRO. "Ringraziamo il Prefetto per averci incontrato tempestivamente - sottolinea il presidente Demurtas - ha accolto le richieste di Coldiretti e si è impegnato a sensibilizzare la Regione affinché venga convocato il tavolo di confronto tra le istituzioni che abbiamo proposto. Lo scorso anno 5.000 ettari di terra agricola sono stati sottratti alla produzione di cibo e la situazione non è migliorata. Le recenti piogge hanno dato sollievo ai bacini, ma i livelli rimangono critici - aggiunge Demurtas - la gestione idrica degli ultimi decenni è stata disastrosa. Non possiamo più vivere in emergenza: servono strategie per affrontare i cambiamenti climatici. La gestione idrica è stata catastrofica e per questo è necessario un tavolo interistituzionale con gli assessori regionali per trovare soluzioni concrete".
 
PROGRAMMAZIONE. Secondo Giuseppe Casu, direttore di Coldiretti Cagliari, la situazione di crisi idrica che ha colpito il Cagliaritano non si è risolta con le recenti piogge. "Il rischio è grave: se non si interviene progressivamente, molte aziende smetteranno di produrre e chiuderanno con effetti immaginabili. Da un lato, sulle tavole dei consumatori verrebbero a mancare produzioni di pregio ma soprattutto rischieremmo che, con la chiusura delle aziende, si perdano presidi territoriali importanti che garantiscono occupazione e manutenzione territoriale - avverte Casu - lo scorso 23 gennaio abbiamo scritto agli assessori Piu e Satta chiedendo la convocazione di un tavolo per analizzare le proposte del Consorzio di Bonifica della Sardegna Meridionale. Fino ad oggi, però, questo tavolo non è stato convocato”. 
 
Coldiretti chiede interventi strutturali e mirati, come la ristrutturazione delle reti idriche, il recupero delle acque reflue e la costruzione di nuove dighe. Inoltre, viene sottolineata l’importanza di rafforzare il ruolo dei Consorzi di Bonifica che hanno dimostrato la loro efficacia nel garantire l’irrigazione delle colture.
 
LE VOCI DEGLI AGRICOLTORI. Tanti gli agricoltori e allevatori presenti alla manifestazione. "Senza acqua non si vive nei territori e si perdono economie e aziende. Stiamo affrontando una grave carenza di manodopera e un aumento della povertà, soprattutto nel Sulcis - dice Massimo Impera, socio Coldiretti e sindaco di Santadi - i territori a vocazione agricola devono puntare sull’agricoltura come risorsa strategica per garantire sviluppo e occupazione - continua - è urgente l’irrigazione di soccorso per gli chi non riesce ad abbeverare il bestiame. Non possiamo più affidarci a soluzioni tampone come cisterne e autobotti ma dobbiamo puntare sul Consorzio di Bonifica, che è efficiente e capace di gestire al meglio le risorse idriche”.
 
Anche Carlo Pusceddu, agricoltore della Marmilla, ribadisce la difficoltà di programmare il futuro senza certezze: "Oggi non possiamo nemmeno decidere cosa coltivare: ordiniamo le piantine ma poi non sappiamo se avremo l’acqua necessaria. Questo significa un mancato reddito per noi agricoltori - ricorda - l’anno scorso, grazie all’80% dell’acqua concessa, le aziende sono riuscite a tirare avanti, ma la situazione per quest'anno è incerta".
 
Infine Marcello Curreli, agricoltore di San Gavino chiosa: "La situazione in campagna resta difficile. Chi vive della propria azienda ha bisogno di acqua ma a oggi ci è stato comunicato che siamo esattamente nelle stesse condizioni dell’anno scorso. Questo significa ancora restrizioni e un’emergenza continua che penalizza il nostro lavoro - conclude - chiediamo un piano di prevenzione che permetta di affrontare queste criticità con maggiore efficacia, puntando sul recupero delle acque reflue e piovane per creare scorte idriche adeguate".
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Carri allegorici, maschere e sfilate: Pirri si prepara a festeggiare il Carnevale con un programma pensato per tutte le età nel periodo tra sabato 22 febbraio e domenica 9 marzo. E poi, a partire da marzo, ogni mercoledì il mercato “Campagna Amica” promosso da Coldiretti nella nuova location di via Enrico Toti. Il Consiglio della Municipalità di Pirri ha approvato all’unanimità due proposte promosse dalla Commissione Attività produttive.

“Dopo la riuscita delle iniziative organizzate per il Natale”, spiega la presidente della Municipalità Maria Laua Manca, “ci prepariamo al Carnevale con feste in piazza, carri, costumi colorati e qualche novità. Ovviamente non mancherà un occhio di riguardo verso le fasce d'età più fragili, come gli anziani, per i quali stiamo organizzando un’iniziativa dedicata con musica e balli. Ci auguriamo che anche quest’anno il Carnevale di Pirri sia un successo e che la cittadinanza partecipi attivamente divertendosi agli eventi in programma”.

Gli appuntamenti organizzati dalla Municipalità si terranno tra il parco dell'Ex Vetreria e la corte del Centro culturale "La Vetreria" e si coniugheranno con la programmazione de “Su Carrasciali pirresu”, realizzata dalla compagnia teatrale Il Crogiuolo e sostenuta dal Comune, che prevede la sfilata in maschera, laboratori per bambini e spettacoli teatrali nello spazio di Casa Saddi, in via Ettore Fieramosca17.

Novità importanti anche per il mercato “Campagna amica”: a partire da marzo, ogni mercoledì i produttori della Coldiretti avranno un nuovos spazio in via Enrico Toti e non più in via Santa Maria Goretti.

“Il mercato della Coldiretti”, sottolinea la presidente Manca, “è un’opportunità importante per il nostro territorio perché completa l’offerta commerciale con prodotti freschi e a chilometro zero in un quartiere decentrato come quello di Santa Teresa”. Eugenio Spiga, presidente della Commissione Attività produttive, spiega come le due iniziative approvate all'unanimità durante la seduta del 6 febbraio, seppur distinte tra loro abbiano un obiettivo comune: “Richiamare il pubblico per animare le strade di Pirri e coinvolgere la cittadinanza del territorio sia attraverso il mantenimento delle tradizioni carnevalesche sia attraverso la promozione e la diffusione dei saperi delle tradizionali produzioni locali. Stiamo lavorando per organizzare nel modo migliore il nuovo spazio del mercato della Coldiretti, per renderlo più accogliente per i lavoratori e per i clienti”.

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Subito lo Stato di emergenza e una Unità di crisi permanente per contrastare la lingua blu in Sardegna. Ma anche un Tavolo tecnico per gestire una situazione insostenibile e una Task force per gestire le procedure di indennizzi, necessari per sostenere gli allevatori sardi ormai in ginocchio a causa di danni già certi per oltre 25 milioni di euro. Sono solo alcune delle proposte e richieste di Coldiretti Sardegna alla luce dell'emergenza sulla malattia che sta falcidiando gli allevamenti sardi. Interventi necessari per arginare la diffusione della lingua blu in Sardegna che ha ormai raggiunto proporzioni critiche. 
 
CRISI ALLEVAMENTI. “Ormai siamo arrivati a livelli del 2000 quando si era vissuta una situazione grave per l’epidemia di lingua blu e ora rischiamo di peggiorare ulteriormente quella situazione drammatica - sottolineano Battista Cualbu e Luca Saba, presidente e direttore Coldiretti Sardegna - non sono bastate le nostre denunce e le ripetute richieste di intervento alla Regione, già dai primissimi mesi dell’anno, per orchestrare una strategia preventiva di contrasto a una situazione che si sapeva sarebbe esplosa. Invece abbiamo assistito al silenzio e oggi ne stanno pagando il prezzo gli allevatori ovini e bovini sardi con le loro aziende e famiglie”.
 
ODG. Intanto da Coldiretti Sardegna anche la richiesta al Consiglio regionale della convocazione di una seduta, con procedura di urgenza, per approvare un Ordine del giorno che preveda la condivisione di un provvedimento di urgenza ai sensi dell'articolo 102 per disporre denari e norme che possano attivare i processi di risarcimento alle aziende e impegni l’Esecutivo a mettere in campo una azione forte per sostenere le aziende e fornire tutti gli aiuti e strumenti necessari a fermare questa crisi delle nostre aziende. Questa volta è necessario essere tempestivi vista l'enorme gravità della situazione.
 
INTERVENTI. “È necessario trovare le liquidità necessarie a ristorare le aziende ormai in ginocchio per la perdita dei capi ma soprattutto per indennizzare le perdite future, frutto dei numerosi aborti e del calo del latte previsto a causa della malattia - aggiungono presidente e direttore - ma servono anche interventi per antiparassitari e per una campagna di disinfestazione costante delle campagne per debellare l’insetto che ormai sta proliferando e sta mutando in altri sierotipi - concludono - non ultimo si deve intervenire per sbloccare definitivamente la circolazione dei vaccini anche per i bovini considerato che, nonostante sia stata sbloccata la loro vendita alle aziende, ancora le procedure burocratiche ne stanno rallentando il loro arrivo nelle aziende”.
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Milioni di euro di danni alle aziende agro pastorali sarde sia nel breve periodo per le perdite di molte produzioni attuali che non potranno andare nei mercati di vendita, che di medio-lungo termine per l’aumento dei costi da sostenere per riparare i danni subiti alle colture e alle strutture aziendali. È una vera e propria emergenza quella che sta colpendo il mondo delle campagne in Sardegna (come in tutta Italia) a causa della fauna selvatica incontrollata. 
Una emergenza che sta portando in piazza il mondo agricolo di Coldiretti Sardegna, sulla scia della mobilitazione nazionale, con il blitz in corso da questa mattina davanti alle prefetture di tutti i capoluoghi di provincia sardi. Cagliari, Sassari, Oristano e Nuoro i presidi stanno portando in piazza centinaia di agricoltori e allevatori per dire stop alla fauna selvatica incontrollata che sta creando gravi danni al mondo agricolo. Il tutto acuito dall’emergenza sulle strade con automobilisti e motociclisti che sempre più devono fare i conti con gli incidenti, a volte tragici come quello accorso a un motociclista che ha perso la vita pochi giorni fa sulle strade di Pula.
 
ALLARME. Da Cagliari a Oristano, passando per Sassari e Nuoro, centinaia di agricoltori e allevatori si sono dati appuntamento davanti alla sede dei maggiori rappresentanti dello Stato in Regione, i prefetti, per chiedere un  coinvolgimento diretto alle cariche dello Stato. Un grido d’allarme che i prefetti hanno raccolto incontrando le delegazioni provinciali di Coldiretti che stanno portando le richieste della vertenza e facendo vedere in modo tangibile attraverso fotografie e video, ma anche frutti e verdure colpite dalla fauna selvatica, quali danni contano ogni giorni le aziende agro pastorali isolane.  
 
SARDEGNA. Da tempo Coldiretti porta all’attenzione delle istituzioni il problema, sia a livello nazionale che regionale, ma in molti casi ancora mancano dei Piani di gestione e monitoraggio del fenomeno e alcuni di quelli approvati necessitano di essere revisionati per essere più efficaci davanti a un fenomeno che continua a non dare tregua. Da qui le richieste ai Prefetti ma anche alle massime cariche della Sardegna tra Regione e Consiglio regionale di interventi celeri per sostenere il comparto agricolo e dare impulso a politiche di sostegno all’emergenza e strutturali per arginare il grave fenomeno.
 
 "Il grave problema della fauna selvatica è una delle emergenze più sentite dai nostri agricoltori e allevatori - sottolinea Battista Cualbu, presidente di Coldiretti Sardegna - la mobilitazione di Coldiretti Sardegna dopo la siccità ha messo in luce un’altra delle criticità che da tempo affliggono le nostre campagne. È urgente intervenire per risarcire i danni che colpiscono decine di aziende agricole ogni giorno - conclude - i problemi causati dalla fauna selvatica si riflettono pesantemente sulla produzione”. 
 
Per Luca Saba, direttore di Coldiretti Sardegna, inoltre “gli agricoltori e allevatori sardi sono già messi a dura prova da una serie di avversità, prima fra tutte la siccità che ha comportato perdite significative in termini di produzione e redditività - ricorda - a queste problematiche si aggiungono ora i danni provocati dalla fauna selvatica che ammontano a milioni di euro e rischiano di compromettere ulteriormente la sostenibilità economica delle attività agricole. Non è più sostenibile che i nostri agricoltori e allevatori debbano affrontare, oltre alle difficoltà climatiche e di mercato, anche le devastazioni causate da questo fenomeno incontrollato - conclude - è indispensabile intervenire con urgenza: non si può attendere oltre, perché ogni giorno di ritardo aggrava la situazione”.
 
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