Venerdì, 30 Ottobre 2026 17:54

“A tavola senza schermi”: consegnati i kit, al via la fase test nei ristoranti del Sud Sardegna In evidenza

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Quindici ristoranti in Sardegna, un mese di sperimentazione e un patto volontario con le famiglie: mettere in pausa i dispositivi e riscoprire il pasto come occasione di incontro. Entra nella fase operativa il progetto “A tavola senza schermi”, che muove i primi passi attraverso una fase test, al termine della quale sarà valutata la possibilità di estendere l’iniziativa.

Nel sud Sardegna sono stati consegnati i kit alle tre realtà coinvolte in questa prima sperimentazione: Antica Cagliari, Pani e Casu a Quartu Sant’Elena e Le Terrazze a Capoterra. Giochi e materiali offriranno a bambini e genitori un’alternativa agli schermi: il tempo di attesa di un piatto potrà diventare quello di un quiz sugli animali, di un disegno fatto insieme o di una conversazione.

L’iniziativa nasce dal confronto tra la Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza Anna Cau e FIPE Confcommercio Sardegna, con il contributo informativo della Federazione italiana medici pediatri.

Il “Kit del Ritrovo” mette a disposizione giochi e attività per diverse fasce d’età, affiancati da un pieghevole per i genitori e dal rimando, attraverso un QR code, alla guida FIMP Bambini e adolescenti in un mondo digitale.

“Con la consegna dei kit trasformiamo una proposta in un’esperienza concreta, che può cominciare già dal prossimo pranzo in famiglia – dichiara Emanuele Frongia, presidente di FIPE Confcommercio Sud Sardegna –. I ristoratori mettono a disposizione strumenti semplici per aiutare bambini e genitori a ritrovare il piacere di stare insieme. Ma il primo esempio deve arrivare dagli adulti: se chiediamo ai più piccoli di posare il telefono, dobbiamo essere pronti a farlo anche noi. Il valore di questa iniziativa è nella possibilità di riportare al centro le persone, l’ascolto e la convivialità, con un’abitudine che dal ristorante può proseguire anche a casa”.

Dalle sale dei ristoranti arriva la conferma di un’esigenza già espressa dalle famiglie.

“Ci capita spesso che i genitori chiedano al personale colori o giochi per i bambini: questa iniziativa risponde a una richiesta reale – racconta Elide Loddo, figlia della titolare del ristorante La Terrazza di Capoterra –. Ricordo quando da piccola, a tavola, giocavo con i miei genitori e con i cugini, anche a dama. Sono momenti che vorremmo aiutare le famiglie a riscoprire. Abbiamo condiviso il progetto con i ragazzi della sala e lo hanno accolto con entusiasmo: avere qualcosa da proporre significa offrire un’occasione in più per stare insieme”.

Per Efisio Mameli, titolare di Pani e Casu a Quartu Sant’Elena, il progetto rafforza un impegno avviato da tempo.

“Da diversi anni cerchiamo di incoraggiare le famiglie a mettere da parte il telefonino durante il pasto e abbiamo trovato molti genitori disponibili a collaborare. I bambini, quando vengono coinvolti, rispondono con grande partecipazione – spiega Mameli –. Nel nostro ristorante utilizziamo tovaglie di carta e mettiamo a disposizione penne e colori. Accogliamo quindi con entusiasmo un’iniziativa che dà nuovi strumenti e continuità a ciò in cui crediamo”.

Un’adesione che richiama anche il ruolo sociale dei pubblici esercizi, come sottolinea Alberto Melis, titolare di Antica Cagliari, con tre ristoranti, due alla Marina e uno al Poetto.

“Il ristorante è da sempre un luogo di socialità. Con questo progetto vogliamo aiutare le famiglie a riscoprire il valore della convivialità, dell’accoglienza e dell’ospitalità – afferma Melis –. Le imprese possono dare un contributo concreto, offrendo ai bambini attività che rendano meno forte il richiamo del telefono durante il pranzo o la cena. È un modo per restituire attenzione al momento che si sta condividendo”.

Il patto proposto alle famiglie riguarda grandi e piccoli: telefoni riposti durante il pasto, tempo dedicato a raccontarsi la giornata, giochi e attività manuali nell’attesa delle portate, da mettere da parte quando si mangia. Le eventuali eccezioni si concordano insieme e le chiamate davvero urgenti si svolgono lontano dal tavolo.

L’esperienza raccolta durante il mese di prova servirà a valutare i possibili sviluppi del progetto. L’obiettivo è far crescere, attraverso il contributo dei ristoratori e delle famiglie, una maggiore attenzione alla qualità del tempo trascorso insieme.