Sabato, 27 Settembre 2025 14:51

Una storia aziendale isolana tra passione e intuito In evidenza

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Sanluri. La famiglia Cellino. L'intervento di Michela Sanluri. La famiglia Cellino. L'intervento di Michela

I settant’anni del gruppo Cellino. Da Sanluri, maestri pastai nel solco di un percorso che intreccia tradizione e innovazione. Nel rispetto dell’ambiente e del territorio

Mario Frongia

 Tre generazioni allo specchio. Con il primo seme che risale al 1953. Ercole Cellino ha 26 anni, proviene da Alba. Nel Medio Campidano gira con un camioncino carico di granaglie. Ha al fianco una compagna altrettanto forte: Fanny Silesu. Si sono conosciuti  mentre lei è in vacanza a Mondovì. Un anno assieme e si sposano. La coppia è solida, ha idee chiare, guarda lontano. Ma Fanny non cede, si torna in Sardegna. Lui, progetta, compra, vende, corre. Lei, nipote del compositore Lao Silesu, è la stella polare. Si stabiliscono a Sanluri. Nel cuore del granaio d’Italia, in una Marmilla che nel post Seconda guerra mette assieme i cocci con fatica, sudore, polvere. Ma il territorio e l’agricoltura sanno di buono. “Mio padre Mario, oggi novantenne, ricorda Ercole Cellino come una sorta di locomotiva. Aveva idee, energie, il temperamento giusto. Ed era voglioso di inserirsi nella nostra comunità. Ecco perché la popolazione sanlurese è grata alla famiglia per quel che ha fatto e per i successi delle loro aziende” ha rimarcato Alberto Urpi, sindaco di Sanluri. La serata è perfetta per riannodare i fili della memoria e dell’orgoglio. E della riconoscenza.

L’evoluzione, i precetti, la sfida di famiglia. Nella seconda metà degli anni Cinquanta arrivano figli e figlie. In casa Cellino tra tinello e cucina si mastica da subito che non c’è tempo da perdere. La sveglia si mette all’alba e non ci si arrende mai. Una sfida, imperativa o quasi. Anche perché i tempi scorrono e sono complessi: il banditismo, i limiti dettati dall’insularità, un fragile tessuto imprenditoriale e bancario. Ma le cose non accadono quasi mai per caso: Il patriarca nel 1968 costruisce il primo mulino. A seguire, sviluppa una struttura industriale precisa. La ditta si espande. E non è un caso che gli eredi scomodino con garbo e rispetto i settant’anni di attività e il claim “Una vita di Sardegna”. L’azienda cresce, sbarca oltre Tirreno, aumentano i container diretti all’estero. Spaghetti e linguine, delizie italiane made in Sardinia. Con clienti in cinquantaquattro Paesi nei cinque continenti. Oltre seicento dipendenti, cuore e cervello di una produzione variegata e di alta qualità tra semole, pasta, fette biscottate, farine. L’asset decisivo passa dalla salvaguardia della produzione di grano duro sardo. Nasce anche da queste frequenze l’accordo con oltre trecento produttori locali e la filiera certificata “Ercole punto zero”. Ma non è tutto. Alla festa, affettuosa e colloquiale al tempo stesso tenutasi al Castello di Eleonora d’Arborea a Sanluri, i Cellino hanno mostrato quel meritato filo di soddisfazione. In una narrazione pluridecennale condita da clip, interventi, aneddoti e insegnamenti dettati da papà Ercole e mamma Fanny, è emersa anche la gioia legata alle attenzioni per il territorio e l’artigianalità. Ad esempio, la produzione con il Metodo Alma. “Un sistema di doppia decorticazione a pietra diamantata che raggiunge l’anima del chicco di grano, quella più pura”. La simbiosi tra le moliture a carattere familiare e gli orizzonti commerciali. Un mix curato nei dettagli in un mercato che non ammette sbavature 

Sentimento e umiltà. “La storia siamo noi” canta Francesco De Gregori. Quella della famiglia Cellino è una storia che coniuga le esigenze dei consumatori, le produzioni industriali con la cultura del mangiare bene e sano. Prodotti che hanno alla base “passione, determinazione, quel genere di propositività che permette di guardare lontano. Nostro padre ci ha lasciato il senso della famiglia, della saggezza, della trasparenza e dell’equità” hanno rimarcato all’unisono con un filo di commozione Alberto, Lucina e Giorgio al brindisi per i sette decenni di impresa. All’appello mancano Massimo, imprenditore, che vive all’estero, e Rossella, medico, residente in Veneto. In casa Cellino, con Michela e Matteo, figli di Alberto e in prima fila nel tenere alto il vessillo della casa a partire da una comunicazione genuina e mirata, la quotidianità si snoda tra gli stabilimenti di Santa Giusta,  Sanluri e Cagliari. In città, tra via Tuveri e via Scano, brilla lo store che rilancia concetti e idee che abbinano tradizione e innovazione. La catena è collaudata: il molino Simec, il pastificio F.lli Cellino, il biscottificio Fette di sole, il mangimificio Stipar e, dal 2014, il centro Sardegna Più che controlla l’insegna Coop. Un impero che esalta le peculiarità isolane, la tenacia e la dedizione di un mondo rurale che sa stringere i denti. “Mi chiedo proprio questo: saremmo in grado di far sì che i nostri agricoltori sappiano resistere e continuino nel tramandare saperi e competenze ai loro eredi”. Il monito di Alberto Cellino risuona forte nel cortile della struttura della famiglia Villasanta. Sa Battalla è lontana, i moti risorgimentali pure. Il Castello, icona di una città ricca di talenti, sovrasta applausi e congratulazioni. E peccato se Lucina, titolare a Cagliari di un raffinato hotel boutique quattro stelle superior che porta il nome della mamma Fanny, ha confessato che le sarebbe piaciuto studiare architettura. I crostini crema di formaggio, uva e verdurine sono appetitosi. I vini della cantina di Dolianova regalano gli umori giusti. La realtà sarda è anche questa. Come al solito, tra sorrisi e dubbi. E una certezza: la famiglia Cellino contribuisce a rafforzare fiducia e speranze.        

Ultima modifica il Sabato, 27 Settembre 2025 20:13