Le iscrizioni alla specializzazione biennale si chiudono il 2 dicembre. Tra studi, ricerca e restauro dei tesori isolani, il percorso di UniCa fornisce un titolo preferenziale per i bandi di Soprintendenza, ministero Cultura e gare per il restauro del patrimonio paesaggistico
Mario Frongia
Una Sardegna che merita rispetto. Culturale, sociale, economico. In sostanza, quel genere di garbo scientifico e pragmatico che accompagna le filiere di sviluppo e tutela di qualità e destinate a segnare i tempi. Una Sardegna che vanta luoghi, territori, esperienze e strutture che necessitano di professionalità ed esperienze di alto profilo. Una Sardegna che deve alzare l’asticella sul vero presente e futuro dei tesori della propria storia. Il flash è immediato: la Scuola di specializzazione in Beni architettonici e del paesaggio dell’Università di Cagliari forma i formatori. Modella e crea percorsi accademici al passo, e molto spesso anche un tantino avanti, con le principali accademie e i competitors istituzionali di settore. Il team diretto da Caterina Giannattasio vola leggero. Incrocia relazioni, esamina, sviscera, approfondisce, si confronta. D’altronde, in Sardegna la materia prima non manca. Per dire, il percorso affronta il rapporto tra patrimonio costruito e paesaggio nel bacino del Mediterraneo. Mette mano e mente alle visuali e alle ricerche architettoniche, urbane e territoriali. Ha per mantra il riuso, la sostenibilità e l’accessibilità. Con la direttrice - mossa da passione e professione: gli stessi capitoli che ne guidano la mission con il Centro interdipartimentale Cagliari accessibility Lab - la Scuola marcia spedita. Affronta e supera ostacoli di vario genere. Mette in luce un ateneo dinamico, ben incastonato nei problemi, o nelle opzioni culturali e di fruizione, della collettività. E, per stare a un sano realismo, conseguire il diploma di specialista in beni architettonici e del paesaggio consente di mettere in curriculum un titolo preferenziale su scala nazionale per partecipare ai bandi di Soprintendenza, ministero della Cultura e alle gare d’appalto per il restauro del patrimonio. Per iscriversi occorre una robusta accelerata: il timer scossa fino a lunedì 2 dicembre. Per le giovani e i giovani specialisti sardi, con un plus d'amore per la propria terra, un'occasione più che ghiotta.
La Sardegna, isola del tesoro. “Seguiamo, tra l’altro, le carceri storiche, Buoncammino a Cagliari e San Sebastiano a Sassari. Siamo impegnati - dice la professoressa Giannattasio - anche con l’ex reggia giudicale di Oristano, la Rotonda di Tempio, gli ex ospedali psichiatrici di Villa Clara e Rizzeddu a Cagliari e Sassari e i borghi abbandonati come Osidda”. Il team del Dipartimento di ingegneria civile, ambientale e architettura - nella Scuola sono coinvolti i docenti di altri dipartimenti dell’ateneo, Università e centri di ricerca nazionali ed esteri - segue anche torri costiere, castelli e mura medievali, paesaggi militari. In breve, UniCa assieme. Nel mettere su un percorso che è indicativo per quanti si muovono in un ambito che richiede visione, intuito e professionalità specifiche. Meglio se maturate sul campo. Alla Scuola accedono laureati magistrali e specialisti in Architettura, Ingegneria edile, Archeologia, Conservazione beni architettonici e ambientali, Conservazione e restauro beni culturali, Storia dell’arte, Conservazione patrimonio storico-artistico, Storia dell’Arte e laureati con il vecchio ordinamento inerenti alle discipline del bando. La Scuola prevede venti posti per anno, due riservati a dipendenti degli Istituti del ministero della Cultura con sede in Sardegna, due a dipendenti del Comune di Cagliari e due a stranieri. L’accesso avverrà secondo una graduatoria, stilata in base a titoli e colloquio. Per le prime tre posizioni sono previste borse di studio. Le lezioni si svolgeranno tra gennaio e giugno 2025.
I tempi, i luoghi, l'obiettivo. “In un momento di forti trasformazioni del paesaggio emerge l’importanza di sensibilizzare le comunità alla cura del patrimonio culturale. Nel 2005, il Consiglio d’Europa con la Convenzione di Faro ha sottolineato gli aspetti importanti del patrimonio culturale in relazione a diritti umani e democrazia. L’Italia - sottolinea Caterina Giannattasio - nel 2020 ha ratificato la Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società e si è impegnata a incoraggiare la formazione professionale continua e lo scambio di conoscenze e competenze, all'interno e all'esterno del sistema educativo”. Ma non solo. “La Sardegna, per le sue specificità ambientali, culturali e storico-politiche, necessita di attenzioni e cure sui paesaggi storici e archeologici, industriali, rurali, militari. Così come i territori delle aree interne soggette al crescente fenomeno di spopolamento. Anche per questo - conclude la professoressa Giannattasio - occorre formare esperti di alta competenza nella cura del patrimonio sardo”. In sostanza, cultura e sardità. Miscela indispensabile per un domani ricco di forti opportunità. Il link al bando è il seguente: https://web.unica.it/unica/protected/474017/0/def/ref/DOC474002/. Ulteriori informazioni si possono avere su Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; https://unica.it/unica/it/ssbap.page.

