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Mattarella inaugura l’anno scolastico a Cagliari
Con l'inizio dell'anno scolastico 2024/2025, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è arrivato a Cagliari per inaugurare il nuovo percorso formativo davanti a 1300 studenti, sottolineando il valore della scuola come luogo di crescita e comunità. Accolto dal suono delle launeddas e accompagnato dal ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, Mattarella ha parlato al Convitto Nazionale "Vittorio Emanuele II", nell'ambito della 24ª edizione di "Tutti a scuola", trasmessa in diretta su Rai 1. L'evento ha coinvolto circa 1.300 studenti, rappresentanti otto scuole sarde e istituti della penisola.
Il suo primo messaggio è «un saluto a totu sa genti sarda». Durante il suo discorso, il presidente ha definito la scuola come una "palestra di vita" che trasmette conoscenze e valori come fiducia, responsabilità e rispetto. Mattarella ha evidenziato l'importanza dell'educazione per il progresso della società, sottolineando che "la scuola non è una bolla, un recinto, un mondo a parte, ma un organismo che vive nella società e concorre al suo progresso." Ha inoltre ricordato il ruolo fondamentale degli insegnanti, spesso non valorizzati a sufficienza, e ha ribadito la necessità di un impegno educativo condiviso tra scuola e famiglia.
Mattarella ha anche affrontato il tema del disagio giovanile, evidenziando la necessità di prevenire fenomeni come il bullismo e il cyberbullismo. Ha sottolineato l'importanza del dialogo, dell'empatia e della costruzione di un ambiente scolastico inclusivo, dove gli ostacoli economici, sociali e culturali siano rimossi per consentire a tutti i giovani di sfruttare appieno le opportunità offerte dall'istruzione.
Il ministro Valditara, a margine della cerimonia, ha parlato delle novità per l'anno scolastico: tra queste, il divieto dell'uso dei cellulari in classe fino alle scuole medie, l'introduzione di docenti tutor e orientatori, e la riforma degli istituti tecnici e professionali con il modello 4+2. Valditara ha inoltre annunciato una sperimentazione sull'utilizzo dell'intelligenza artificiale in 15 classi di quattro regioni (Calabria, Lazio, Toscana e Lombardia) per supportare la didattica personalizzata.
Il ministro ha poi fatto il punto sugli investimenti destinati al mondo della scuola. Nonostante il calo di circa 110.000 studenti in Italia, con oltre 5.000 studenti in meno in Sardegna, Valditara ha ribadito che non sono stati effettuati tagli agli organici, sottolineando l'importanza di un rapporto più equilibrato tra docenti e studenti. Ha infine ricordato che lo scorso anno sono stati destinati 3 miliardi di euro per l'aumento degli stipendi del personale scolastico, con un incremento del 5,8% nel nuovo contratto, a cui si aggiunge il taglio del cuneo fiscale.
La giornata ha messo in luce la sfida di costruire un ambiente educativo che prepari i giovani al futuro, promuovendo la collaborazione tra istituzioni, insegnanti e famiglie. Grandi applausi anche per le ragazze della pallavolo, medaglie d'oro alle Olimpiadi di Parigi. Gli studenti hanno accolto con un'ovazione l'ingresso in platea di Paola Egonu, Alessia Orro, Myriam Silla e Anna Danesi. Applausi, strette di mano e richieste di selfie: accoglienza festosa per le campionesse di Parigi. Per il mondo dello sport sono presenti il ministro Andrea Abodi, il presidente del Coni Giovanni Malagò e il presidente del Comitato italiano paralimpico Luca Pancalli.
Cappellacci scrive a Mattarella: "La Sardegna attende risposte, non scorie"
“La Sardegna attende scelte coraggiose, finanziamenti e tempi certi e invece, nel pieno di una drammatica pandemia, l’unica risposta che arriva dallo Stato centrale è la prospettiva di un deposito di scorie radioattive”. Lo ha scritto Ugo Cappellacci, deputato e coordinatore regionale di Forza Italia in una lettera-appello al Presidente Mattarella, con cui chiede un intervento per scongiurare l’ipotesi della realizzazione del deposito nazionale di scorie radioattive in Sardegna. Cappellacci si rivolge a Mattarella “nella sua qualità di garante di un’Unità nazionale che, se non viene affrontata la questione sarda, resterà una grande incompiuta a causa di quella che è una “secessione alla rovescia”, perché è lo Stato che si distacca dai sardi d’Italia” e ricorda che “la Sardegna vive una condizione di svantaggio derivante dalla condizione geografica insulare, dalla scarsa infrastrutturazione e dalle conseguenze delle crisi industriali che hanno messo a nudo l’inadeguatezza del modello di sviluppo economico instaurato decenni fa. Eppure – ricorda l’esponente azzurro- i figli di questa terra hanno versato il loro sangue per l’Italia: i martiri della Brigata Sassari sono l’esempio più alto del valore di un popolo orgoglioso, che non si rifugia nel vittimismo né chiede misure assistenzialiste ma solo la possibilità di camminare con le proprie gambe, forte dei suoi principi, delle sue tradizioni, della sua cultura e della sua storia”. Cappellacci ricorda anche che i sardi si sono già pronunciati nel 2011 con un referendum che ha visto il 97% dei cittadini dire “no” al deposito di scorie radioattive. “Mi appello anche – prosegue Cappellacci- al suo ruolo di garante della Costituzione nella quale, all’art. 3, è scritto: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Sarebbe assurdo – prosegue Cappellacci- se, oltre a non rimuovere gli ostacoli esistenti che sopra, sommariamente, ho ricordato, la Repubblica arrivasse ad aggiungerne altri”. Infine l’appello al Presidente della Repubblica: “Accenda una fiaccola di speranza per le nuove generazioni e per un’intera isola, contribuendo a farla uscire dall’antica maledizione per cui ogni posto di lavoro viene pagato con un sacrificio in termini di sicurezza, salute, fruibilità dei territori”
Di seguito, il testo integrale della lettera:
Ill.mo Sig. Presidente,
le scrivo questa mia lettera a poche ore dalla pubblicazione della mappa dei siti candidati ad ospitare il deposito nazionale di scorie radioattive, che include 14 località della Sardegna.
Come è noto, la nostra terra vive una condizione di svantaggio derivante dalla condizione geografica insulare, dalla scarsa infrastrutturazione e dalle conseguenze delle crisi industriali che hanno messo a nudo l’inadeguatezza del modello di sviluppo economico instaurato decenni fa.
Secondo recenti studi, il costo del divario insulare si aggira tra i 2,5 e i tre miliardi di euro ogni anno. Si tratta di 660 milioni per il trasporto navale di passeggeri e merci per distanze equivalenti a quelle percorribili via terra ed altri 600 milioni per il trasporto aereo. Ad aggravare la situazione si aggiungono indici di infrastrutturazione molto distanti dalla media nazionale: 45,5% sulle reti stradali (87,1% nel Mezzogiorno); 35,2% su reti energetiche (rispetto al 64,5% del Mezzogiorno); 15% su reti ferroviarie (87,8% nel Mezzogiorno); 66,1% per infrastrutture economico sociali (84,4 nel Mezzogiorno).
Sono oltre 3000 i sardi che ogni anno lasciano la nostra isola per costruire il proprio futuro come studenti, lavoratori, per mettere su casa e famiglia. La nostra è un’isola in cui le culle restano vuote: l’indice di natalità si ferma allo 0,97, è il peggiore d’Italia e si accompagna ad un altro dato drammatico: 1 bambino su 3 vive in condizioni di povertà relativa.
Presidente, nella sua veste di giudice Costituzionale, ha già avuto modo di verificare personalmente, anche sul piano tecnico-giuridico oltre che su quello politico, le gravi ingiustizie perpetrate dallo Stato centrale nei confronti della Sardegna in quella che è nota ai più come l’annosa “vertenza entrate” ovvero le risorse spettanti alla nostra isola e negate di volta in volta dai Governi che si sono succeduti nel tempo. Da molti anni la Sardegna attende scelte coraggiose, finanziamenti e tempi certi e invece, nel pieno di una drammatica pandemia, l’unica risposta che arriva dallo Stato centrale è la prospettiva di un deposito di scorie radioattive.
Per questo motivo desidero rivolgermi a lei nella sua qualità di garante di un’Unità nazionale che, se non viene affrontata la questione sarda, resterà una grande incompiuta a causa di quella che è una “secessione alla rovescia”, perché è lo Stato che si distacca dai sardi d’Italia. Eppure i figli di questa terra hanno versato il loro sangue per l’Italia: i martiri della Brigata Sassari sono l’esempio più alto del valore di un popolo orgoglioso, che non si rifugia nel vittimismo né chiede misure assistenzialiste ma solo la possibilità di camminare con le proprie gambe, forte dei suoi principi, delle sue tradizioni, della sua cultura e della sua storia.
Ci sono pertanto profonde motivazioni morali e politiche, non solo economiche e sociali, per porre fine una volta per tutte al retrogrado adagio secondo il quale la Sardegna viene considerata la destinazione di qualsiasi carico scomodo e per scrivere, invece, una pagina nuova per la nostra isola in cui venga considerata finalmente come una sorta di “Arca di Noé” d’Italia, scrigno del patrimonio naturalistico, paesaggistico, archeologico e culturale che essa custodisce da millenni.
Vorrei sottolineare che i sardi si sono già pronunciati nel 2011 con un referendum che ha visto il 97% dei cittadini dire “no” al deposito di scorie radioattive. Benché fosse un quesito consultivo, si tratta di un’espressione della volontà popolare che non può essere sovvertita né dalla Sogin, né da altri capannelli, conferenze di servizi o altri soggetti che non possono sostituirsi al corpo elettorale.
Mi appello al suo ruolo di garante della Costituzione nella quale, all’art. 3, è scolpito un principio: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Sarebbe assurdo se, oltre a non rimuovere gli ostacoli esistenti che sopra, sommariamente, ho ricordato, la Repubblica arrivasse ad aggiungerne altri.
Per questo le chiedo un intervento autorevole per scongiurare la realizzazione in terra sarda del “mostro radioattivo”. Accenda una fiaccola di speranza per le nuove generazioni e per un’intera isola, contribuendo a farla uscire dall’antica maledizione per cui ogni posto di lavoro viene pagato con un sacrificio in termini di sicurezza, salute, fruibilità dei territori.

