La sconfitta di Torino brucia, permangono i soliti dilemmi in attacco, venerdì 31 chiude la finestra di mercato. I tifosi meritano risposte. E lunedì prossimo arriva la Lazio
Mario Frongia
Con il Genoa che batte il Monza - 13 punti, la B è a un passo - dopo 23 turni si restringe la griglia salvezza. C’è ancora tanto da giocare, qualcosa come 45 punti in palio, ed è insensato emettere sentenze. Però, a tre giorni dalla chiusura del mercato di riparazione - che non si chiama così a caso ma è nato per correggere gli errori estivi -, le aspettative dei supporter crescono. Per dire, di quelli rossoblù. Che al Cagliari sia indispensabile una punta lo sanno anche i sassi. Ma dalla proprietà un po’ tutti i tifosi, visti i precedenti estivi e di gennaio - da Longo a Cop e Mpoku, passando per, tra i tanti, Paloschi, Prelec, Pereiro, Cerri, Thereau, Despodov, Falco, Ceter, Han, Millico, Petagna e Shomurodov - diffidano. E una rondine - Gaetano lo scorso anno - raramente ha fatto il nido vincente. Quindi, il tema rimane: la formazione di Nicola, che ha buoni spunti ma non trova continuità anche per una qualità tecnica medio-bassa, non segna abbastanza. E prima o poi, specie con le parigrado, il gol lo prende. Eppure, l’annuncio societario parlava di una partenza non per la Champions ma per una stagione tranquilla. Bersaglio sfumato. I rossoblù sono usciti dai tre posti che portano all’inferno dopo i 4 punti meritati portati a casa dalle trasferte di Monza e Milano. Hanno poi schiantato il Lecce per andare a impantanarsi malamente a Torino. Né gambe, né cuore, né testa. Forse, con i match di Empoli in casa, Venezia e Lecce fuori, il peggiore della stagione. Ma ci sta. A patto che il club faccia degnamente i suoi passi e trovi una punta all’altezza. Un supporto che sappia finalizzare darebbe maggiori opzioni anche a Piccoli. E magari il tecnico potrebbe passare alle due punte e al trequartista, marchio di fabbrica collaudato. Senza nulla togliere a Lapadula, Pavoletti e al giovane Kingstone, con Luvumbo ancora in recupero, questo è il momento di investire con saggezza. Pensando anche al futuro. Ma il tasto è delicato, dato che da sempre la programmazione va più avanti a parole più che a fatti.
Personalità e mercato. Si diceva della zona salvezza. Dai 26 punti di Torino, Udinese, in flessione, e Genoa, i 22 del Como, i 21 di Empoli e Cagliari, i 20 di Parma, Lecce e Verona, i 16 del Venezia fino ai 13 del Monza, c’è in palio la permanenza nella categoria. Dunque, i rossoblù sopravanzano di un posto la terzultima piazza. Luperto e soci hanno perso undici volte, peggio hanno fatto Verona (14), Monza (13), Lecce e Venezia (12). Anche se le statistiche dicono che per stare in A siano sopportabili anche fino a diciotto sconfitte, i dubbi permangono. Per scioglierli la partita con la Lazio di lunedì 3 febbraio alle 20.45, pare l’ideale per guardarsi allo specchio. La squadra di Baroni arriva alla Domus per aver perso in casa 1-2 con la Fiorentina. Ma Guendouzi e compagni hanno 39 punti e sono quarti in classifica. Ecco perché il test casalingo è per il Cagliari da “fuori tutta”. Il match si annuncia complicato, tecnicamente e tatticamente. Serve un approccio vero e tanto carattere. Ma forse con una diretta concorrente, con le ferite ancora aperte dall’oscena prestazione di Torino, non sarebbe stato meglio. Maturità, coesione e spirito di sacrificio del gruppo si possono vedere meglio se ci si gioca una fetta importante di stagione. Con Luvumbo che potrebbe riavvicinarsi alla panchina, il solito dilemma Viola-Gaetano, il centrocampo dei giganti, Makoumbou e Adopo, o quello di Marin e Deiola. Ci sarebbe anche il caso Prati, voluto a tutti i costi dalla presidenza ma relegato stabilmente in panca. Per Davide Nicola il lavoro non manca. Sarebbe auspicabile che anche le partenze di Azzi e Wieteska - a conferma di quanto fosse modesto in partenza il loro possibile contributo visto che se ne sono disfatti pur di non pagargli lo stipendio - avessero un rimpiazzo. Ma quel che più conta, avuto un portiere affidabile dopo il cortocircuito Scuffet-Sherri voluto dal club, al tecnico serve un attaccante che la butti dentro. Con urgenza.
