Una prodezza di Da Cunha condanna i rossoblù. Pisacane tiene testa agli ospiti che la chiudono 2-1. Con il gruppo decimato, i gialli per simulazione accendono il tecnico. Passi avanti di Lecce e Genoa, colpaccio del Verona. Adesso, testa alla trasferta di Pisa
Mario Frongia
Preso nota dello scossone Hellas, il Verona ha vinto a Bologna! - e del Lecce che ha steso 2-1 la Cremonese, con la Fiorentina che patteggia con il Parma e il Genoa che batte la Roma, il Cagliari si lecca le ferite causate del Como, pirata alla Domus. Mettiamo ordine: 30 punti a dieci turni dalla fine paiono rassicuranti. Ma i due soli punti presi negli ultimi diciotto a disposizione, sono poco incoraggianti. Adesso, i rossoblù mettono le vele verso Pisa, rullato 4-0 dalla Juve e oramai appeso solo alla matematica per sancire l’addio alla A. Ma il morale pare comunque tonico. Caprile e soci sono stati sconfitti dai comaschi ma hanno la consapevolezza di aver giocato a testa alta. L’umore, domenica alle 15 all’Arena Garibaldi, deve essere per forza quello giusto. L’incrocio con l’ultima della classe ha l’identikit del match che può chiudere quasi definitivamente i conti. La vittoria isserebbe Folorunsho e compagni a quota 33. Se si concorda nell’immaginare la linea salvezza intorno ai 35, 36, il discorso sarebbe più o meno chiuso. Ma è meglio tenere la barra dritta. E trovare la determinazione per giocare alla morte gara dopo gara. Dopo il Pisa arriva il Napoli. C’è da essere umili. Per fare un passo avanti in classifica e raggiungere il prima possibile l’obiettivo salvezza. Il regalo che merita la tifoseria, costretta anno dopo anno a campionati da infarto.
Momento delicato. Complottismi ai danni delle piccole, sgarbi e sgambetti decisi a tavolino per favorire le grandi o cose del genere, sono aspetti che non divertono. E se ci si passa troppo del tempo, si finisce per esserne pervasi. Ma alcune cose sono certe: gli arbitri sbagliano, in questa stagione troppo. Il Var aiuta a corrente alternata e in modo differente a seconda degli episodi, dei luoghi e dei protagonisti. La linea è univoca ma poi si va verso decisioni differenti. Ma è certo che indietro non si torna: la tecnologia serve ed è utile. Quel che segna il passo è l’uniformità di giudizio. Perchè quel che accade a San Siro viene valutato diversamente all’Arena Garibaldi, al Senigaglia o in qualsiasi altro dei diciassette stadi della A? Per non parlare di quelli della B? il designatore Rocchi sa bene che dietro queste risposte si cela il primo premio del problema. Ma sia chiaro: parlare di malafede è ridicolo e comico, oltreché oltraggioso al tempo stesso. Si può essere tifosi, ultrà accaniti senza perdere la bussola. Gli arbitri italiani sono stimati in ambito internazionale. Poi, appena tornano in Italia giù di tutto. A cominciare dai cialtroni che picchiano ragazzini con la divisa e il fischietto, come è capitato la scorsa settimana in Sardegna, solo per una punizione o una rimessa sbagliata. Assurdo e vergognoso.
Cagliari-Como. È vero, il Como che sale al quarto posto ha portato via dalla Domus punti immeritati. Ha tenuto più il pallino ma non ha mai impegnato seriamente Caprile. Ha mostrato una qualità superiore, confermato una delle migliori quattro difese della A (21 gol subiti) ma senza Perrone, uscito per infortunio, e con Nico Paz spocchiosetto, ha balbettato un palleggio sterile. Del potenziale tecnico del gruppo guidato da Fabregas nessuno discute. Ma i rossoblù - in campo con un improbabile completo salmone: se il Como indossava il bianco perché i colori nobili dei Quattro mori sono stati lasciati negli armadietti? - hanno tenuto botta, pur con assenze oramai croniche. È servita una magia di Da Cunha per siglare la dodicesima sconfitta del Cagliari.
Effetto Bastoni. Per tornare agli arbitri, viene difficile dare torto a Fabio Pisacane: “Da otto mesi non commento le decisioni arbitrali. Ma non paga, accadono cose poco chiare: il giallo per simulazione a Esposito è inesistente. E lo perderemo per squalifica a Pisa” la sintesi dell’inferocito commento del tecnico nel dopo gara. Oltre all’errata lettura su Esposito - tornato al gol dopo quattro mesi - Marinelli ha toppato anche su Palestra. L’esterno magari non ha subito fallo ma di certo non ha cercato la simulazione. Eppure, in entrambi i casi l’arbitro è parso piazzato al meglio. Ma la parola d’ordine, dopo i disastri in diversi campi e l’episodio Bastoni, pare sia quella di essere inflessibili con le simulazioni. Bene. Ma attenzione, perché come è accaduto alla Domus si rischia di peggiorare la scena. E di dare ragione a chi strumentalizza per i propri tornaconti e adesso indossa l’abito della verginella. Il calcio è troppo affascinante ma il business forsennato e prioritario, comunque la si rigiri, lo sta avvelenando. Basti dire che l’Italia deve giocarsi ai play off l’andata ai Mondiali, dopo aver toppato le ultime due edizioni. Eppure, in un campionato gonfio di troppi stranieri, alcuni inguardabili, al ct Rino Gattuso le società e gli stessi presidenti che piagnucolano delle troppe gare in calendario - vendute da tempo e consapevolmente a tv e sponsor per ingrassare i profitti - non hanno concesso un raduno di pochi giorni. Ci vuole davvero coraggio!
