Il 2-1 al Parma vale la tredicesima piazza con 24 punti, Eurogol del neodebuttante Coman a suggello di una prova quasi perfetta per approccio e maturità. Sabato trasferta feroce a Bergamo
Mario Frongia
Ventiquattresima giornata con stelle filanti, coriandoli e abitino della festa. Per il Cagliari di Davide Nicola il 2-1 sul Parma è da applausi. Con motivazioni, coesione e la giusta consapevolezza a seguire. A dirla tutta, il balsamo adatto a preparare nel migliore dei modi un trittico infernale: sabato trasferta in casa Atalanta, quindi la Juventus alla Domus e il Bologna al Dall’Ara. Ma ovviamente, anche le altre che lottano per stare in A trovano in calendario zeppo di scontri diretti e faccia a faccia con le altre della parte sinistra della classifica, impegnate nella corsa scudetto e per un seggiolino nelle coppe. Intanto, si brinda. La vittoria sul Parma arriva nel fine settimana in cui perdono le dirette concorrenti nella lotta salvezza (Como, Verona, Empoli, Venezia e Monza). Solo Lecce e Genoa incassano un punto. Fatti due conti, i rossoblù balzano al quattordicesimo posto con 24 punti, alla pari con i pugliesi di Marco Giampaolo. Il terzultimo posto, occupato dal Parma, è distante quattro punti. E sono da tenere presenti anche i due punti recuperati in avvicinamento a Udinese e Torino, oltre che a Genoa e Lecce. Sì, c’è da gioire e tirare un bel sospiro di sollievo. E i tifosi l’hanno capito. Anche perché la vittoria è nata da una prova matura, attenta, basata sul non dare campo e ripartenze alla squadra di Pecchia. Dopo le due sconfitte con Torino e Lazio è arrivata la performance cercata dal tecnico rossoblù. Molla, animo e balsamo, appunto, per cercare equilibrio e continuità.
Coman day. Con la chiusura del mercato, le partenze di Azzi, Scuffet, Wieteska e Lapadula e gli arrivi di Caprile e Coman, Davide Nicola non ha nascosto fastidi e preoccupazioni. Si può essere aziendalisti ma negare l’evidenza è complicato e sciocco. Il convento passa questo, il bomber da quindici reti costa caro e si doveva sfoltire il monte ingaggi. Insomma, ci si deve arrangiare. Intanto, Caprile conferma di essere un portiere come si deve. E Florinel Coman, da due minuti in campo, ha fatto il resto con una sassata di destro da cineteca. Il numero 9, esterno adattabile ma non il ricambio ideale di Piccoli, ha sorpreso per l’approccio all’esordio. Ottimo segnale. Di certo, c’è da augurarsi che in difesa Mina e Luperto (tra i migliori) non abbiamo neanche un raffreddore. Mentre Zappa, che ha sempre giocato, potrà rifiatare solo abbassando Zortea. In mezzo permangono i soliti punti di domanda sull’impiego, parziale o nullo, di Prati e Marin, pezzi pregiati pagati caro e inutilizzati, con Oristanio lasciato al suo destino. Ma adesso è meglio stare sul campo. Le possibilità societarie saranno vagliate anche sui prestiti di fine stagione. A giugno serviranno circa 24 milioni di euro per riscattare Piccoli, Adopo e Caprile. E pensare che Nandez, pagato diciotto milioni di euro, è andato via a zero. Per Gaetano il discorso è già chiuso: il Napoli avrà circa sei milioni di euro. Insomma, visto l’Indice di liquidità, che da anni tiene in scacco il club anche per la mancata iniezione di capitale, una sommetta mica male. Si vedrà. Adesso, quel che conta è salvarsi.
