Lunedì, 04 Agosto 2025 15:06

Sanità in Sardegna: firmato il protocollo d’intesa tra Regione e sindacati

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Una nuova fase per la sanità sarda si apre con la firma del protocollo d’intesa tra la Regione Sardegna e le sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil, avvenuta nei giorni scorsi. Un accordo che mette nero su bianco le priorità condivise per affrontare le criticità del sistema sanitario isolano, a partire da un nuovo approccio per la gestione delle liste d’attesa, il potenziamento del personale medico e infermieristico, il rafforzamento dei servizi territoriali e della medicina d’urgenza.

Tra i temi più urgenti affrontati nel protocollo c’è il problema delle liste d’attesa, che la Giunta regionale intende affrontare con un’azione “a 360 gradi”. L’assessore alla Sanità Armando Bartolazzi ha annunciato l’attivazione dei Centri di Accoglienza e Servizi (CAS) per i pazienti oncologici in tutte le strutture che ne sono ancora prive, e ha rilanciato l’idea del “chi prescrive prenota”: un modello che prevede che sia lo stesso oncologo a programmare i follow-up, riducendo così di circa il 25-30% i tempi d’attesa per questo tipo di visite.

 

Il nuovo corso è stato delineato anche grazie al lavoro del Responsabile unico dell’assistenza sanitaria, Luigi Minerba, che ha tracciato un percorso condiviso con tutti gli attori coinvolti. Oltre alla riorganizzazione delle liste d’attesa, si punta a un incremento degli organici – medici, infermieri e personale socio-sanitario – e al consolidamento dei servizi di prossimità. In questo senso, la sperimentazione degli infermieri di comunità, già attivi a Sorgono, ha mostrato risultati promettenti nel ridurre gli accessi impropri ai pronto soccorso.

Un altro elemento critico riguarda l’alto numero di cittadini che, pur prenotando una visita, non si presentano. Secondo la presidente della Regione Alessandra Todde, nei primi cinque mesi del 2025 sono già 42.000 i sardi che hanno disertato gli appuntamenti presi tramite il CUP. «Serve un nuovo processo organizzativo, più comunicazione tra le Asl e i territori – ha detto Todde – per dare risposte concrete a un problema che danneggia tutti».

Il protocollo prevede ora tavoli tematici a partire da settembre, con un primo monitoraggio delle azioni entro 60 giorni. «È un punto di partenza – ha commentato la governatrice – per darci un metodo di lavoro che migliori davvero la sanità sarda». Concorda l’assessore Bartolazzi: «Siamo all’inizio di una fase nuova, che può essere utile a tutta la Sardegna».

I sindacati, che hanno firmato l’accordo con spirito costruttivo, pongono l’accento sulla necessità di risposte rapide e strutturali. Pier Luigi Ledda, segretario generale della Cisl Sardegna, sottolinea che si tratta di «un momento di sintesi che deve portare a soluzioni adeguate». Per Fulvia Murru, nuova segretaria della Uil Sardegna, «è il momento della responsabilità: non c’è più tempo da perdere». Francesca Nurra della Cgil ricorda che «non abbiamo la bacchetta magica, ma bisogna intervenire subito sulle criticità più urgenti».

Nelle pieghe dell’intesa, i sindacati tornano a chiedere la revisione dell’accordo Stato-Regione del 2005, che obbliga la Sardegna a sostenere con risorse proprie i costi della sanità, a differenza di altre regioni a statuto speciale. Un tema cruciale che incide sulla sostenibilità dei servizi sanitari e che potrebbe tornare presto sul tavolo della trattativa con il Governo centrale.