In mostra al Chiostro di Sant’Agata un solido filo fotografico storico e attuale. “Fogge contemporanee” passa dai costumi tradizionali quartesi e narra una forte connotazione artistica e identitaria immune allo scorrere dei tempi
Mario Frongia
Quel sottile, elegante e suadente filo verde che unisce luoghi, comportamenti, uomini e donne. Un passaggio che ha dalla sua storia, tradizioni, usi. Incorniciato da un dna identitario che esalta nel modo giusto quella che era, è e rimane una cifra etica e morale da non sbiadire. Quartu e le sue radici, dunque. Meglio, il sentimento che tiene forte e desta una comunità operosa, mai doma, capace di reagire ai tempi e alle loro salite. Per la terza città dell’isola si tratta di un arazzo ideale che viene illuminato da creazioni pressoché uniche: gioielli, drappeggi, abiti, pitture. Ma è facile traslare concetti e visioni su dolci e creazioni tipiche del sapore e del gusto. D’altronde, tanto si può intuire di un popolo a partire dalla qualità del cibo, delle usanze e delle modalità che regolano i pasti. Magari frugali, ma dignitosi. Ma attenzione, è poco o nullo lo spazio lasciato alla nostalgia e alla suggestione. I quartesi praticano e tramandano abitudini e certezze nel vivere quotidiano. Coccolano la loro identitarietà, la sottolineano appena possono, creano il contesto adatto a una perpetuazione sociale condivisa.
Gli scatti che non si scordano. “Fogge contemporanee – I costumi tradizionali quartesi nell’attualità” è il titolo dato all’esposizione delle foto di Maksim Krylenka, professionista emergente e buon interprete della Sardegna e delle sue peculiarità. La mostra, ospitata al Chiostro dell’ex convento di Sant’Agata, è stata inaugurata giovedì scorso dalle autorità con in testa il sindaco Graziano Milia e si chiude il 2 ottobre. “La storia siamo noi” canta Francesco De Gregori. Quella ritratta da Maksim è una storia che si sviluppa sulle immagini di Quartu e delle sue produzioni artistiche. Lo spunto nasce dalle venticinque tempere sui costumi isolani tradizionali firmate da Tarquinio Sini. L’artista, scomparso durante i bombardamenti su Cagliari del 1943, le battezzò “Contrasti”. Il fotografo ha sollevato l’asticella della percezione: “Con le mie fotografie ho cercato di dare continuità a quell’idea, ovvero un tratto ironico su una tradizione molto viva nell’incombente attualità. Sono convinto che dai tempi del grande pittore e illustratore sia cambiato poco nell’immedesimazione e nel forte senso di identità posseduto anche delle generazioni più giovani”,
Quartu, le nuove generazioni, i modelli. “I giovani che indossano i bellissimi costumi della tradizione quartese trasmettono una grande naturalezza. E lo fanno - aggiunge Maksim Krylenka, premiato di recente nel conest fotografico abbinato a “Sardinia I love you”, progetto multimediale curato da un pool di associazioni isolane con il supporto della Regione e di Fondazione di Sardegna - con una connotazione identitaria solida e condivisa”. In sostanza, forme e stile che non passano inosservate. E si mantengono intriganti nel tempo. Quasi immuni allo scorrere degli anni, capaci di resistere al mutare di abitudini, mode e riferimenti. “Fogge - rimarca Maksim - che affrontano senza imbarazzo o incongruenza la contemporaneità”.

