Sono 246 i cronisti deceduti a Gaza. Per Italia-Israele un gesto di solidarietà e attenzione con un fiocchetto nero in tribuna stampa e a bordo campo
Indignati. Ferocemente indignati. E sgomenti. E non è vero che ai limiti del male non ci sia confine. In guerra si muore, farlo nell’indifferenza o quasi si muore due e più volte. Farlo mentre si compie il proprio mestiere è ancora peggio. L’Ussi, Unione stampa sportiva italiana, scende in campo per dire no, basta, arrendetevi. A tutti coloro che imbracciano un fucile d’assalto, lanciano granate, manovrano carri, droni, elicotteri. Senza scordare chi pianifica dietro scrivanie, all'interno di cancellerie e caserme, nelle sedi del potere e di un business faraonico che sposa volentieri nazionalismi, religioni, odii tribali, economie, politiche e amministrazioni spesso sull'orlo del baratro. Un ring militare e terroristico che ammazza e ferisce senza scampo ultimi, fragili, dimenticati. Ma soprattutto, bambini e anziani. L’urlo della cronaca sportiva vuole essere preciso, trasparente, lontano da ideologie e posizioni precostituite. Un urlo di rabbia, forte e per nulla scontato. Nel nome dei 246 giornalisti, e delle loro famiglie, morti a Gaza. Ma anche con un pensiero che va oltre. Prima che sia impossibile farlo. Un pensiero e un atto di vicinanza. Che va alle decine di inviati di guerra di tutte le nazionalità. Uomini e donne che quotidianamente nella Striscia rischiano la pelle. Per scrivere., intervistare, registrare, filmare, raccontare. Pare banale, ancor più nei decenni dei social, di ChatGp3, degli influencer, del tanto chi se ne frega. Ma non lo è.
Italia-Israele. 90’ di calcio e qualcosa di più. I ragazzi di Rino Gattuso si giocano brandelli di storia, ambizione e speranza. All’orizzonte ci sono i Mondiali. Non ci mettiamo piede da due edizioni. Il divano, fatti gli scongiuri, anche per la terza sarebbe folle. Ed ecco lo spunto coordinato dal comitato nazionale di presidenza dell’Ussi. “I 246 giornalisti morti a Gaza, il conflitto più letale anche per la nostra categoria mai registrato, per raccontare i fatti nel rispetto della libertà di stampa. Noi - rimarca il presidente Gianfranco Coppola - vogliamo testimoniare la solidarietà partecipando agli appelli per la pace, contro ogni forma di guerra in tutti gli angoli del mondo”. E ancora. “I giornalisti sportivi raccontano attraverso lo sport pezzi di vita ma non dimenticano i conflitti e narrano con un linguaggio universale storie, persone e territori”. Da qui, il gesto di pace che piace: “Per Italia-Israele in calendario a Udine il 14 ottobre, verrà consegnato in tribuna stampa e a bordo campo ai fotografi un fiocchetto nero per ricordare la tragedia che si sta vivendo. E per auspicare che ci sia una fine per un futuro senza armi”. L’Unione stampa sportiva Italiana ha diversi bersagli. Tra questi, il ruolo e la presenza, in carne e ossa e idealmente, nello sviluppo di azioni, eventi, idee e pensieri confacenti all’etica e alla deontologia professionale. Una serie di proposte, quale quella dei fiocchetti neri, che siano da alert. Un allarme civile, sportivo e professionale che va oltre il match. E sia utile per evitare, frenare e limitare al massimo l’uso della violenza e della guerra. Ovunque e sempre. (m.fr.)

