Lunedì, 23 Dicembre 2024 22:54

Cagliari, tracollo a Venezia

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Davide Nicola, a Venezia ha avuto la meglio Eusebio Di Francesco Davide Nicola, a Venezia ha avuto la meglio Eusebio Di Francesco

In Laguna il 2-1 dei padroni di casa mette spalle al muro una squadra che non segna e prende gol evitabili. Il resto va di conseguenza. Lotta salvezza tutta da giocare. E sabato arriva l’Inter

Mario Frongia

Nella diciassettesima d’andata per i tifosi c’è una notizia meno amara delle altre. Il Cagliari imbarazzante visto a Venezia sta al terzultimo posto e le dirette concorrenti non scappano. Forse, sono messe persino peggio. E ce ne vuole. Cade il Monza, i brianzoli sono ultimi in classifica con 10 punti e vengono superati proprio dai lagunari che si portano a un punto dai rossoblù, fermi a 14. I brianzoli cadono in casa per mano della Juve. Per il club di Galliani la nona sconfitta, come i rossoblù, determina l’esonero di Nesta, in panca Bocchetti. Così, mentre l’Udinese conferma di essere stata per sbaglio nei bassifondi andando a sbancare il Franchi di una Fiorentina in pessima giornata, da quota 16 in giù galleggiano Genoa (sconfitto dal Napoli in casa), Lecce, che gioca in dieci per un tempo e viene battuto dalla Lazio ai titoli di coda. Mentre il Como se la gioca per un tempo alla pari con l’Inter a San Siro. Poi, i campioni d’Italia la chiudono 2-0 senza brillare. Con 15 punti seguono Parma, surclassato 5-0 dalla Roma di sir Ranieri, e il Verona, battuto in casa 1-0 dal Milan: match pessimo! E siamo alla squadra di Davide Nicola. La ferita è aperta: portiere e attaccante che la butti dentro sono le prime croci dell’organico. Esterno e regista le seconde. Ma la lettura oggettiva dice che la qualità media della rosa è medio bassa. Soprattutto, rimane sconcertante l’atteggiamento specie se si pensa all’approccio e alla tenuta mostrate, pur perdendo, contro Fiorentina e Atalanta. L’altalena delle performance rilancia dilemmi di vecchia e nuova data. Dalla programmazione alle campagne acquisti, terreno sdrucciolevole che conduce ai dubbi sulle effettive potenzialità proprietarie, adeguate ai costi del massimo campionato.

Tra presente e passato. Ma intanto si gioca. E l’atmosfera, al di là del buon lavoro agonistico, motivazionale e dialettico dell’allenatore, si fa pesante. Anche perché il calendario non fa sconti: sabato l’Inter alla Domus, quindi trasferta a Monza per l’ultima dell’andata. Ma non è tutto. L’11 gennaio si gioca a San Siro, fronte Milan, il Lecce arriva in città il turno seguente, quindi il Torino in Piemonte e la Lazio in casa. E suona feroce ricordare che il Cagliari di Claudio Ranieri si è salvato con appena 15 punti al girone d’andata. Davide Nicola non va a caccia di miracoli. Ha dato coraggio e aggressività al gruppo. Ma non basta. È bastato che l’ex Di Francesco - chissà che goduria la sua e quella di Altare e di Oristanio: il mancato riscatto grida vendetta! - tenesse la squadra in attesa per far crollare amaramente i sogni della tifoseria. Il Cagliari ha sofferto non solo la postura tattica dei padroni di casa, determinati quanto modesti nella gestione della palla, oltre alle scorribande di Oristanio. Ma è stata decisiva anche la somma delle proprie criticità: la sterilità sotto porta è imbarazzante, le disattenzioni in difesa aumentano.

Scelte folli. In porta il dramma si è compiuto: Sherri ha avuto le ennesime titubanze, con la rete di Sverko che ha avuto dell’incredibile. Intanto, riabilitare Scuffet è impossibile. Tanto che il gruppo ha due portieri dimezzati. E la scelta di far debuttare l’albanese, nata dopo la serataccia dell’ex Udinese a Roma con la Lazio, pare faccia capo alla presidenza. Comunque sia, il Cagliari è destinato a soffrire per l’ennesima stagione. Un copione già visto. Ed è inutile gettare la croce su Piccoli, che si sbatte ma non segna, Lapadula e Pavoletti, di nuovo in gol, ma troppo maturi, Gaetano che non decolla, Zortea, Zappa, Luvumbo, Viola, Makoumbou e Augello che vanno a fasi alterne. La risposta può venire solo dai rapidi e intelligenti rattoppi di gennaio. Ma su questo fronte - basti ricordare che a Ranieri, subentrato a Liverani quattordicesimo in B, presero Azzi e Prelec - la storia è maestra. Detto che lo scorso torneo con gli arrivi dal mercato di riparazione di Mina e Gaetano la squadra si è salvata, stavolta non si può confidare solo nella garra e nella buona sorte. Con venti gare da giocare la salvezza è sempre a portata di mano. Meglio, il gruppo è coeso, sta con il tecnico e non molla. Ma serve mano ferma, visione e denari, tanti, per provare a blindarla. Minimizzare, confidare nelle disgrazie altrui, dare la colpa al Var e agli arbitri o annacquare la realtà, con proficue intese e gigantesche campagne promopubblicitarie, non ha mai dato la permanenza in A o fatto vincere le Coppe. Neanche quella Disciplina

Ultima modifica il Lunedì, 23 Dicembre 2024 23:07
Mario Frongia

Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi