Davide Nicola lascia in panca i titolari, i bianconeri annaspano in avvio ma poi dilagano per qualità tecniche individuali e collettivo. Adesso, testa al Venezia
Mario Frongia
Due occasioni che avrebbero potuto dare, specie la prima, un diverso significato al tracollo di Torino in Coppa Italia. Dopo neanche un minuto Lapadula intercetta il passante di Zortea e da una decina di metri impegna Di Gregorio, che para da portiere dio calcetto aprendo il compasso. Più o meno stile Garella, per capirci. Sarebbe stato l’1-0 per il Cagliari. Con la Juve che per un tempo non è parsa proprio in serata, c’è da chiedersi come sarebbe andata. Poi, la seconda allo scadere nei piedi di Prati. Il regista dell’Under 21, non solo non coglie l’attimo e dà per 95’ la sensazione di non trovarsi al meglio in una mediana con Deiola e Marin. Ma batte un rigore in movimento addosso a Di Gregorio. Sarebbe stato l’1-4. Poca roba? Certo, per l’eliminazione dalla Coppa non sarebbe servito a nulla. Ma per il morale del ragazzo avrebbe pesato, eccome. E invece la Vecchia Signora, in uno dei suoi peggiori momenti stagionali degli ultimi dieci anni, incassa il poker, strameritato nella seconda frazione per occasioni da gol e mole di gioco, e va avanti. Ad attenderla c’è l’Empoli, che ha battuto ai rigori la Fiorentina. Cose che al Cagliari poco importano, a meno che i toscani non si ritrovino a febbraio invischiati nella lotta retrocessione. E siamo ai rossoblù. Per l’appuntamento al freezer juventino (2 gradi sopra lo zero), Davide Nicola ha fatto riposare i titolarissimi. E si è visto: visto le prove di Wieteska e Palomino, ma anche dagli altri c’è stato poco da spremere, c’è da augurarsi che Mina e Luperto non abbiamo neanche un raffreddore. Identico il discorso per il centrocampo. Makoumbou e Adopo, piacciano o meno agli esteti del pallone, sono i soli presentabili per media corsa-copertura-tecnica. Dalla cintura in su pareva la serata giusta per Gaetano. L’uomo mercato inseguito a lungo, per ora lontano parente di quello che ha contributo alla salvezza con Ranieri in sella, ha dato qualche segnale di riscossa. Ma la scintilla invocata dall’allenatore non c’è stata. Quindi, l’attacco. Lapadula, occasione iniziale a parte, ha sgobbato e raddoppiato. Ma la porta dei padroni di casa è rimasta lontana. Nella ripresa, tutti in campo, meno Luvumbo (out per infortunio, pur con alti e bassi il solo a saper saltare l’uomo) e i centrali di difesa. La musica è cambiata di poco. Sui detentori della Coppa rimane poco da dire. Ancora con una manovra poco fluida, lenta, ingessata, passano il turno con dei gioelli per gli amanti del calcio: Vlahovic, Koopmeiners su punizione, Nico Gonzalez, sessanta metri palla al piede e scavetto su Scuffet, e Conceicao, che ha fatto impazzire Augello, hanno reso il calcio uno sport migliore.
Programmazione cercasi. L’analisi, dopo la sconfitta allo Stadium, non è da sorriso per i tifosi. Il gruppo vive il momento complicato. Il terzultimo posto in classifica rende l’umore in altalena. La marcia ritrovata delle ultime, con il Venezia che aspetta domenica il Cagliari e nell’ultima di campionato vinceva proprio contro Gatti e soci fino al 93’!, acuiscono l’apprensione. Inoltre, le due sconfitte, di misura e con recriminazioni varie, con Fiorentina e Atalanta non migliorano l’atmosfera e sono tutte lì. In archivio? Magari no. E questo è lo scenario che porta in Laguna. La sfida di domenica non necessita di commenti. La stagione dei rossoblù, come sempre nell’ultimo decennio, è questa. Lotta fino all’ultimo, organico risicato e incompleto (il lettore che scrive “anche i muri del sant’Elia sanno che serve un portiere e un attaccante che finalizzi”, ha perfettamente ragione). Sulla gestione, che anziché rafforzare pare aver allentato lo spirito di gruppo (l’avvicendamento Sherri-Scuffet lascia molti dubbi su quanto possa aver prodotto), i dubbi permangono. Il “parlare” societario sembra volutamente distante dalla realtà, alimenta alibi e congegna una montagna di accordi commerciali e pubblicitari molto utili per le casse ma che, purtroppo, non danno punti da aggiungere ai 14 dopo 16 gare in classifica. Insomma, il passaggio è delicato. A cercare alibi e ad alimentare lamentele sugli arbitri nessuno si è mai salvato. Il mercato di gennaio è dietro l’angolo. La questione stadio pure. Una proprietà all’altezza saprebbe chiaramente come muoversi. Il lato positivo? Una tifoseria seria, che soffia e aiuta, in casa e trasferta. Ma non basta. E adesso c’è la trasferta di Venezia contro gli ex Di Francesco, Oristanio (il mancato riscatto grida vendetta) e Altare. Dita incrociate.
