Mario Frongia
Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi
Cagliari, tre punti fondamentali!
Contro una Cremonese in forte difficoltà, il colpaccio lo firma Esposito. Primo tempo da incubo, forse peggiore delle sconfitte con Lecce e Pisa, Pisacane la sblocca nella ripresa. A sei giornate dalla fine ridiventano 6 i punti dalla terzultima piazza. E venerdì si fa visita all’Inter
Mario Frongia
Di testa, su cross di Ze Pedro con i giri giusti. Sebastiano Esposito - atteso venerdì sera a Milano dal derby con il fratello Pio - batte Audero e regala al Cagliari la vittoria di “corto muso” contro la Cremonese. I sedicimila della Domus, che hanno legittimamente fischiato i rossoblù dopo un primo tempo osceno, hanno tirato un sospiro di profondo sollievo. Con la salvezza non si scherza. Ma per fortuna, oltre alle oramai dimenticate Pisa e Verona, Lecce - atteso oggi dal Bologna - e Cremonese riusciranno a fare quasi certamente di peggio. Difficile pensare che possano inciampare Genoa, Fiorentina e Parma. E siamo al Cagliari. Salito a quota 33, dopo otto giornate a secco, con due pareggi e quattro sconfitte di fila. Un balzo non definitivo ma fondamentale nella corsa per stare in A. E ancora una volta, come segnalano i tifosi, saranno le stagioni pessime delle altre a dare una grossa mano alla permanenza tra le migliori venti d’Italia di Deiola e soci. La notizia è vecchia: la rosa è questa, le qualità tecniche del gruppo pure. Il rodaggio di Pisacane, al debutto in A, la scelleratezza al mercato di gennaio e le ingerenze societarie completano il quadro. Tanto che lo stesso patron, intervenuto ieri nel post gara ha ammesso: “Se la squadra non avesse lacune non staremo lottando per salvarci”. Una frase che pare detta da uno che passa per caso. E non da chi ha capitalizzato la multimilionaria cessione di Piccoli e smontato la difesa, cedendo Luperto a una diretta concorrente, dopo un trio di gare vincenti. Poi, ci sono gli infortuni e le squalifiche. Anche questo un mezzo alibi. Le rose sono di almeno 26 giocatori e dappertutto si fanno i conti con assenze lunghe, spesso sovrapposte, di pedine chiave. Per dire, la Cremonese alla Domus non aveva Vardy, Maleh, Thorsby, Collocolo e Moumbagna. A Marco Giampaolo avrebbero fatto comodo. In casa rossoblù sono ai box Idrissi, Felici e Pavoletti.
Faccia a faccia nervoso. La cronaca è nota e poco avvincente. Fabio Pisacane, dopo diverse gare senza attaccanti di mestiere, parte con una punta, Borrelli. E tiene in panca Adopo per Mazzitelli. Ma dura poco: l’ex Sassuolo esce per infortunio dopo mezz’ora. Stanno fuori anche Dossena, Sulemana e Ze Pedro. Quest’ultimo, entrerà con Mendy. E saranno loro a costruire la palla gol finalizzata da Esposito. Inutile dire che le prove di Gaetano (un’imbucata dignitosa con Baschirotto che si immola) e Folorunsho hanno inciso poco. Soliti applausi per Palestra, anche se ben contenuto da Pezzella. Dei primi 45 minuti si è detto: idee poche e confuse. Cremonese attenta, pericolosa con Okereke e Bonazzoli (se si guardasse meno allo specchio sarebbe un ottimo attaccante). Poi, con la Domus che fischia, la ripresa con l’inzuccata di Seba. Tre punti pesanti, che valgono oro e riaccendono l’entusiasmo nell’ambiente e nella tifoseria. Con i cuori caldi anche per aver rivisto Belotti in campo: suerte, Andrea! Insomma, il Cagliari ne verrà fuori. Adesso, c’è da pedalare con ancor più determinazione e umiltà. Si riparte con l’Inter a San Siro, poi arriva l’Atalanta quindi si va a Bologna. A seguire, Udinese e Torino in casa, chiusura stagionale con il Milan al Meazza. Un po’ tutti gli osservatori predicano una quota salvezza intorno ai 36, 37 punti. A Caprile e compagni ne mancano tre, quattro per esser certi di giocare in serie A anche l’anno prossimo. Si può fare.
Cagliari, a picco in Emilia!
Quindicesima sconfitta, il Sassuolo ribalta i rossoblù in vantaggio su rigore. Secondo tempo degno compare della prova orribile di Pisa. Ma, come sempre in questi anni, le altre, stavolta Lecce e Cremonese, frenano. E adesso la prova d’appello alla Domus proprio contro l’ex Luperto
Mario Frongia
La tifoseria è abituata a ringraziare le altre che in A fanno peggio. Accade così dalla gestione post Cellino. Dunque, tanti omaggi dalla Sardegna a Bologna e Atalanta, corsare a Cremona e Lecce. Il Cagliari, quindici ko, tre gol fatti e undici subiti nelle ultime otto gare, sei sconfitte e due pareggi, ha scialacquato undici punti di distanza dal terzultimo posto. Adesso, sono appena tre. C'è da stringere i denti e sudare freddo. E lì dietro, sul seggiolino con preoccupante veduta sulla B, ci sono appaiate proprio le squadre allenate dagli ex Marco Giampaolo ed Eusebio Di Francesco. Una delle due, lo dicono i numeri, dovrebbe retrocedere assieme a Pisa e Verona, in A solo per la matematica. Intanto, come scrive un lettore, nessuno ha chiesto con precisione a Fabio Pisacane nel post 2-1 subito in rimonta al Mapei Stadium, se si sentisse a rischio. Il tecnico ha glissato anche sul fatto che avesse avuto o meno un confronto con il presidente. Questi, dal canto suo, dopo l’eclatante discorso post Lega (“Lo stadio? Il canone va azzerato” la sintesi di parole gonfie di protervia: poi, dai ridicoli 50mila euro annui per mezzo secolo, si parla di almeno 200-300mila!), è scomparso dai radar. Tipico. Intanto, da questa sera a cena la squadra è in ritiro fino a sabato ad Asseminello. Per fortuna, l’ufficio stampa non ha cesellato sulla notizia il consueto e banale “Nulla di punitivo”. Certo, perché al gruppo squadra, di qualsiasi gioco al mondo, fa immensamente piacere, ed è risaputo, stare sei giorni lontano da famiglie e affetti!
Il ko di Reggio Emilia. Il Cagliari al Mapei stadium parte bene. Pisacane schiera dal via Deiola. Sulemana si accomoda in panca dove trova anche Mazzitelli e Kilicsoy: rimane poco chiara la loro esclusione. Specie del primo, tirato a lucido dalle due settimane di sosta. Ma il tecnico vede i suoi tutti i giorni. Le scelte sono quelle. Della punta turca i boatos raccontano che è su di peso e che paga ancora i digiuni del Ramadan: cose abbastanza scontate, contraddette dalla scienza e poco credibili. Giocano Obert, al rientro da squalifica: il terzino si divora il possibile 2-2 a fil di sirena, Esposito e Folorunsho, trequartista e interno travestiti da attaccanti. Il primo segna dal dischetto. Pare discesa. Anche perché, con Dossena in castigo squalificato, in panca si rivedono Borrelli e Belotti. Il resto, è pari agli undici sconfitti dal Napoli. Comunque sia, nel secondo tempo c’è il crollo, fisico, organizzativo e mentale. Se nella prima frazione il Sassuolo ha giocato in pantofole, con un intenso profumo di biscotto, nella ripresa Berardi e soci hanno alzato i giri. Il Cagliari anziché rispondere famelico si è sgonfiato. Con Garcia e Pinamonti che hanno chiuso le danze. “Mi sento in discussione fin dalla prima partita” ha aggiunto in sala stampa l’allenatore campano. Tutto potrà accadere. Ma la storia dice che porterà alla base la squadra: in caso contrario sarebbe l'ennesima scommessa persa dal presidente. E potrebbe essere troppo pericoloso il cambio in corsa (il vice coach, Murelli?), parecchio imbarazzante l’inabissamento da spiegare ai soci americani, fastidioso andare al tavolo del passaggio di maggioranza con scelte poco o per nulla condivise. Come la cessione di Luperto, avviata in totale solitudine dopo le tre vittorie di fila e la spocchiosa certezza che la squadra fosse destinata a qualcosa di vicino al decimo posto. Ambizioni frutto di incompetenza e prosopopea che i tifosi più attenti conoscono bene. A sette turni dalla fine trenta punti in trentuno gare sono un bottino risicato. E valgono esattamente il sedicesimo posto in classifica. Proprio come si è augurato alla chiusura del mercato invernale, l'esperto e realistico diesse Guido Angelozzi: "Sarei felice se alla fine del campionato chiudiamo da diciassettesimi!". Ma adesso, quel che conta è battere la Cremonese, la prima delle quattro gare alla Domus. Con cattiveria e determinazione, senza pause e amnesie, davanti e dietro. Poi, ci saranno Atalanta, Udinese e Torino. Mentre in trasferta attendono i rossoblù Inter, Bologna e Milan. Trovare i 6/7 punti per mantenere la categoria non dovrebbe essere particolarmente complicato per Caprile e compagnia. A patto che la tempra sia ben diversa da quel che si è visto contro il Sassuolo.
Questione stadio. Complicata da questioni giuridiche trascurate o date per scontate, la costruzione di un impianto moderno, multifunzionale e coperto - sia chiaro: necessario all’intera Sardegna! - sta avanzando con non pochi strappi e interrogativi. Di certo, pare evidente che il progetto poggi per oltre il cinquanta per cento su fondi pubblici: 60 milioni di euro da Regione e Comune di Cagliari, trenta dalla Sfirs, finanziaria regionale. Ecco perché pare una scelta di buon senso che la municipalità debba coinvolgere il Consiglio. Per il resto, tutto sarà più chiaro nei prossimi due mesi. Mentre Aleksander Ceferin, presidente Uefa, dice che la questione strutture pone a rischio la presenza dell’Italia nell’ospitare gli Europei 2032. Si vedrà.
Cagliari, finale da cardiopalma
La classifica scotta, il terzultimo posto è a 3 punti. Il Napoli prende con comodo la vittoria. Senza punte, con Mazzitelli in panca, Palestra ingabbiato, i rossoblù perdono la terza di fila. La sosta per rigenerare, nella speranza che le altre facciano peggio
Mario Frongia
Due punti nelle ultime sette gare, i pareggi con Parma e Lazio. Il peggior cammino tra le ultime cinque negli ultimi due mesi. Da + 10 a +3 dal terzultimo seggiolino che porta in B, con tre gol segnati e undici subiti. Dati pessimi per pensare che il passaggio a vuoto del Cagliari non stia creando più di un problema tra campo, staff e club. C’è da augurarsi che la sosta sia benefica per recuperare mente e corpo. Perché dal campo le notizie sono orribili. Mentre la Cremonese passa a Parma, e accorcia a 3 punti il divario dei rossoblù, a quota 30, perdono Genoa, Pisa e Verona con la Fiorentina che impatta sull’Inter e si issa a 29. E siamo all’1-0 patito con il Napoli. Diverse le considerazioni. Intanto, il modo. Gli stessi undici schierati da Fabio Pisacane alla Domus sono parsi parenti sbiaditi dei fantasmi visti a Pisa. Ma se si riesce a prendere il gol dopo un minuto, che nasce dopo 45 secondi da un rinvio svirgolato di Caprile, tutto basta perché il Napoli dei fenomeni porti a casa il massimo senza sforzi. Ma non è tutto. Approccio e attenzione, a tratti, visti in casa hanno mostrato un gruppo consapevole del ko assurdo maturato a Pisa: in dieci per un’ora, sconfitti dalla doppietta di Caracciolo che nasce da corner e rimessa laterale. L’incubo che nessuno vorrebbe vivere. Perché è utile riparlarne? Per fare in modo che non capiti mai più. E per levare polvere dalla lettura di tanti: l’organico era e rimane modesto, il tecnico non ha esperienza, il club gioca sempre con il fuoco e sulla pelle dei tifosi. Comunque sia, la ferita sanguina ancora. Con De Bruyne e soci si è vista almeno un’altra testa. Ma la classifica diventa complicata.
Leadership cercasi. Nella giornata che porta in nazionale Palestra, per la prima volta, e Caprile, la seconda, si può chiosare: esterno e portiere. L’evidenza dice che al Cagliari manca chi segna, chi guida la difesa e chi crea gioco con personalità. Non pervenuti. A ripassare dal via c’è da chiedersi dove siano i geni che hanno promosso il mercato estivo e invernale. I tifosi rimpiangono anche Prati e Luvumbo, non rimpiazzati adeguatamente. E nessuno crede che Albarracin (2005) e Raterink (‘06) e Mendy (‘07) siano certezze utili per la salvezza. Eppure, in tanti hanno applaudito l’idea giovani. Ottima, ma se non hanno un buon accompagnatore, si rischia di mandarli al macello. Per dire, Kilicsoy, punta superstite, sta fuori, parole del tecnico, per il Ramadan. Idea che si sgonfia con la scienza: il turco ha vent’anni. In Europa giocano sempre, e bene, tanti musulmani. Certo, c’è la questione dei tanti, troppi infortuni. Facciamocene una ragione: in A nessuna squadra ha avuto l’organico al top.
Cammino complicato. Otto gare, 24 punti. A Reggio con il Sassuolo, in casa con la Cremonese, fuori con l’Inter, alla Domus con l’Atalanta, al Dall’Ara con il Bologna, in casa con Udinese e Torino, a San Siro con il Milan: davvero poco da star sereni. Ma ci si deve calare subito nel clima. Intanto, si cerca ancora di capire cosa questo gruppo può fare da grande. Dopo la sosta al Mapei si incrocia il Sassuolo abile nell’imbrigliare la Juve. Il sabato prima di Pasqua serve un altro aumento dei giri. E sarebbe il caso che Pisacane valuti l’impiego di Mazzitelli. Con il recupero di Deiola la mediana ritrova un’identità che porta, piaccia o meno, al trittico di gare vinte con Juve, Fiorentina e Verona. Per salvare la pelle serve fame, lotta e agonismo. Meglio se lucido. Con il Napoli sono parsi sottotono Adopo, Sulemana e Gaetano. Sarebbe da suicidio insistere. E si spera che cresca la condizione di Dossena, Folorunsho ed Esposito. Mentre hanno risposto presente Mina e Ze Pedro. Intanto, dietro torna Obert. Dopo Berardi e soci arriva il match che sa di tutto: la Cremonese alla Domus. Sì, non c’è Davide Nicola ma un altro ex, Marco Giampaolo, che da subentrante non è mai retrocesso. E c’è anche Luperto, oggetto di una follia societaria con pochi eguali al mercato di gennaio. Il centrale è in diffida, chissà che non sbatta su un giallo e salti il confronto. Comunque la si giri non sono previste, in casa e fuori, gite di piacere.
Cagliari, che batosta a Pisa!
Neanche a Genoa e con il Lecce in casa un tracollo, con un uomo in più per quasi un'ora, così generalizzato. Ma adesso, dopo il 3-1 con gli ultimi in classifica, serve una botta d'orgoglio contro il Napoli. Anche nel rispetto dei tifosi
Mario Frongia
Partiamo dalle altre: la Cremonese che affonda in casa con la Fiorentina, rimane inchiodata a quota 24 e il Cagliari gode ancora di 6 punti di vantaggio sul terzultimo posto. Pochi, molti, giusti? Per stare con la gran parte degli osservatori che, a nove gare dalla fine, ipotizza una salvezza conquistabile con 35/37 punti, il gruppo, modesto e guidato non benissimo da Fabio Pisacane, potrebbe mantenere la categoria. E l’obiettivo sarebbe centrato. Ma di certo per i circa tredicimila abbonati e per la tifoseria in genere non sarebbe il risultato atteso. Un piccolo grande flop per progetto, gioco, numeri e organizzazione. E chissà cosa ne pensano gli americani, a bordo per ora con il 49 per cento! Si vedrà. Il 3-1 di Pisa, con Obert che sotto di una rete - fallo da rigore di Sulemana, trasformato da Moreo - ha colpito la traversa e impegnato rasoterra Nicolas, rimane grottesco per conduzione e mentalità. Un Cagliari molle, impacciato, poco convinto dei propri mezzi, ha mostrato con gli ultimi in classifica una pochezza disarmante. Tattica e tecnica: ma questa lascia poco spazio alla fantasia. La rosa, falcidiata dagli infortuni, è stata progettata con troppi rischi la scorsa estate. E mal ricomposta a gennaio. Anzi, con l’addio di Luperto - e verrebbe da rimpiangere anche Prati e Luvumbo, non sostituiti adeguatamente - è saltato il solido trenino difensivo che aveva portato alle tre vittorie di fila con Juve, Fiorentina e Verona. Da brivido pensare cosa sarebbe accaduto senza quei 9 punti.
Esperienza e mentalità. Il Cagliari soffre, non ha leader, pecca di personalità e mestiere. Come risaputo, la favoletta dei giovani, dell’età media tra le più basse della A, non paga. O meglio, i giovani di talento vanno accompagnati e fatti giocare. Ma è meglio se in avvio vengono tenuti per mano da chi conosce la categoria. Luperto per Ze Pedro, Rodriguez, Idrissi, Zappa e lo stesso Obert, era il riferimento. Ma per i soldi lo si è dato a una diretta concorrente. Che poi retroceda a Cremona è un’altra storia. Ci sarebbe da dire di Dossena: buttato sciaguratamente in campo a Roma contro Malen, dopo un anno di assenza dal campo per il crociato a pezzi, ha mostrato troppe titubanze. Ma la colpa non è sua. Lo stesso deve dirsi di Kilicsoy e Sulemana: non possono essere due ventenni le colonne della squadra. Anche perché se dal 36’ del primo tempo giochi con l’uomo in più, subisci in 3’ due gol da uno stopper, Caracciolo, che non li mai fatti in carriera (uno a seguito di una rimessa laterale!), e soccombi contro una formazione che nelle ultime sei partite ha fatto un punto, è proprio esperienza e cazzima quella che ti manca.
Presente e futuro. I supporter più esperti si preoccupano: 2 punti nelle ultime sei gare - i pareggi con Lazio e Parma - non sono incoraggianti. Ma il panico, specie se aspetti il Napoli, è l’ultima delle risposte. Per stare in serie A serve, quando non si hanno conclamate qualità tecniche, continuità e organizzazione, fame e cattiveria. Tenere fuori Mazzitelli che conosce la categoria è stato un delitto. Insistere su Mina - ma sin dai tempi di Ranieri si sapeva che il centrale colombiano ha i muscoli di cristallo - all’Arena Garibaldi si è rivelato fallimentare. E pensare che Palestra possa vincerle da solo è un’altra follia: in tutta Italia sanno cosa può fare e viene raddoppiato e chiuso. Confidare su Caprile imbattibile è utopistico, come pensare che Gaetano possa essere un regista efficiente da mattino a sera. Adesso, le recriminazioni servono a poco. Venerdì alle 18.30 Conte e i suoi, terzi in classifica e reduci dalla vittoria casalinga in rimonta sul Lecce, sbarcano alla Domus. La missione non può essere semplice. Ma atteggiamento e approccio dovranno essere di un altro pianeta rispetto a quel che si è visto a Pisa. Ci sarà Esposito, al rientro da squalifica, sono da appurare le condizioni di Mina, Folorunsho e Adopo. Potrebbe avvicinarsi al match Deiola, uno che ha tanta fame e se c’è da mettere il piedino non si tira indietro. Contro De Bruyne e compagnia non sarà facile. Ma senza combattere, con la testa e l’animo giusto, tutto potrebbe complicarsi.
Tiscali, le richieste del Comitato di redazione
No alla discriminazione di dodici giornalisti su oltre 600 dipendenti. Interessata anche l'Assostampa Sardegna
L'Associazione della stampa sarda e il Comitato di redazione di Tiscali Notizie, a seguito dell'incontro avvenuto con i rappresentanti di Tessellis Spa, apprendono con sconcerto che il futuro delle giornaliste e dei giornalisti della testata viene presentato come già segnato nonostante sia nelle primissime fasi - e sia tutta da verificare - la trattativa in corso con la società Canarbino Spa per l'affitto di un ramo aziendale. Il che non definisce cosa accadrà agli altri rami di Tiscali Italia/Tessellis. Ancora una volta si è costretti a prendere atto che l'azienda usa due pesi e due misure nei confronti dei suoi dipendenti a seconda del tipo di contratto loro applicato. Alle giornaliste e ai giornalisti che per 25 anni hanno svolto il loro lavoro con dedizione e passione (rispondendo peraltro a un'esigenza imprenditoriale che individuava nell'informazione uno strumento capace di veicolare traffico utile alla vendita dei prodotti aziendali e agli introiti pubblicitari) oggi, senza alcuna remora, si vorrebbe dare il benservito.
Dubbi e preoccupazione. Sfuggono alla comprensione (prosegue il comunicato del Cdr) i motivi per cui non si voglia riconoscere a queste lavoratrici e lavoratori la stessa dignità dei dipendenti con contratto Tlc ai quali è stata offerta la possibilità di accedere a incentivi all'esodo e mai è stata prospettata la cassa integrazione a zero ore o il licenziamento collettivo. La stessa azienda, del resto, ha sempre rivendicato con forza un approccio non traumatico rispetto alla necessità di contenimento del costo del lavoro richiesto dalle difficoltà economiche interne. Principi apprezzabili che però, evidentemente, non valgono per questi dodici dipendenti che pure hanno già dimostrato buona volontà accettando condizioni del Contratto di solidarietà ben più svantaggiose rispetto ai dipendenti Tlc (oltre il 55 per cento contro il 20 dei Tlc). L'auspicio è che venga avviato un percorso di confronto equo e realistico su come affrontare l’ennesimo momento complicato vissuto da Tiscali Italia/Tessellis, dato che ora l’affare con Canarbino attende prima di tutto un parere del Tribunale di Cagliari sulla richiesta della stessa azienda di procedura negoziata di crisi. (m.fr.)
L’enigma Leonardo da Vinci
L’inarrivabile genio toscano narrato da Origamundi alle Saline. Un’avventura ricca di colpi di scena, divertimento e curiosità per la rassegna Famiglie a teatro della compagnia Akròama. Lo spettacolo è preceduto da La nonna racconta, di e con Elisabetta Podda, sul tema Novelle di Grazia Deledda
Mario Frongia
Domani, domenica 15 marzo, alle 17, al Teatro delle Saline si apre la rassegna “Famiglie a Teatro”, la compagnia Origamundi presenta L’enigma di Leonardo da Vinci, scritto e diretto da Ivano Cugia. Lo spettacolo viene preceduto da La nonna racconta di e con Elisabetta Podda sul tema Novelle di Grazia Deledda. Le musiche dal vivo sono di Roberto Palmas.
Colpi di scena e giochi teatrali. Un tranquillo museo, gestito da un ambizioso direttore che riesce ad ottenere un pezzo unico, Enigma, uno strano macchinario ideato dal genio di Leonardo da Vinci. Il marchingegno affascina e incuriosisce gli studiosi, ma nessuno ha mai scoperto il vero funzionamento, né cosa nasconda al suo interno. Finché, un giorno, il goffo ma simpatico custode del museo, inciampando sul marchingegno, fa una scoperta sorprendente che cambierà tutto. Attraverso un’avventura divertente e ricca di colpi di scena, i giovani spettatori verranno trasportati nel mondo straordinario del grande maestro toscano. In modo leggero e coinvolgente, scopriranno invenzioni, esperimenti e curiosità sulla vita e il pensiero di Leonardo, tra giochi teatrali, sketch comici e momenti di riflessione. Lo spettacolo combina educazione e intrattenimento. E permette ai ragazzi di avvicinarsi alla figura di uno dei più grandi geni della storia, con uno sguardo nuovo e appassionante. Un'avventura tutta da scoprire, dove immaginazione e scienza si incontrano per rivelare i segreti di Leonardo e le sue incredibili intuizioni! Scritto e diretto da Ivano Cugia, che cura anche la scenografia, lo spettacolo vede in scena Francesco Civile e Filippo Salaris. Audio e luci sono a cura di Andrea Gandini.
Da Akròama un programma ricco e variegato. La rassegna propone un cartellone che spazia dalla narrazione alla commedia, dalla magia al teatro di figura. Gli spettacoli sono un’esperienza per l’intera famiglia e sono pensati per coinvolgere adulti e bambini. Di fatto, un'occasione per trascorrere del tempo insieme tra divertimento e cultura. Il Teatro delle Saline si conferma uno spazio aperto e accogliente, luogo dove le famiglie trovano proposte di qualità e adatte a tutte le esigenze. Dopo Origamundi, sempre di domenica alle 17, il 29 marzo Effimero Meraviglioso presenta Amici Interstellari, scritto da Alessandro Redegoso con la regia di Federico Giaime Nonnis. Il 12 aprile in scena ActoresAlidos con Volevo volare per la regia di Valeria Pilia. Akròama, il 26 aprile, presenta Hansel e Gretel, testo e regia Elisabetta Podda.
Cagliari, il Como passa alla Domus
Una prodezza di Da Cunha condanna i rossoblù. Pisacane tiene testa agli ospiti che la chiudono 2-1. Con il gruppo decimato, i gialli per simulazione accendono il tecnico. Passi avanti di Lecce e Genoa, colpaccio del Verona. Adesso, testa alla trasferta di Pisa
Mario Frongia
Preso nota dello scossone Hellas, il Verona ha vinto a Bologna! - e del Lecce che ha steso 2-1 la Cremonese, con la Fiorentina che patteggia con il Parma e il Genoa che batte la Roma, il Cagliari si lecca le ferite causate del Como, pirata alla Domus. Mettiamo ordine: 30 punti a dieci turni dalla fine paiono rassicuranti. Ma i due soli punti presi negli ultimi diciotto a disposizione, sono poco incoraggianti. Adesso, i rossoblù mettono le vele verso Pisa, rullato 4-0 dalla Juve e oramai appeso solo alla matematica per sancire l’addio alla A. Ma il morale pare comunque tonico. Caprile e soci sono stati sconfitti dai comaschi ma hanno la consapevolezza di aver giocato a testa alta. L’umore, domenica alle 15 all’Arena Garibaldi, deve essere per forza quello giusto. L’incrocio con l’ultima della classe ha l’identikit del match che può chiudere quasi definitivamente i conti. La vittoria isserebbe Folorunsho e compagni a quota 33. Se si concorda nell’immaginare la linea salvezza intorno ai 35, 36, il discorso sarebbe più o meno chiuso. Ma è meglio tenere la barra dritta. E trovare la determinazione per giocare alla morte gara dopo gara. Dopo il Pisa arriva il Napoli. C’è da essere umili. Per fare un passo avanti in classifica e raggiungere il prima possibile l’obiettivo salvezza. Il regalo che merita la tifoseria, costretta anno dopo anno a campionati da infarto.
Momento delicato. Complottismi ai danni delle piccole, sgarbi e sgambetti decisi a tavolino per favorire le grandi o cose del genere, sono aspetti che non divertono. E se ci si passa troppo del tempo, si finisce per esserne pervasi. Ma alcune cose sono certe: gli arbitri sbagliano, in questa stagione troppo. Il Var aiuta a corrente alternata e in modo differente a seconda degli episodi, dei luoghi e dei protagonisti. La linea è univoca ma poi si va verso decisioni differenti. Ma è certo che indietro non si torna: la tecnologia serve ed è utile. Quel che segna il passo è l’uniformità di giudizio. Perchè quel che accade a San Siro viene valutato diversamente all’Arena Garibaldi, al Senigaglia o in qualsiasi altro dei diciassette stadi della A? Per non parlare di quelli della B? il designatore Rocchi sa bene che dietro queste risposte si cela il primo premio del problema. Ma sia chiaro: parlare di malafede è ridicolo e comico, oltreché oltraggioso al tempo stesso. Si può essere tifosi, ultrà accaniti senza perdere la bussola. Gli arbitri italiani sono stimati in ambito internazionale. Poi, appena tornano in Italia giù di tutto. A cominciare dai cialtroni che picchiano ragazzini con la divisa e il fischietto, come è capitato la scorsa settimana in Sardegna, solo per una punizione o una rimessa sbagliata. Assurdo e vergognoso.
Cagliari-Como. È vero, il Como che sale al quarto posto ha portato via dalla Domus punti immeritati. Ha tenuto più il pallino ma non ha mai impegnato seriamente Caprile. Ha mostrato una qualità superiore, confermato una delle migliori quattro difese della A (21 gol subiti) ma senza Perrone, uscito per infortunio, e con Nico Paz spocchiosetto, ha balbettato un palleggio sterile. Del potenziale tecnico del gruppo guidato da Fabregas nessuno discute. Ma i rossoblù - in campo con un improbabile completo salmone: se il Como indossava il bianco perché i colori nobili dei Quattro mori sono stati lasciati negli armadietti? - hanno tenuto botta, pur con assenze oramai croniche. È servita una magia di Da Cunha per siglare la dodicesima sconfitta del Cagliari.
Effetto Bastoni. Per tornare agli arbitri, viene difficile dare torto a Fabio Pisacane: “Da otto mesi non commento le decisioni arbitrali. Ma non paga, accadono cose poco chiare: il giallo per simulazione a Esposito è inesistente. E lo perderemo per squalifica a Pisa” la sintesi dell’inferocito commento del tecnico nel dopo gara. Oltre all’errata lettura su Esposito - tornato al gol dopo quattro mesi - Marinelli ha toppato anche su Palestra. L’esterno magari non ha subito fallo ma di certo non ha cercato la simulazione. Eppure, in entrambi i casi l’arbitro è parso piazzato al meglio. Ma la parola d’ordine, dopo i disastri in diversi campi e l’episodio Bastoni, pare sia quella di essere inflessibili con le simulazioni. Bene. Ma attenzione, perché come è accaduto alla Domus si rischia di peggiorare la scena. E di dare ragione a chi strumentalizza per i propri tornaconti e adesso indossa l’abito della verginella. Il calcio è troppo affascinante ma il business forsennato e prioritario, comunque la si rigiri, lo sta avvelenando. Basti dire che l’Italia deve giocarsi ai play off l’andata ai Mondiali, dopo aver toppato le ultime due edizioni. Eppure, in un campionato gonfio di troppi stranieri, alcuni inguardabili, al ct Rino Gattuso le società e gli stessi presidenti che piagnucolano delle troppe gare in calendario - vendute da tempo e consapevolmente a tv e sponsor per ingrassare i profitti - non hanno concesso un raduno di pochi giorni. Ci vuole davvero coraggio!
Cagliari, Folorunsho abbatte il Parma
Da tre minuiti in campo, in gol da trenta metri, un prezioso segnale individuale e di gruppo. Con Caprile di nuovo magico, i rossoblù giocano un buon primo tempo ma vengono ripresi dall’ex Oristanio. Adesso, con 30 punti, il Como alla Domus
Mario Frongia
Ci ha pensato lui. L’esterno arrivato per rimpiazzare Zortea. Ma, forse come Esposito, al netto dell’infortunio al di sotto di quel che ci si aspettava. Lo stesso che al primo gol con la maglia del Cagliari si è rotto un legamento sbattendo sul palo ed è rimasto fuori due mesi. Ieri, al Tardini, la rete che tutti sognano: destro, collo pieno, palla a scendere, Corvi beffato e Cagliari in vantaggio. Quando si dice il destino: Michael Folorunsho, in campo a Parma da una manciata di minuti e la favolosa rete dell’1-0. Poi, la rasoiata dell’ex Oristanio a riequilibrare i giochi. Un buon punto, specie se si considera l’emergenza. Fabio Pisacane ha tratto il meglio dal materiale a disposizione. Con il forfait di Mazzitelli e la squalifica di Mina, oltre ai soliti Gaetano, Deiola e Borrelli, le opzioni dietro e in mezzo sono parse da subito obbligate. In attacco, musica uguale. Ed è andata. Sulemana e compagni hanno giocato uno dei migliori primi tempi in stagione. In casa della formazione reduce da tre vittorie di fila, l’ultima a San Siro con il Milan. Insomma, un passaggio importante. Con 30 punti in classifica, tredicesimi a +5 dal terzultimo posto e in attesa dei risultati delle ultime sette, con Pisa e Verona che, a quota 15, paiono alla canna del gas. Lo sprint, alla ventisettesima giornata, riguarda Genoa e Torino appaiate a 27, Fiorentina, Cremonese e Lazio a 24. Dunque, meglio tener alta la guardia. E settare per bene corpo e mente in vista del Como, alla Domus sabato prossimo, la trasferta a Pisa la domenica seguente - che potrebbe valere i punti decisivi per chiudere la posta salvezza - e l’arrivo del Napoli di Conte, venerdì 20. Campionato aperto e, al netto dalla mancanza di valutazioni arbitrali e Var omogenee - affascinante. Nell’anno del tecnico napoletano, tra i tre più giovani della A, con una formazione per media anagrafica di poco superiore ai 22 anni, e una tifoseria che non smette di mostrarsi compatta e vicina al gruppo.
A testa alta. Serata che non dispiace. Con Caprile, che riesce a smanacciare sullo 0-0 e da pochi passi la girata di Pellegrino, di nuovo insuperabile. Poi, lo beffa Oristanio - che, non riscattato inaspettatamente dal Cagliari, ha festeggiato il gol indicando con forza la tribuna d’onore: chissà con chi ce l’aveva! - in rete con un piattone. Ci sta. Intanto, sant’Elia, come ironizzano i tifosi, è tornato. La curiosità: Cuesta riacchiappa il Cagliari con l’inserimento di Nicolossi Caviglia e Oristanio, pedine seguite e non prese al mercato di gennaio. Ma si diceva della mezza rivoluzione obbligata che ha fruttato il pari, prezioso e incoraggiante. Rodriguez e Ze Pedro, in crescita, Dossena che mette minuti e certezze. Liteta, Adopo e Sulemana a buoni ritmi nelle due fasi, un Kilicsoy lasciato desolatamente solo da terminale offensivo, comunque attivo al tiro e un palo preso in off side. Due le citazioni: Esposito, più preciso nella ricerca della finalizzazione, e il solito devastante Palestra. Nonostante la gabbia dei parmigiani, con Valeri incollato alle spalle, l’esterno di proprietà dell’Atalanta ha rinnovato il repertorio con stop, ripartenze, tiri e dribbling sui due lati. Un piccolo grande fenomeno. Con Rino Gattuso pronto a buttarlo nella mischia dei grandi con la maglia azzurra. Da segnalare i “gialli” per Dossena, Ze Pedro, Rodriguez, Obert e Liteta: un rischio giocare sul filo dell’ammonizione. Ma Pisacane ha deciso di andare avanti, pur con Zappa e Idrissi in panca. In breve, un primo tempo collettivo con il segno più per attenzione, buona tenuta atletica, reparti corti, propositività nel verticalizzare. L’identikit di un Cagliari che può levarsi presto con la matematica dalla coda del torneo. A patto che mantenga lo spirito giusto. E, magari, riesca a recuperare pedine utili per chiudere la pratica.
Cagliari, uno 0-0 che vale
Con tre buone occasioni contro una, i rossoblù rimbalzano la Lazio, tecnica ma poco incisiva. Caprile e Palestra mostrano i denti, Dossena si riscatta, il gruppo perde Mazzitelli. A Parma, con il terzultimo posto che dista 5 punti, un match che può ipotecare un pezzo pesante di salvezza
Mario Frongia
La Fiorentina che per la prima volta in stagione lascia uno dei tre posti che portano in B è una brutta, ma prevedibile, notizia per il Cagliari. Con i Viola che battono il Pisa e agganciano Cremonese e Lecce a quota 24, i punti dei rossoblù dal terzultimo posto diventano 5. Insomma, meglio non perderne troppi per strada, specie con le dirette concorrenti. E siamo allo 0-0 con la Lazio. Ripartiamo da Caprile: bistrattato per gli errori con il Lecce, nonostante abbia contribuito a suon di miracoli a portare punti decisivi lo scorso anno e questo, ha evitato la beffa su Cataldi a fil di sirena. Bravo, Elia! Ma dal pari di Cagliari-Lazio emerge un altro predestinato: Palestra. Mvp per distacco, l’esterno che ricorda per gamba e tecnica Cabrini - “Forse difende meno meno ma può crescere e, tenuto conto che ha vent’anni, nei tempi di inserimento potrà diventare anche più forte” ha detto Renato Copparoni - ha sfoderato una prestazione superba. Con l’ex Pellegrini, altrettanto forte fisicamente e veloce, ma in difficoltà nel scegliere cosa fare, che si è preso un giallo. Tanto che in chiusura è stato sostituito da Sarri con Tavares. Con questi spunti, tenuto conto che entrambi sono destinati a lasciare i colori rossoblù, si può mettere in pace il cuore della tifoseria: il punticino, in attesa della trasferta di Parma, venerdì alle 20.45, conduce a quota 29. E mancano dodici gare. Con Verona e Pisa boccheggianti, una tra Lecce e Cremonese che potrebbe cedere, la scivolata verso l’inferno della B sta prendendo un identikit. Certo, 36 punti in palio non sono pochi. Ma diventa complicato rialzarsi in questa coda di campionato che pare aver detto Inter, con il Milan che non molla, per il tricolore. Le altre? Le uniche con la marcia alta paiono l’Atalanta di Palladino e il Como di Fabregas. Ma per lo scudetto, almeno in questo torneo, serve altro. E non se la prendano troppo i tifosi di Roma, Napoli e Juve: piazze che meritano altra continuità.
Un pareggio che dice tanto. Nella settimana che segue a una delle peggior partite in stagione, il ko interno con il Lecce, il punto con Zaccagni e soci non è da buttare. Con la mal digerita operazione di puro business legata alla partenza di Luperto. Ma anche le cessioni di Prati e Luvumbo, con gli infortuni che si susseguono, stanno mostrando poca saggezza: l’organico pare corto. Senza scordare il debutto affrettato e dannoso di Dossena, bistrattato da Malen all’Olimpico. A seguire, Gaetano fuori, Folorunsho, Borrelli e Deiola pure. E ci sarebbero anche le news sul fronte stadio e quelle, legate a doppia mandata al futuro del Cagliari, degli americani: ormai il fondo speculativo è proprietario del 49 per cento del club. L’attuale presidenza forse riceverà un seggiolino, come Percassi a Bergamo: ma storia, competenza, governance, mezzi e visione in casa Atalanta sono ben diversi! Comunque vada, saranno gli altri a decidere. Dopo sette giorni pesanti, si può valutare in scioltezza il pareggio con la Lazio. Ma sarebbe un errore accontentarsi. Di certo, approccio e attenzione alle varie fasi del match è stato apprezzato dai quindicimila della Domus. Condizionato dagli infortuni, Pisacane ha piazzato Dossena dietro, un impacciato Mina (espulso per doppio giallo in coda al match), con Mazzitelli, Adopo e Sulemana a cucire e rimpallare. Di Palestra si è detto. Bene anche Obert. Mentre per Esposito e Kilicsoy prestazioni in chiaroscuro. Da Ze Pedro, palo esterno di testa, Adopo, a lato, ed Esposito, destro alto, le occasioni nel primo tempo. Nella ripresa, rete annullata per offside a Palestra, gran colpo di Caprile su Cataldi. Insomma, un pari prezioso per il Cagliari, meno per la Lazio. Ma dal pareggio è emerso un gruppo pronto alla sfida del Tardini. A Parma servirà la quasi perfezione.
Cagliari, il Lecce sbanca la Domus
Sconfitta pesante, anche nei modi, per l’undici rossoblù. Di Francesco gode, Pisacane rosica, i tifosi sbraitano. Con Caprile e Palestra in serata no, al di là delle assenze, approccio molle e svagato. E sabato arriva la Lazio
Mario Frongia
Tutti giù per terra! La divertente filastrocca pare nata proprio per chi sogna e si stacca dalla realtà. Eppure, le avvisaglie di Roma avrebbero dovuto indurre a maggiore cautela. “Ho passato la settimana a dire che la salvezza è ancora tutta da conquistare” le parole di Fabio Pisacane. Non è bastato. E il Cagliari, sconfitto dall’uno-due di Gandelman e Ramadani, si è afflosciato dentro e per una gara che poteva valere l’aria delle prime dieci del campionato. Scontro diretto in casa toppato, comunque la si legga. La sintesi? I due più forti e decisivi, a conti fatti, per il destino del collettivo, sono incappati in una partita con il segno meno. Caprile non ha fatto i soliti miracoli, Palestra si è perso - per probabile scelta tattica? - nell’accentrarsi e nel chiedere palla, invano. Lasciando la fascia e rendendo più facile la marcatura di Gallo. Tra l’altro, se si gioca con Pavoletti si deve prendere il fondo per il cross. Palestra ne ha fatto due, e anche sporchi. A seguire, si può parlare anche della questione centrocampo muscolare. Troppo pesante e con poco pensiero. Senza Gaetano in mezzo hanno ragionato in pochi. E Sulemana al posto di Mazzitelli non ha fatto centro. Infine, la difesa. Con il senno di poi - ma lo si era detto anche per tempo di quanto fosse rischioso privarsene - il richiamo a Luperto è forte. Ma la storia, e la gestione del mercato, dice anche altro: Dossena, messo allo sbaraglio a Roma dopo un crociato rotto e neanche un minuto di campo e ovviamente distrutto da Malen, si è accomodato in panca. Ze Pedro e Mina si sono persi Gandelman, con mancato uscita di Caprile, sull’1-0. E il portiere, autore di una stagione memorabile che ha fruttato solo per le sue parate almeno 5, 6 punti, si è fatto beffare dal tiro di Ramadani. Ed ecco spiegato il solito Cagliari.
Acciacchi e infortuni. Poi, ci sono le assenze, la rosa corta, Kilicsoy che sta male alla vigilia e viene impiegato sul finire. Senza scordare il Lecce. Di Francesco è stato bravo nel tenere i reparti corti e la linea difensiva alta. Ha impedito le linee di passaggio e ha mandato i suoi a pressare il giro palla rossoblù. E aver imbrigliato per un tempo Cheddira non è stato sufficiente. Poi, i pugliesi hanno avuto tutt’altra fame. E non solo per lasciarsi dietro la Fiorentina, autrice del colpaccio sul lago di Como.
Il siluro. “Ci è mancato uno dei protagonisti delle tre vittorie di fila con Juventus, Fiorentina e Verona”. La sintesi nel dopogara di Fabio Pisacane è spietata. E di certo non passerà inosservata. Il riferimento a Luperto non è casuale. Il richiamo a una responsabilità collettiva, dalla presidenza all’ultimo dei ragazzi della Primavera, va da sé. Intanto, l’unico che si è scusato per la cessione di Luperto è stato Guido Angelozzi. Il diesse, nella conferenza stampa di chiusura delle compravendite, ci ha messo la faccia. Il solo. Per un film, con qualsiasi direttore sportivo passato negli ultimi quindici anni in città, già visto. I cinque milioni di euro per un quasi trentenne sono oro per il club. Ma forse, con Luperto - la conseguente solidità e quadratura della difesa, capace di imbavagliare Yldiz e Gudmunsson - a guidare Rodriguez e Obert o Idrissi, e fare da spalla a Mina, ci sarebbero stati da qui alla fine gli stessi denari, derivanti dai punti in più in classifica e dai conseguenti diritti tv. Hanno scelto il tutto e subito con la pancia piena, i 28 punti e il +10 dal terzultimo posto. Dovrebbe andare tutto bene, Verona e Pisa paiono quasi cotte. Ma mancano tredici gare, ovvero 39 punti a disposizione, il distacco dalla Fiorentina terzultima si è ridotto a sette lunghezze. Occorre barra salda, concentrazione e attaccamento. Senza scordare il messaggio che arriva da Cremona: in avvio di stagione capace di battere il Milan a San Siro, issarsi al nono posto per poi fare appena una manciata di punti nelle ultime dieci partite. Con la Lazio, sabato alle 20.45 alla Domus, non potrà essere mai facile. Ma il Cagliari deve superare se stesso e farsi perdonare dalla tifoseria. A seguire si va a Parma: inutile dire quanto siano delicate queste due gare. Occorre la cattiveria giusta, la consapevolezza di chi sa di giocarsi tanto, quel genere di sofferenza e rabbia collettiva che la squadra ha già mostrato. Senza ci sarà da soffrire.
