Mario Frongia
Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi
Cagliari, valori da confermare
La sconfitta con il Bologna nasce da una formazione spuntata e poco coraggiosa. Pisacane deve riflettere su un assetto continuo e pedine pronte. Il trittico Verona-Sassuolo-Lazio per capirne di più
Mario Frongia
Verona fuori, Sassuolo in casa e Lazio all’Olimpico: per misurare la temperatura al Cagliari proviamo a passare dai prossimi tre turni. Con una premessa: 8 punti in sette gare sono il cammino in equilibrio di un gruppo che ha per obiettivo la salvezza. Ma, da adesso in poi, incluso il doppio confronto con il Napoli per la Coppa Italia - e sarebbe sciocco snobbare del tutto l’appuntamento - l’indice di difficoltà si solleva. E i margini d’errore andranno ristretti il più possibile. Questo contesto conduce a un’analisi meno urgente sul 2-0 patito in casa dal Bologna. E sono almeno due i punti chiavi, approfonditi dalla tifoseria sui social nel dopopartita. Il primo riguarda la sorpresa legata ai primi undici: Belotti non c’è, e non ci sarà fino ad aprile. Si riparte a Udine da un debuttante, Borrelli, che la butta dentro tanto che alla fine il gol risulta decisivo per lasciare la Bluenergy arena con un punto. Alla Domus, contro gli emiliani di Vincenzo Italiano - squadra organizzata con individualità di pregio, da Freuler a Odgaard passando per Ferguson, Cambiaghi, Castro e Orsolini - gioca da terminale offensivo Esposito. A rimorchio Folorunsho e Felici, un po’ sugli esterni, un po’ a filtrare la manovra avversaria. Risultato? Il Cagliari del primo tempo ci ha capito poco o nulla. Da segnalare la traversa di Prati, ma a gioco fermo, e comunque il play ancora non incide come dovrebbe. Sintesi: nella ripresa, con alcuni cambi, Borrelli, Kilicsoy, Luvumbo e Gaetano, la musica è leggermente cambiata. Ma il Bologna ha avuto spunti tecnici e tattici superiori. L'altro aspetto post secondo ko interno riguarda la difesa. Su calcio da fermo, nonostante Sant’Elia Caprile, Mina&co soffrono. Il gol di Holm a due passi dalla linea di porta è la testimonianza di varie criticità. “Quei gol si devono evitare. In area piccola devi tenere d’occhio palla, avversario e porta” le parole di uno che se ne intende, Vittorio Pusceddu.
La giostra dei primi undici. Fabio Pisacane studia, sa di calcio, si prepara. Ma un altro aspetto sul quale, con il vice Murelli, starà riflettendo è la scelta del modulo e degli uomini da piazzare in campo dal via. Anche qui, premessa obbligata: lui vede i suoi in settimana, li compulsa alla vigilia e fino all’entrata in campo. Dunque, si ha voglia a immaginare dal divano o al bar con gli amici, il debutto di Kilicsoy assieme a Borrelli. Magari, Luvumbo in fascia e Folorunsho, atteso da qualcosa di più concreto che gli oltre dieci chilometri percorsi a match. Tanti perché che fanno capo all’assetto: una punta di movimento, Esposito, esterni, regista e due mezze ali. Due punte e un falso nueve, Gaetano. Oppure, una boa alta, Borrelli, e un attaccante che gli ronza attorno. Idee e suggestioni non mancano. Ma la quadra ancora non si trova. Le vittorie su Parma, un’altra squadra tecnicamente valida ma senza qualcuno che la butti dentro, e Lecce, inguardabile in casa propria, possono aver annebbiato le prospettive. Ma rimangono capitoli chiave e valgono il doppio dei punti, presi a due concorrenti per la permanenza in A. Detto questo, infortuni e forma permettendo, Pisacane è chiamato a ragionare con la propria testa, meglio se distante dalle solite pressioni e dalle ottiche societarie, nel costruire un’intelaiatura che sia continua almeno nei primi otto, nove undicesimi. L’alternanza e il turn over pagano. E in questo Pisacane è abile nel tenere tutti in tiro e far ruotare il gruppo. Ma l’intesa, adesso che il campionato entra nel vivo, va cementata. Anche perché a beneficiarne sarebbero sia la propositività e l’efficienza nelle ripartenze, sia le marcature e la concentrazione dalle parti di Caprile. Ecco, perché i compiti per casa alla vigilia della trasferta di Verona - reduce dallo 0-0 colto a Pisa, 4 punti contro gli 8 del Cagliari, quattordicesimo alla pari di Torino e Lazio - sono impegnativi. Facile intuire che al Bentegodi maturi una partita sporca, indirizzata dalla conquista delle seconde palle, contrasto su contrasto. Una ragnatela che potrebbe premiare i rossoblù, vista la scarsa attitudine al gol dei padroni di casa (2 reti all’attivo e 9 al passivo, 6 e 8 il Cagliari) e la rapidità nel contropiede se affidato ai velocisti di Pisacane. Ma qui entrano in ballo scelte, condizione, motivazioni. Parafrasando Humphrey Bogart, “è la serie A, bellezza!”.
Famiglie a teatro e Teatro contemporaneo alle Saline per un viaggio che non si scorda
Al Teatro delle Saline un percorso speciale che sposa arte e cultura. Akròama, tra attualità e classici,
allestisce appuntamenti da non perdere. Da Oscar Wilde a Samuel Beckett e Moliere. Si parte il 26 ottobre
con “Il favoloso Oscar”. A seguire, domenica 29, la produzione Teatri di vita “Sette bambine ebree -
Un’opera per Gaza”. In scaletta “Il magico mondo dei fratelli Grimm” di Elisabetta Podda
Mario Frongia
Un tandem di arte teatrale atteso dagli appassionati. La perfetta commistione artistica, scenica, coreografica.
Domenica 26 ottobre, alle 17, sul palco del Teatro delle saline la produzione Akròama “Il favoloso Oscar”
per la regia di Marco Nateri, inaugura “Famiglie a Teatro”. Gli spettacoli saranno preceduti da “Il magico mondo
dei fratelli Grimm” con “La nonna racconta” di Elisabetta Podda. Mercoledì 29 ottobre al via anche la Stagione
del Teatro Contemporaneo. Alle 21 - ma anche giovedì 30, venerdì 31 e sabato 1 novembre - Teatri di vita presentano
“Sette bambine ebree - Un’opera per Gaza” di Caryl Churchill. Per entrambe le rassegne un
avvio di straordinario pregio artistico, conoscenza, condivisione civica e forte attualità. Con scelte e indicazioni
artistiche firmate da intrepreti e compagnie di pregio.
“Famiglie a Teatro”: accessibile, innovativo, rivoluzionario. La rassegna, forte di un successo consolidato
di critica e pubblico, prevede quattro appuntamenti, sempre di domenica alle 17. Dopo “Il favoloso Oscar”
prosegue il 9 novembre con il Teatro Instabile che presenta “Il gatto con gli stivali” per la regia di Aldo Sicurella.
Il 23 novembre Origamundi sul palco con “Miti dell’antica Grecia”, regia di Ivano Cugia. Infine, il 7 dicembre,
Cada Die Teatro presenta “Il gufo rosmarino” di e con Giancarlo Biffi
L’imperdibile Stagione del Teatro Contemporaneo. La rassegna prevede sette rappresentazioni su quattro
turni: mercoledì (turno A), giovedì (B), venerdì (C) e sabato (D). Aperta dalla produzione di Teatri di
vita: “Sette bambine ebree - Un’opera per Gaza”, la stagione prosegue dal 5 all’8 novembre con la compagnia
spagnola Tranvía Teatro in scena con l’opera di Abel Neves “Llueve y hace sol en París” (Piove e cè il sole a
Parigi), con regia di Cristina Yáñez. Il 19, 20, 21 e 22 novembre sul palco la compagnia Teatro Scientifico con
“Tace Il Labbro - Happy Days”, progetto e regia di Isabella Caserta. Lo spettacolo è accessibile anche alle
persone sorde. Sardegna Teatro, dal 26 al 29 novembre, porta in scena “Anche in casa si possono provare emozioni
forti” di Caterina Filograno. L’anno in corso si chiude dal 3 al 6 dicembre con il Teatro Libero Palermo e lo
spettacolo “Il 20 Novembre” di Lars Norén, regia Beno Mazzone. A gennaio si riparte il 21 e repliche il 22, 23 e
24, con la produzione della Scuola d’arte drammatica “Tartufo”, adattamento e regia Dal
18 al 21 febbraio la compagnia LucidoSottile porta in scena la produzione: “Vere e sacrosante! Tutte le verità, tanto
da non crederci” di e con Tiziana Troja e Michela Sale Musio. Un cartellone ricco di emozioni, visione e arte
teatrale forte e senza tempo.
Turismo esperenziale, la Sardegna si fa bella!
Passa da Bosa, Dolianova, Sanluri e Sant'Anna Arresi il progetto curato da Acib, Mediterranea e CraRegione. Il plauso dei sindaci e delle autorità regionali. Quattro tappe, tra Planargia, Parteolla, Medio Campidano e Sulcis alla scoperta del territorio tra arte, storia, attività produttive, cultura ed enogastronomia
Mario Frongia
L’arte e le tradizioni, le realtà produttive del territorio, i luoghi caratteristici, le aziende e gli aspetti culturale, sociali e storici. Il cuore antico e giovane al tempo stesso della Sardegna. È stato presentato ai media all’assessorato regionale al Turismo, il progetto Sardinia tourism expericence 2025. Turismo esperenziale che ha per protagoniste le comunità di Bosa, Dolianova, Sanluri e Sant’Anna Arresi. “Un progetto virtuoso, teso ad allungare la stagione e perfettamente in linea con i nostri obiettivi” le parole di Franco Cuccureddu. L’assessore al turismo ha ringraziato i sindaci e gli operatori - le associazioni Acib, Mediterranea e CraRegione con i presidenti Dante Puddu, Gianfranco Perseu e Gianni Aramu - confermando la bontà di un percorso che esalta pagine e scorci di eccezionale bellezza, magari meno note o trascurati.
La parola agli amministratori locali. “Abbiamo fatto rete e questo è molto importante. Le caratteristiche del Sardinia - ha aggiunto Alberto Urpi, consigliere regionale e sindaco di Sanluri - permettono una visibilità particolare su alcune delle nostre unicità. Inoltre, alla storia e alla cultura, si uniscono anche le produzioni enogastronomiche, aziende del territorio che trovano una vetrina di pregio”. Sulla stessa frequenza anche i primi cittadini di Bosa, Dolianova e Sant’Anna Arresi. “La nostra cattedrale risale al 1000 d.C. e accompagna le nostre attività, radicate sul territorio e penso al vino, l’olio, i formaggi, l’artigianato. Credo - ha commentato Ivan Piras, sindaco di Dolianova e consigliere regionale - che il progetto sia una buona risposta per le collettività”. Per Paolo Dessi, primo cittadino di Sant’Anna Arresi, “il progetto è una preziosa sfida culturale che crede nella promozione destagionalizzata e nei luoghi meno battuti. Sono fiducioso, vi aspettiamo”. Insomma, condivisione e visione al tempo stesso. Un’idea sposata appieno dagli amministratori. “Siamo convinti di andare per la strada giusta. Bosa ha caratteristiche pressoché uniche. Raccontarle e mostrarle ai visitatori fuori stagione è un plus di rilievo” ha rimarcato Alfonso Marras, sindaco di Bosa e consigliere regionale. Ai lavori - coperti dalle principali testate giornalistiche, in sala anche il presidente dell'Ussi, Paolo Mastino, vice caporedattore Rai Sardegna -, con gli assessori Fabrizio Collu (Sanluri), Marco Naitana (Bosa), Chicco Fenu (Dolianova), ha preso parte anche il presidente del consiglio comunale di Bosa, Vincenzo Pinna.
Un viaggio nelle unicità regionali. Il percorso si spalma da ottobre a dicembre e prevede quattro tappe. Il 25 ottobre l’escursione si terrà a Bosa. L’8 novembre i turisti esperenziali saranno a Dolianova. Il sabato seguente i visitatori approdano a Sant’Anna Arresi. Infine, il 6 dicembre si chiude a Sanluri. In breve, un mix di esperienze inedite, contatti con i produttori, le aziende, gli artigiani e le attività tradizionali. Con degustazioni enogastronomiche, visite ad agriturismi e trattorie tipiche, monumenti, siti archeologici e impianti. Con la visione e la partecipazione alla lavorazione dei principali prodotti del territorio, dal pane al formaggio, passando per il vino, i dolci, le carni, le olive e i sottoli. Il tutto accompagnato da musiche e danze etniche. Il progetto, apprezzato anche dal presidente del Consiglio regionale, Piero Comandini (“Date un ottimo impulso alla conoscenza della nostra Regione!”), viene raccontato dalle associazioni anche con una brochure illustrativa. E per l’occasione è stata realizzata e proiettata una clip suggestiva inerente le quattro municipalità. Nel corso della conferenza è stato consegnato anche del materiale illustrativo e promopubblicitario dedicato alle bellezze ambientali e culturali delle quattro municipalità. E non solo. Oltre a una mirata campagna di comunicazione su new e old media, il poker di appuntamenti del Sardinia tourism experience 2025, verrà filmato nei momenti più significativi che diverranno l’asse portante di un docufilm.
Gesico, l’attimo perfetto tra cultura, sapori e tradizione
La sagra della lumaca, sfida culinaria che racconta luoghi, territorio, enogastronomia. “Da questi eventi passa anche la crescita e lo sviluppo socioeconomico della nostra comunità” dice Terenzio Schirru
Mario Frongia
La blusa nera, con i rilievi in oro. Il volto smarrito, quasi sorpreso da applausi e flash. Pino Cau, una vita da chef. Consacrata da un premio che sa di storia, religione, enogastronomia. A Gesico hanno fatto le cose per bene. Ma questa non è una notizia. E se il super cuoco de Su Cumbidu, tappa per buongustai nel quartiere Marina a Cagliari, porta a casa la targa che lo premia per aver cucinato le migliori lumache della convention, Luigi Dedoni, titolare del ristorante, si concede un mezzo sorriso compiaciuto. Ecco, i dettagli della trentunesima sagra della lumaca sono anche questi. Un luogo, il Centro servizi S’Ulivariu, un percorso religioso, un confronto tra ristoratori, titolari di trattorie e agriturismi, quasi quattrocento partecipanti. A incorniciare il tutto, in una serata che ha incrociato emozioni, fede e conoscenza, saperi e sapori, amicizia e tradizioni, condivisione e gusto, Terenzio Schirru. Sindaco, avvocato e comandante in capo di un evento che piazza da sempre Gesico in cima al concetto del fare bene e nel rispetto delle logiche rurali e non solo. “Sono certo che da questi eventi passi anche la crescita e lo sviluppo socioeconomico della nostra comunità” spiega soddisfatto il primo cittadino. Dunque, non solo cucina, pentole e scolature al dente, caraffe di cannonau color inchiostro. Settecento anime laboriose, con un orgoglio sommesso, distinto e senza sbavature, tipico di chi conosce e rispetta le stagioni e quel che dice la terra. Gente seria. Assieme, di sabato sera, sorridenti, con tanti adolescenti e anche qualche passeggino, a celebrare un rito. Perché nelle luci e nelle musiche di S’Ulivariu, area congressuale funzionale e ipertecnologica, si è consumato un attimo particolare. Grazie a una macchina operativa tra maitre, camerieri e addetti ai tavoli e alla cucina, che ha lasciato basiti: rapidi, professionali, fieri di contribuire alla perfetta riuscita dell’evento. In breve, la perfetta assonanza tra cultura, ospitalità e cibo. Messa così, pare facile. Ma in una Sardegna straricca di occasioni e luoghi che meriterebbero approfondimenti e visibilità, a Gesico il dna è questo: forte, fiero e avvicinante. Una postura che resiste alle intemperie del tempo, alla memoria labile, ai luoghi comuni. Imbastire una scaletta, battezzare due o tre eventi nell’evento, chiamare cronisti e addetti ai lavori, non è sempre garanzia di successo. Anzi, spesso si replica in maniera sgangherata ad abitudini e scorciatoie. A S’Ulivariu l'asticella è bella alta. Tessitura, contenuti e trama sono andate ben oltre.
Il regno delle lumache. Dalla commistione con i funghi porcini alla spruzzata di zafferano. Passando per gli ingredienti indispensabili dalla notte dei tempi: fregola, aglio, alloro, sugo vellutato che racconta di nonne capaci di ammaestrare pomodori, sale, sole e perizia. La sagra della lumaca ha visto in gara sei piccoli grandi sacerdoti del gusto. Figli del territorio, di usanze che non conoscono fretta e improvvisazione. Poche storie, il taglierino con scaglie di formaggio, coppa, salsiccia e prosciutto, seguito da malloreddus sugo e pecorino hanno detto la loro. Apprezzati intermezzi. Per il resto, lo spartito non ha ammesso dissertazioni: lumache e ancora lumache. Da cucinare, presentare e valutare per impiattamento, gusto, tradizione e innovazione, equilibrio degli ingredienti. “Queste, con pane grattugiato e prezzemolo, sono proprio come le ho sempre mangiate a casa. Fenomenali!” ha commentato Terenzio Schirru tra un abbraccio, un’intervista e un suggerimento ai tanti concittadini orgogliosi di esserci. La giornata, pietra miliare della gastronomia isolana, è stata intensa: presentazione di libri, laboratori tra scienza e miniera, dibattiti, farse teatrali, mostre, degustazioni di vini, folclore, balletti e tanto altro. Inclusa anche una fantastica corsa delle lumache. E siamo alla kermesse culinaria. La giuria della “Lumaca d’oro”, guidata da Raimondo Mandis, ha apprezzato gli abbinamenti di Andrea&Marta (Guasila), Giuseppe Aresu (Pimentel), Matteo Sechi (pro loco Gesico), Andrea Carta e Mara Dessì (La perla, Villanovaforru) e Silvio Boi (Las Vegas, Siurgus Donigala). Interpreti attenti e curiosi ma mai troppo distanti dalle indicazioni e dai sapori delle ricette tipiche. A dettare i tempi lo chef Pierpaolo Argiolu, abile nel dialogare anche con una irresistibile signora Littera, interpretata al meglio dal cabarettista Marco Camboni. Insomma, una serata speciale. Arricchita anche da un nutrito gruppo di sindaci del territorio. Da Ivan Piras (Dolianova) a Emidio Contini (Ussana), Paola Casula (Guasila), Fausto Piga (Barrali), Alessandro Pireddu (Senorbì), Massimiliano Garau (Suelli), Umberto Oppus (Mandas), Antonello Perra (Siurgus Donigala) e Damiano Aresu (Pimentel) . E da lassù, anche Sant’Amatore, vescovo e martire, sarà rimasto soddisfatto.
Cagliari, un punto prezioso
A Udine, con i regali di Zaniolo e Bayo, un pari con diversi spunti. Fabio Pisacane - con 8 punti in avvio ha già fatto meglio di Ranieri e Nicola - trova il gol con Borrelli, primo in A. La pausa per le nazionali, quindi il Bologna alla Domus
Mario Frongia
“Ai punti loro avrebbero meritato di più”. Non lo dice un ultrà friulano ma Fabio Pisacane. Onesto, dunque. E non è un male, specie per quando ci saranno altre libecciate. Il campionato prende forma, al Bluenergy il Cagliari va in gol con Borrelli, prima ciliegina in A, e porta a casa un punto. L’Udinese? Due pali e altrettante palle gol divorate da Zaniolo e Bayo. Magari, capiterà anche il contrario. Meglio guardare oltre un match giocato con più dubbi che certezze. Intanto, dai primi undici. Con il tecnico campano pare giocare alle tre carte. Pisacane fa pretattica. La modalità del dire e non dire per poi fare altre scelte è ormai nitida. Ad esempio, riflettori su Mina: sta male per la botta al ginocchio presa con l’Inter. Nrl frattempo il centrale riceve la convocazione dalla Colombia per le gare dall’altra parte del pianeta. Per la sesta d'andata Jerry pare destinato, bene che vada alla panca. Invece gioca dal 1’. Ma esce dopo poco più di un quarto d’ora. Il club si affretta: problemi al polpaccio. Si prova a non farlo partire? Vedremo. Stessa zona: sta fuori Luperto e gioca Ze Pedro, disastroso. Filtra sia stata scelta tecnica, Luperto non è brillantissimo come lo scorso anno. Ma, detto che è tutto suo il punto preso con la Fiorentina con l’incornata dell’1-1 nel recupero, l’ex Sassuolo è anima e cuore della difesa. Leader con i giovani ed esperienza a quintali. Tenerlo fuori cosa significa? Farlo rifiatare? Dopo cinque giornate? Con Ze Pedro che avrebbe meritato il cambio dopo mezzora! E anche la retrocessione al centro della difesa di Deiola, dice che Luperto è rimasto fuori per scelta tecnica. Ne riparleremo.
Dilemma in regia. L’input societario è chiaro anche per i sassi: Prati deve giocare, è costato quattro milioni e mezzo di euro e deve produrre plusvalenze. Pisacane annuisce. Di più: “Per me è sempre titolare” ha detto il tecnico. Prati gioca. Corre, tocca decine di palloni, ma non incide. Mancano visione, tempi di gioco, personalità. Ha l’età dalla sua. E Mazzitelli? Cuscino e libro in panca. Per l’ex capitano del Frosinone neanche manciate di minuti. Gioca Di Pardo, altro ruolo, la mezzala no. E con l’Udinese anche Adopo, tra i migliori in avvio di stagione, è subentrato. Ma ci sta. In Friuli ha toppato, causa un giallo preso troppo presto, Felici. Può capitare. Mentre Borrelli ha alzato le braccia al cielo, con tanto di cresta e dedica al Gallo Belotti. Il gol dell’1-0, dopo una carambola, ma non solo. Bene nelle sportellate con i difensori di casa, bene nelle sponde e nel primo filtro al giro palla. Esame superato. Altro momento positivo il riapparire in campo di Luvumbo. L’angolano, l’esterno dal dribbling e dall’accelerata che non dà campo, è parso in crescita. Ma la tifoseria ha apprezzato anche la preziosa ricomparsa di Pavoletti: una decina di minuti che valgono oro. Welcome, Leo.
Dall’Udinese al Bologna. I flop sotto porta di Zaniolo e Bayo ma anche due pali bianconeri. L’1-1 è un pari casuale e prezioso in casa di una squadra reduce da due sconfitte, Milan e Sassuolo. Basti dire che il gruppo di Pisacane nelle prime sei gare, con 8 punti, ha già fatto meglio sia di Ranieri, sia di Nicola. Intanto, Sant’Elia Caprile è stato ancora miracoloso: in vista Nazionale, con Donnarumma e Vicario che giocano all’estero, assieme a Carnesecchi è la candidatura tricolore perfetta per Rino Gattuso. Per il portiere ex Empoli lo scenario è nitido e meritato. Da Udine azioni in ascesa di Folorunsho, break che spaccano e lavoro infinito. Un tantino opaca la prova di Obert, Palestra ed Esposito. L’attaccante è il grande assente di inizio campionato. Adesso, sosta per le Nazionali. Alla ripresa, domenica 18 ottobre alle 15, la Domus riceve il Bologna. La squadra di Italiano ha sbranato il Pisa, 4-0.
Boccia paralimpica, a Olbia i migliori al mondo in gara per Los Angeles 2028
Da martedì, Italia a caccia del podio. In pedana anche tre giudici sardi. Diciotto Paesi al via con oltre 200 partecipanti. Patrocini da ministero Sport, Regione Sardegna, Comune Olbia, Coni, Comitato Paralimpico, Msp e Ussi. Gli auspici di Franco Cuccureddu, Riccardo Milana, Alice Ronsval, Bruno Perra, Elena Casu e Claudio Secci. L’evento coniuga inclusione, sport e turismo. Il Comitato regionale sardo conta atleti in ventinove discipline federali
Mario Frongia
È stata presentata oggi, venerdì 3 ottobre, nella sala conferenze dell’assessorato regionale del Turismo la conferenza stampa del World Boccia Challenger. L’evento si svolge per il quarto anno consecutivo a Olbia ed è propedeutico per le Paralimpiadi di Los Angeles 2028, bersaglio della squadra della Federazione italiana bocce. Le gare prendono il via al PalaGeovillage di Olbia il 6 ottobre - cerimonia inaugurale il 7 alle 18 - e si chiudono l’11 ottobre con le premiazioni. La sfida vede diciotto nazionali in gara: Australia, Belgio, Croazia, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Ungheria, Israele, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Arabia Saudita, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia. Le gare prevedono Individuale categorie BC1, BC2, BC3 e BC4 e Coppia BC3 e BC4.
L’Italia e i giudici sardi. Il team azzurro: capodelegazione Vincenzo Santucci, ct Loreno Targa, vice Lorenzo Fedele e Maria Rita Cattani. Atleti Gabriele Zendron, Riccardo Zanella, Giuseppe Rollo, Claudia Targa, Mirco Garavaglia, Giulia Marchisio, Renata Busettini e Matteo Tosetti. Assistenti e staff: Adriano Zendron, Marco Zanella, Eleonora Rollo, Sonia Bodo, Umberto Garavaglia, Enrica Chiodini, Roberto Marchisio, Rosaria Caviglia, Massimo Ferrero, Mario Tosetti. Zendron e Garavaglia (Bc3) sono le punte di diamante della Nazionale in corsa per il pass olimpico. Al PalaGeovillage la Sardegna è presente con i giudici di gara Damiano Tuveri (Cagliari), Francesca Pasella (Olbia) e Diletta Sanna (Budoni). Organizzata dalla Fib con il Comitato organizzatore Asd Ichnusa, e supportata dagli assessorati regionali al Turismo e allo Sport, dall’assessorato comunale allo Sport di Olbia e dal partner Fib, Bmw Specialmente. Partner istituzionali storici Coni, Comitato italiano paralimpico Sardegna e Msp Sardegna. La gara è patrocinata dall’Ussi (Unione stampa sportiva italiana).
Gli interventi in conferenza stampa. Alla presentazione del World boccia challenger 2025 hanno preso parte Franco Cuccureddu (“Un grande evento. Mi piace sottolineare che come Regione abbiamo finanziato 14 milioni di euro per rendere accessibili diversi luoghi e strutture della Sardegna” ha detto l’assessore regionale al Turismo), Riccardo Milana (“La Sardegna è terra proficua, con la Boccia paralimpica siamo in crescita” ha aggiunto il segretario generale Federazione italiana bocce). Sa Olbia è intervenuta Elena Casu (assessore comunale allo Sport, Olbia): “Siamo lieti di ospitare la manifestazione”. Alice Ronsval (comitato organizzatore Asd Ichnusa) ha ringraziato le autorità: “La Boccia paralimpica mette al via atleti che combattono patologie invalidanti come sclerosi multipla, spina bifida, tetraplegia”. Per Bruno Perra (presidente Coni Sardegna) “ una preziosa occasione che unisce sport e, a ottobre, con oltre duecento presenze, turismo”. Claudio Secci (presidente Cip Sardegna) ricorda che “il Comitato paralimpico regionale conta atleti che partecipano in ventinove discipline”.
Cagliari, doppio e pesante ko
Alla Domus l’Inter passa 2-0, Belotti si rompe il crociato. Notte orribile per i rossoblù. Pisacane tiene fuori Gaetano e Prati e lancia Ze Pedro. Prevale la qualità tecnica ospite. Domenica a Udine si riparte
Mario Frongia
L’Inter la apre dopo 9’. Lautaro di testa beffa Caprile con Luperto che non salta e Obert che non disturba il campione del mondo. L’argentino ce l’ha con il Cagliari: 12 reti in 12 partite. Un cecchino non farebbe meglio. Il raddoppio lo firma nella ripresa Pio Esposito, fratellino dell’Esposito rossoblù, su rasoiata di Di Marco. Nel frattempo, due pali ospiti (Mkhitaryan e Calhanoglu) e uno di casa, Folorunsho di testa. Poi, si viaggia su ritmi e frequenze dettate dalla qualità interista. Ma un dato appare certo: i due mediani schierati da Fabio Pisacane, Deiola e Adopo, soffrono con il centrocampo ospite, Barella, Mkhitaryan e Calha. L’allenatore rossoblù, conoscendo la squadra di Chivu, ha scelto di presidiare gli esterni a discapito della corsia centrale. Scelta premiata a metà. L’Inter ha condotto, il Cagliari ha provato a ripartire. Senza mai pungere e senza mai impegnare Martinez. Il match stato grosso modo questo. L’incornata di Folorunsho sotto di un gol avrebbe potuto cambiare la musica. Ma lo stesso Pisacane ha ammesso: “L’Inter ha meritato. Ma non ho nulla da rimproverare ai ragazzi. L’infortunio di Belotti? Adesso conta la sua salute. La sua uscita non ha influito sul nostro atteggiamento”. Insomma, i 3 punti vanno con merito a Barella e soci. A proposito, quali problemi si possono mai avere se si ha la testa per fischiare senza motivo il cagliaritano, diventato tra i più forti centrocampisti al mondo?
La doppia tegola. Il Cagliari le becca dall’Inter e interrompe il filotto di tre vittorie di fila, Parma, Lecce e Frosinone, in Coppa Italia. Ci sta. Troppo differenti ambizioni, investimenti, qualità tecnica e mentalità del gruppo nerazzurro. I rossoblù hanno comunque confermato di seguire la cifra chiesta da Fabio Pisacane: verticalità, pressione alta, almeno a tratti, fraseggio rapido, ricerca della profondità, agilità nelle ripartenze, forze il tasto meno proficuo. Poi, la perdi. Ma soprattutto, perdi il centravanti. Andrea Belotti salta su un rilancio di Mina, Martinez esce e prende la palla. Il Gallo si accascia e porta le mani al viso. Gli esami strumentali di stamani non mentono: lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Dai quattro ai sei mesi di stop. Una brutta botta. L’ex bomber del Toro, 165 reti in carriera - appena venti gol negli ultimi passaggi con Fiorentina, Roma, Como e Benfica - al Cagliari è partito alla grande. La doppietta al Lecce, diciannovesima in carriera, aveva riaperto la storia di uno dei cannonieri più prolifici della A. Il crac di sabato notte chiude momentaneamente i sogni dei tifosi e le aspirazioni dell’attaccante di Calcinate. Classe ’93, abituato a stringere i denti, il Gallo saprà nei dettagli, da altri esami strumentali, e a breve quale sarà il percorso riabilitativo. A partire dal quasi invitabile intervento chirurgico. Per il gruppo di casa la botta è forte. Pisacane deve preparare il match in trasferta in casa Udinese, domenica alle 12.30. Esposito - “con noi ha giocato il fratello sbagliato” ha ironizzato un tifoso riferendosi al 2-0 firmato da Pio Esposito - riferimento offensivo, con Folorunsho e Gaetano alle spalle, potrebbe essere la risposta. Si vedrà. Comunque vada, niente drammi per una sconfitta con i vice campioni d’Europa. Così come andavano tenuti i piedi a terra dopo i 7 punti in quattro gare.
Mediltec, milletrecento operatori al primo evento in Sardegna per artigiani e imprese
Successo pieno a Sestu per l’appuntamento sulla filiera dell’edilizia e della siderurgia. Marini spa ha messo assieme le aziende del settore in una due giorni ricca di innovazione tecnologica, idee e professionalità di un comparto vitale per l’economia isolana
Mario Frongia
Un’atmosfera energica. Strette di mano e intese che sanno di buono. Quel genere di confidenza fiduciaria e relazionale ancora prima che imprenditoriale. Sì, il business è centrale tra mercati, utili, banche, dipendenti e investimenti. Ma le sensazioni percepite nella due giorni di Mediltec 2025 hanno avuto uno spessore differente. Capace di coinvolgere, condividere, mettere assieme cuore e cervello in un settore, quello dell’edilizia, che in Sardegna vale poco meno di otto miliardi di euro. Gli addetti del segmento serramenti e affini sono oltre seimila. Marini spa, dunque. La prima fiera isolana del comparto ha connesso la filiera di quanti lavorano nei e per i cantieri, abili alchimisti nel trasformare progetti, materiali e idee in opere concrete. “L’obiettivo? Abbiamo creato Mediltec per aggregare temi su sviluppo, confronto ed economia. Puntiamo a creare connessioni e occasioni durature di networking, in un momento storico in cui il confronto reale sta diventando raro. Il settore siderurgico è in continua evoluzione e si deve restare aggiornati: per questo artigiani e imprese sono al centro dell’evento, pensato come supporto concreto alla loro crescita professionale” spiega Antonio Marini, 51 anni, amministratore delegato dell’azienda leader isolana con sedi a Sestu, Olbia e Macchiareddu. La risposta del tessuto imprenditoriale regionale è stata puntuale e di pregio. Oltre 46 aziende e milletrecento operatori hanno presenziato venerdì e sabato all’evento che ha offerto centinaia di opzioni pratiche per gli operatori. Squarci di futuro propositivo e intelligente. “Uno slogan? Lavoriamo per prodotti, materiali e progetti che siano assieme pratici, sostenibili ed eleganti”. Luisa Marini, 57 anni, è la signora del brand fondato dal trisnonno Ignazio e condotto al successo dal padre Guglielmo. Memo, per gli amici, è scomparso nel 2022. Aveva 86 anni. Con il fratello Enzo, 80 primavere, ha sfidato tempi e certezze in un segmento complesso qual è quello dei materiali ferrosi. Volontà, passione, un filo di coraggio a comporre la miscela tipica dei pionieri. Fino a condurli al traguardo, oltre ogni frontiera. Marini spa alza i calici. E brinda con modestia e orgoglio al futuro.
Mediltec, tra impresa e artigiani. La Sardegna ha ospitato per la prima volta un evento dedicato alla filiera tecnica dell’edilizia e delle costruzioni. “Momento importante per un settore di forte rilevanza. L’ecosostenibilità e nella nostra agenda di lavoro, così come una moderna riqualificazione dei quartieri storici” segnala nel suo saluto agli operatori, Matteo Lecis Cocco Ortu, assessore all’Urbanistica del comune di Cagliari. Nella sede, funzionale e iperchic, di viale Monastir il menu ha affiancato professionalità, artigiani e tecnici. Un mosaico di innovazioni, metodiche e applicazioni che, con esperienza e talento, costituiscono il lievito dello sviluppo e dell’imprenditoria. “Con Mediltec abbiamo pensato agli attori principali della filiera, dai serramentisti a falegnami, fabbri, carpentieri e imprese impegnate nel mondo edile” aggiunge Luisa Marini. Poco distante, in marcia tra ospiti ed espositori, la figlia Angelica Tanchis. Ventisettenne, responsabile comunicazione aziendale dopo anni di nottate insonni, smog e lezioni a Milano, tra università e stage in gruppi di respiro internazionale, segue i lavori di Missione Italia e lo svolgersi della convention. Per le nuove leve griffate Marini, opera anche la cugina Marta, impegnata tra logistica e ferro. In breve, al chilometro 10 di viale Monastir si viaggia a mille. “In Italia circa venticinque milioni di abitazioni necessitano di riattare i serramenti. Noi perseguiamo la via dei materiali ecosostenibili e il recupero quanto più possibile” rimarca Antonio Marini. Nel corso del convegno emerge che il cento per cento dell’alluminio e l’85 per cento dei polimeri proviene dal riciclo. Buon segno. Lo sviluppo del territorio passa anche dal rispetto dell’ambiente.
Tra passato, presente e futuro. Attualmente, nel cda aziendale, guidato da Antonio, con la cugina Luisa siede anche il fratello Sandro, 59 anni, che dice: “Mediltec è un segnale di fiducia e di valorizzazione del ruolo di artigiani e imprese che ogni giorno fanno crescere il settore edile in Sardegna. Un’iniziativa con al centro le persone e le loro competenze”. In breve, una sana storia di conduzione familiare. Che nasce nel 1834 per mani del capostipite, Ignazio Marini. La tradizione e il lavoro vanno avanti. Dopo la Seconda guerra l’accelerata. Sono anni da incubo. Tra economie stravolte, fatica e coraggio ad allietare pasti frugali. La risposta è precisa: maniche rimboccate, visione, sacrifici e perizia. Guglielmo Marini, con al fianco Rita Puddu, insegnante, originaria di Siddi ed erede dei noti maestri pastai, ha una marcia in più. L’azienda investe. Ferro, alluminio, acciai, leghe, accessori e tecnologie avanzate. Il mondo corre, la famiglia Marini pure. Il tempo non dà tempo al tempo. Il testimone passa di mano. Figli e nipoti entrano in gioco. Con gli studi giusti, lo sguardo pulito, il sapere che lievita. La sintesi si scrive da sola: mix riuscito tra saggezza, intuito e buon senso. Più lo sguardo che vola lontano. E incornicia al meglio innovazione, spalle dritte e dedizione. Con un pensiero ai dipendenti: “Curiamo a fondo il benessere del personale, assumiamo giovani che abbiano energia, competenze e voglia di diventare protagonisti. E favoriamo - dice Luisa Marini .- anche l’ingresso dei figli dei nostri addetti”. Passaggi di mano, tra fiducia e reputazione. “Chi guida un’impresa ha grandi possibilità di crescita e nuove sfide da affrontare: innovazione continua, evoluzione delle competenze, cambiamenti generazionali e difficoltà nel reperire personale qualificato sono solo alcuni dei temi caldi che richiedono strumenti adeguati, aggiornamento e confronto. Da queste esigenze è nata Mediltec, supporto concreto per la crescita dei nostri clienti e per contribuire allo sviluppo del territorio sardo” sottolinea Antonio Marini. A conti fatti, la fiera specializzata ha colto nel segno. L’incontro diretto tra fornitori e artigiani, le aree dedicate al networking e i momenti conviviali volti a favorire lo scambio di esperienze e la nascita di collaborazioni, è stato il plus di un fine settimana che ha coinvolto, grazie ai servizi navetta gratuiti, operatori provenienti da Olbia, Sassari, San Teodoro, Siniscola, Nuoro e Macomer. Anche Ignazio, abile nel provarci poco meno di due secoli fa, sarebbe stato contento.
Una storia aziendale isolana tra passione e intuito
I settant’anni del gruppo Cellino. Da Sanluri, maestri pastai nel solco di un percorso che intreccia tradizione e innovazione. Nel rispetto dell’ambiente e del territorio
Mario Frongia
Tre generazioni allo specchio. Con il primo seme che risale al 1953. Ercole Cellino ha 26 anni, proviene da Alba. Nel Medio Campidano gira con un camioncino carico di granaglie. Ha al fianco una compagna altrettanto forte: Fanny Silesu. Si sono conosciuti mentre lei è in vacanza a Mondovì. Un anno assieme e si sposano. La coppia è solida, ha idee chiare, guarda lontano. Ma Fanny non cede, si torna in Sardegna. Lui, progetta, compra, vende, corre. Lei, nipote del compositore Lao Silesu, è la stella polare. Si stabiliscono a Sanluri. Nel cuore del granaio d’Italia, in una Marmilla che nel post Seconda guerra mette assieme i cocci con fatica, sudore, polvere. Ma il territorio e l’agricoltura sanno di buono. “Mio padre Mario, oggi novantenne, ricorda Ercole Cellino come una sorta di locomotiva. Aveva idee, energie, il temperamento giusto. Ed era voglioso di inserirsi nella nostra comunità. Ecco perché la popolazione sanlurese è grata alla famiglia per quel che ha fatto e per i successi delle loro aziende” ha rimarcato Alberto Urpi, sindaco di Sanluri. La serata è perfetta per riannodare i fili della memoria e dell’orgoglio. E della riconoscenza.
L’evoluzione, i precetti, la sfida di famiglia. Nella seconda metà degli anni Cinquanta arrivano figli e figlie. In casa Cellino tra tinello e cucina si mastica da subito che non c’è tempo da perdere. La sveglia si mette all’alba e non ci si arrende mai. Una sfida, imperativa o quasi. Anche perché i tempi scorrono e sono complessi: il banditismo, i limiti dettati dall’insularità, un fragile tessuto imprenditoriale e bancario. Ma le cose non accadono quasi mai per caso: Il patriarca nel 1968 costruisce il primo mulino. A seguire, sviluppa una struttura industriale precisa. La ditta si espande. E non è un caso che gli eredi scomodino con garbo e rispetto i settant’anni di attività e il claim “Una vita di Sardegna”. L’azienda cresce, sbarca oltre Tirreno, aumentano i container diretti all’estero. Spaghetti e linguine, delizie italiane made in Sardinia. Con clienti in cinquantaquattro Paesi nei cinque continenti. Oltre seicento dipendenti, cuore e cervello di una produzione variegata e di alta qualità tra semole, pasta, fette biscottate, farine. L’asset decisivo passa dalla salvaguardia della produzione di grano duro sardo. Nasce anche da queste frequenze l’accordo con oltre trecento produttori locali e la filiera certificata “Ercole punto zero”. Ma non è tutto. Alla festa, affettuosa e colloquiale al tempo stesso tenutasi al Castello di Eleonora d’Arborea a Sanluri, i Cellino hanno mostrato quel meritato filo di soddisfazione. In una narrazione pluridecennale condita da clip, interventi, aneddoti e insegnamenti dettati da papà Ercole e mamma Fanny, è emersa anche la gioia legata alle attenzioni per il territorio e l’artigianalità. Ad esempio, la produzione con il Metodo Alma. “Un sistema di doppia decorticazione a pietra diamantata che raggiunge l’anima del chicco di grano, quella più pura”. La simbiosi tra le moliture a carattere familiare e gli orizzonti commerciali. Un mix curato nei dettagli in un mercato che non ammette sbavature
Sentimento e umiltà. “La storia siamo noi” canta Francesco De Gregori. Quella della famiglia Cellino è una storia che coniuga le esigenze dei consumatori, le produzioni industriali con la cultura del mangiare bene e sano. Prodotti che hanno alla base “passione, determinazione, quel genere di propositività che permette di guardare lontano. Nostro padre ci ha lasciato il senso della famiglia, della saggezza, della trasparenza e dell’equità” hanno rimarcato all’unisono con un filo di commozione Alberto, Lucina e Giorgio al brindisi per i sette decenni di impresa. All’appello mancano Massimo, imprenditore, che vive all’estero, e Rossella, medico, residente in Veneto. In casa Cellino, con Michela e Matteo, figli di Alberto e in prima fila nel tenere alto il vessillo della casa a partire da una comunicazione genuina e mirata, la quotidianità si snoda tra gli stabilimenti di Santa Giusta, Sanluri e Cagliari. In città, tra via Tuveri e via Scano, brilla lo store che rilancia concetti e idee che abbinano tradizione e innovazione. La catena è collaudata: il molino Simec, il pastificio F.lli Cellino, il biscottificio Fette di sole, il mangimificio Stipar e, dal 2014, il centro Sardegna Più che controlla l’insegna Coop. Un impero che esalta le peculiarità isolane, la tenacia e la dedizione di un mondo rurale che sa stringere i denti. “Mi chiedo proprio questo: saremmo in grado di far sì che i nostri agricoltori sappiano resistere e continuino nel tramandare saperi e competenze ai loro eredi”. Il monito di Alberto Cellino risuona forte nel cortile della struttura della famiglia Villasanta. Sa Battalla è lontana, i moti risorgimentali pure. Il Castello, icona di una città ricca di talenti, sovrasta applausi e congratulazioni. E peccato se Lucina, titolare a Cagliari di un raffinato hotel boutique quattro stelle superior che porta il nome della mamma Fanny, ha confessato che le sarebbe piaciuto studiare architettura. I crostini crema di formaggio, uva e verdurine sono appetitosi. I vini della cantina di Dolianova regalano gli umori giusti. La realtà sarda è anche questa. Come al solito, tra sorrisi e dubbi. E una certezza: la famiglia Cellino contribuisce a rafforzare fiducia e speranze.
Libertà, giovani, propaganda, diritti da difendere
Polemica in Medio Campidano sull’incontro della presidente Todde con le scuole: “Niente domande scomode, vanno concordate con lo staff”. Il consigliere regionale Alberto Urpi: “Se così fosse sarebbe grave, gli studenti sono la società civile di oggi e domani. Servono chiarimenti”. La precisazione di Villa Devoto
Mario Frongia
La cronaca, sale di una sana quotidianità democratica. Con episodi che meritano chiarimenti. La sintesi è la seguente: nei giorni scorsi, un documento interno, concordato dalla presidenza della Giunta e il responsabile della comunicazione di Villa Devoto con i vertici delle scuole, dà la traccia all’incontro e alla gestione dei temi da affrontare con la presidente, Alessandra Todde, venerdì 3 ottobre. La governatrice, nel solco di una serie di visite e incontri con gli studenti, fa tappa a San Gavino dove la aspetteranno circa 140 allievi e allieve delle quinte dell’istituto Marconi-Lussu e del liceo Piga di Villacidro. Il documento trapela. Sardegna Chiama Sardegna va all’attacco: “Mette il bavaglio ai ragazzi, la scuola viene trasformata in palco per propaganda politica: un’iniziativa da boicottare”. Si intuisce che le domande devono essere concordate preventivamente con lo staff della presidente. “Se così fosse sarebbe molto grave. Gli studenti sono la società civile di oggi e del domani” rimarca Alberto Urpi, sindaco di Sanluri e consigliere regionale. Il primo cittadino ha da sempre a cuore orizzonti e contesti delle nuove generazioni. Futuro, sviluppo, socioeconomia ma anche qualità della convivenza democratica sono la piattaforma dell’onorevole Urpi. Il dibattito sale di tono.
Territorio e scuole da tutelare, impostazione da correggere. “Se le cose sono come denunciate, sarebbe un insulto per i giovani e le scuole del nostro territorio. La presidente Todde, anche in campagna elettorale, ha esaltato trasparenza e giustizia mentre adesso sembra voler evitare le domande degli studenti. Sono loro i rappresentanti della società civile di oggi e domani, aver paura dei loro quesiti, se confermato, sarebbe gravissimo”. L’onorevole Urpi mette i puntini sulle i. “C’è da chiedersi cosa ne pensano gli iscritti al Movimento 5 stelle, urlatori della mancata trasparenza. Governare significa sottoporsi a tutte le domande senza che queste siano filtrate dall’ufficio stampa della Regione. Come rappresentante del territorio spero arrivi quanto prima una smentita e un chiarimento” chiede il sindaco di Sanluri.
La risposta di Villa Devoto. Ufficio stampa e consulente alla comunicazione di Alessandra Todde hanno risposto con un lungo comunicato. “È falso parlare di domande concordate ed edulcorate. La presidente ha incontrato studenti a Ozieri, Ghilarza, Tortolì Oristano, Nuoro eccetera, e ha risposto a tutti i quesiti senza sottrarsi ad alcuna domanda. Negli incontri sono state trattate tutte le tematiche, dall’attualità politica, a trasporti, continuità territoriale, transizione energetica, sanità, territorio e caso decadenza. Ma anche percezione del proprio futuro in Sardegna, sul diritto allo studio e sui provvedimenti che incidono sulla loro vita e su quella delle loro famiglie”. E ancora. “L’invito (alle scuole, ndr) che viene dalla presidenza è teso a comunicare gli argomenti da trattare per poter dare risposte esaustive. L’accusa di concordare le domande mal di concilia con l’attitudine della presidente alla trasparenza e al confronto”.
Il primo step. L’associazione politica Sardegna Chiama Sardegna con i portavoce Danilo Lampis e Cristiana Cacciapaglia ha aperto il caso. L’associazione è in possesso di un documento interno della scuola. Lo scritto indica rigide indicazioni sui quesiti che dovranno essere posti alla Todde. In una scheda riassuntiva, è la denuncia, si legge che “gli studenti vanno preparati” per evitare brutte figure. Ma c’è scritto anche che su richiesta della presidente “no quesiti politici e strumentalizzazioni, no vicende giudiziarie”. Sarà “necessario puntare su domande su temi che li riguardano o li preoccupano, possibilmente legati al territorio come lavoro e opportunità per i giovani, istruzione e formazione, fuga dei cervelli, energie rinnovabili, servizi per i giovani”. In ogni caso “le domande, una volta elaborate, andranno condivise con il responsabile della comunicazione della presidente”. Cacciapaglia e Lampis alzano il tiro: L’impostazione è inaccettabile. La scuola dovrebbe essere palestra di democrazia, non un palcoscenico di propaganda politica. Stabilire a priori quali domande si possono fare e quali no significa minare la libertà di pensiero degli studenti, svilendo il senso stesso dell’incontro. In questo modo si alimenta la distanza tra giovani e politica, quando invece bisognerebbe avvicinarli al dibattito pubblico e al senso della partecipazione. Molti studenti di quinta hanno già diritto di voto: trattarli come spettatori passivi e non come cittadini a pieno titolo è un grave errore politico ed educativo. Invitiamo studenti e docenti a riflettere e a non prestarsi a questo meccanismo. Se non verranno date garanzie di apertura e libertà nei quesiti, la scelta più coerente è boicottare l’iniziativa”.
