Mario Frongia
Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi
Ussi, Mediterranea, Odg e Acib: poker che funziona
Con il supporto del CraRegione, Coni, Msp Sardegna e Aiace Telamonio il successo della terza edizione del Memorial Giampiero Galeazzi tenutosi a Domus de Maria come assist per il premio internazionale 2025 dell’Unione stampa sportiva italiana. Gianni Minà potrebbe essere il prescelto
Ricordare e mettere a punto quel che i grandi lasciano e insegnano. Avere memoria per i luoghi, le persone, i fatti. Per i cronisti è l’abc. Per l’Ussi un obbligo e un onore. Dalle tre edizioni dedicate a Giampiero Galeazzi al Premio internazionale che avrà cadenza annuale, si terrà in Sardegna e sarà itinerante, il passo è breve. Anzi, immediato. L’Unione stampa sportiva italiana, nel ringraziare Gianluca e Susanna Galeazzi e i tanti che hanno accompagnato e sostenuto il Memorial dedicato a una delle figure televisive più iconiche, sposa l’idea di un Award che abbia per riferimento volti e voci noti e amati del panorama giornalistico italiano e mondiale. Tra questi, Gianni Minà ha le più alte probabilità di tenere a battesimo l’evento. Con il supporto dell’Ussi e dell’Ordine dei giornalisti della Sardegna, del Coni, nazionale locale, di Sport e salute, della Regione e in particolare degli assessorati al Turismo e allo sport, la formula dovrebbe rispecchiare quanto proposto in passato. Dalla formazione, con un corso di aggiornamento per la categoria con esperti, docenti e figure del mondo dell’imprenditoria, dello spettacolo e dell’intrattenimento, alle attività sportive. Queste, con l’ausilio di tecnici qualificati, avranno per bersaglio studenti e studentesse delle scuole dell’obbligo. Gli stessi avranno la possibilità di partecipare a un concorso che avrà per oggetto la Sardegna, le sue bellezze naturali, artistiche e culturali. Ma la manifestazione sarà incentrata anche sul giornalismo. E sul ruolo che la professione ha nel contesto sociale. Quindi, i testimonial. Come per le passate edizioni, l’evento potrà ospitare alcuni dei personaggi e delle celebrità dello sport, della tv, del cinema, della moda. Da Gianfranco Zola a Christian Brocchi, passando per Pierluigi Casiraghi e Leonardo Pavoletti, gli ex rossoblù dello scudetto del ’70, Robert Acquafresca e Mauro Esposito, David Suazo e Massimo Rastelli. Spazio anche a Leonardo Metalli (Tg1), Stefano Meloccaro (Sky e Radio Capital), Simona Rolandi (La domenica sportiva) ai vertici Rai - che è stato media-partner del Memorial - alle autorità locali e nazionali.
Un successo internazionale. Tenuto a battesimo nella sala Giunta del Coni a Roma dal presidente Giovanni Malagò, il Memorial è stato contenitore di aggiornamento, nuove generazioni, campioni ed ex protagonisti della vita sportiva e giornalistica internazionale. Dalla stampa estera, con la tv di Stato turca in primo piano, ai rappresentanti nazionali Ussi (Gianfranco Coppola e Mario Zaccaria), Fnsi (Simonetta Selloni e Vittorio Di Trapani) e Odg (Iacopo Volpi, Donatella Scarnati, Francesco Birocchi, Paolo Mastino, Ignazio Artizzu, Riccardo Signori, Giuliano Veronesi, Guido Lo Giudice e Mimma Calligaris). Una manifestazione che negli anni ha avuto applausi e partecipazione anche da vari assessori e consiglieri regionali (Franco Cuccureddu, Gianni Chessa, Andrea Biancareddu, Alberto Urpi, Stefano Tunis, Stefano Schirru), presidenti del Consiglio (Michele Pais e Piero Comandini), numeri uno di enti e federazioni (Antonio Dima, Gianni Cadoni, Marco Mezzaroma, Alberto Borsetti), con la Fondazione di Sardegna (Micaela Morelli) che ha avuto un ruolo di pregio. Insomma, la Sardegna e le sue peculiarità al centro di un progetto che ha coinvolto centinaia di studenti, docenti, formatori, esperti di turismo, accoglienza, trasporti e idee per lanciare sui mercati opzioni di sviluppo e svago. Inoltre, l'appuntamento ha coinvolto anche gli Special Olympics e le scuole medie di Domus de Maria. Nel segno dell'inclusione di un domani con meno steccati.
Dal Galeazzi all’Ussi award 2025. Con i saluti di autentici giganti quali Max Sirena (Luna Rossa), Filippo Tortu (nazionale atletica), Danilo Gallinari (cestista Nba), Dalia Kaddari (olimpionica atletica), Fabio Aru (ciclista vincitore della Vuelta), Paola Pezzo (due medaglie d’oro olimpiche, mountain bike), gli ori olimpici Iosefa Idem e Daniele Masala, Fiorello. Adriano Panatta e tanti altri e altre che hanno preso parte a vario titolo alle edizioni 2022-23-24, dal magistrato Paolo De Angelis al questore Rosanna Lavezzaro, il vice questore Antonio Nicolli, l’avvocata Rita Dedola, sindaci come Roberto Ragnedda, Maria Concetta Spada e Paolo Truzzu, l’arcivescovo Giuseppe Baturi, i docenti Gianfranco Fancello e Salvatore Melis, la dirigente Maria Assunta Serra, i presidenti Gianni Aramu, Gianfranco Perseu e Dante Puddu, gli imprenditori Tino Demuro, Gianmauro Vacca, Luca Locci e Gianfranco Ibba, il Memorial trasferisce esperienze, cifra operativa e modalità attuative nell’Ussi international award 2025. Con la collaborazione di vari enti, tra questi Mediterranea, Acib, CraRegione, Msp Sardegna presieduta da Alberto Borsetti, istituzioni e sponsor privati, da Assostampa a Ctm, Banco di Sardegna, Crai-Abbi, Garanzia Etica, Sardegna Ricerche, Vigne Surrau, Fourteen, Aiace Telamonio di Vincenzo Girau, l’avventura è destinata a proseguire. (m.fr.)
Cagliari, attaccante cercasi
La sconfitta di Torino brucia, permangono i soliti dilemmi in attacco, venerdì 31 chiude la finestra di mercato. I tifosi meritano risposte. E lunedì prossimo arriva la Lazio
Mario Frongia
Con il Genoa che batte il Monza - 13 punti, la B è a un passo - dopo 23 turni si restringe la griglia salvezza. C’è ancora tanto da giocare, qualcosa come 45 punti in palio, ed è insensato emettere sentenze. Però, a tre giorni dalla chiusura del mercato di riparazione - che non si chiama così a caso ma è nato per correggere gli errori estivi -, le aspettative dei supporter crescono. Per dire, di quelli rossoblù. Che al Cagliari sia indispensabile una punta lo sanno anche i sassi. Ma dalla proprietà un po’ tutti i tifosi, visti i precedenti estivi e di gennaio - da Longo a Cop e Mpoku, passando per, tra i tanti, Paloschi, Prelec, Pereiro, Cerri, Thereau, Despodov, Falco, Ceter, Han, Millico, Petagna e Shomurodov - diffidano. E una rondine - Gaetano lo scorso anno - raramente ha fatto il nido vincente. Quindi, il tema rimane: la formazione di Nicola, che ha buoni spunti ma non trova continuità anche per una qualità tecnica medio-bassa, non segna abbastanza. E prima o poi, specie con le parigrado, il gol lo prende. Eppure, l’annuncio societario parlava di una partenza non per la Champions ma per una stagione tranquilla. Bersaglio sfumato. I rossoblù sono usciti dai tre posti che portano all’inferno dopo i 4 punti meritati portati a casa dalle trasferte di Monza e Milano. Hanno poi schiantato il Lecce per andare a impantanarsi malamente a Torino. Né gambe, né cuore, né testa. Forse, con i match di Empoli in casa, Venezia e Lecce fuori, il peggiore della stagione. Ma ci sta. A patto che il club faccia degnamente i suoi passi e trovi una punta all’altezza. Un supporto che sappia finalizzare darebbe maggiori opzioni anche a Piccoli. E magari il tecnico potrebbe passare alle due punte e al trequartista, marchio di fabbrica collaudato. Senza nulla togliere a Lapadula, Pavoletti e al giovane Kingstone, con Luvumbo ancora in recupero, questo è il momento di investire con saggezza. Pensando anche al futuro. Ma il tasto è delicato, dato che da sempre la programmazione va più avanti a parole più che a fatti.
Personalità e mercato. Si diceva della zona salvezza. Dai 26 punti di Torino, Udinese, in flessione, e Genoa, i 22 del Como, i 21 di Empoli e Cagliari, i 20 di Parma, Lecce e Verona, i 16 del Venezia fino ai 13 del Monza, c’è in palio la permanenza nella categoria. Dunque, i rossoblù sopravanzano di un posto la terzultima piazza. Luperto e soci hanno perso undici volte, peggio hanno fatto Verona (14), Monza (13), Lecce e Venezia (12). Anche se le statistiche dicono che per stare in A siano sopportabili anche fino a diciotto sconfitte, i dubbi permangono. Per scioglierli la partita con la Lazio di lunedì 3 febbraio alle 20.45, pare l’ideale per guardarsi allo specchio. La squadra di Baroni arriva alla Domus per aver perso in casa 1-2 con la Fiorentina. Ma Guendouzi e compagni hanno 39 punti e sono quarti in classifica. Ecco perché il test casalingo è per il Cagliari da “fuori tutta”. Il match si annuncia complicato, tecnicamente e tatticamente. Serve un approccio vero e tanto carattere. Ma forse con una diretta concorrente, con le ferite ancora aperte dall’oscena prestazione di Torino, non sarebbe stato meglio. Maturità, coesione e spirito di sacrificio del gruppo si possono vedere meglio se ci si gioca una fetta importante di stagione. Con Luvumbo che potrebbe riavvicinarsi alla panchina, il solito dilemma Viola-Gaetano, il centrocampo dei giganti, Makoumbou e Adopo, o quello di Marin e Deiola. Ci sarebbe anche il caso Prati, voluto a tutti i costi dalla presidenza ma relegato stabilmente in panca. Per Davide Nicola il lavoro non manca. Sarebbe auspicabile che anche le partenze di Azzi e Wieteska - a conferma di quanto fosse modesto in partenza il loro possibile contributo visto che se ne sono disfatti pur di non pagargli lo stipendio - avessero un rimpiazzo. Ma quel che più conta, avuto un portiere affidabile dopo il cortocircuito Scuffet-Sherri voluto dal club, al tecnico serve un attaccante che la butti dentro. Con urgenza.
Lorenzo Giannuzzi, benemerenza e applausi d'oro da Fiuggi
Il top manager, deus ex machina del Forte Village e fondatore di Palazzo Doglio, è stato insignito della Cittadinanza onoraria: “Motivo di grande orgoglio, merito dei miei collaboratori”
Mario Frongia
Un film senza tempo e senza confini. Dai tratti eleganti e intuitivi. Dietro l’ennesimo applauso e le frasi di rito, che Lorenzo Giannuzzi sia stato insignito della cittadinanza onorario di Fiuggi, si cela un momento speciale. Alcuni frame sono in bianco e nero, le emozioni brillano indelebili e a colori. Gigante su scala internazionale dell’hotellerie di lusso, uomo di Charles Forte piazzato nelle roccaforti dorate della catena alberghiera nei cinque continenti, manager che ha sfornato figure d’eccellenza alla guida di resort, alberghi pluristellati, ristoranti e Spa di notorietà mondiale, l’amministratore delegato del Forte Village si gode con la consueta bonomia un riconoscimento che sa di buono. Con la gratitudine per il personale e un abituale riserbo. Da direttore e innovatore, decenni fa, e da fondatore di Palazzo Fiuggi Wellness Medical Spa, la benemerenza ricevuta dalla municipalità ciociara, incornicia un excursus professionale imponente. “Per il pregevole lavoro svolto nella nostra città che sono prova e testimonianza di un costante impegno, scevro da qualunque personalismo, per l’affermazione e la crescita di Fiuggi. Riteniamo che il conferimento della cittadinanza benemerita rappresenti il giusto riconoscimento a un imprenditore dal valore indiscusso. Nel campo del turismo e nel settore hospitality”. Pagella lusinghiera firmata da Alioska Baccarini, primo cittadino della celebre località termale, e consegnata al fondatore anche di Palazzo Doglio. L’imprenditore, dunque. Di pari passo con il portatore di idee, visione e intuito, nel turismo, nella formazione e nella gestione. Doti oramai leggendarie. “Ho sempre creduto nelle innovazioni, nella qualità operativa del personale, nel saper offrire un servizio di pregio con dedizione e professionalità” sono da sempre le coordinate di Lorenzo Giannuzzi. Che poi questi siano i pilastri di un comparto ad altissimo grado di competitività, rimane un dettaglio di un percorso di pregio. Con decine di riconoscimenti, dal Forte all’urban resort messo su nel cuore di Cagliari, il manager che si è fatto sardo tra i sardi, vola leggero. E se il sindaco di Fiuggi lo ha recensito come “colui che ha contribuito a promuovere il prestigio e la notorietà della nostra città a livello mondiale” c’è poco da aggiungere.
Visione e approccio vincenti. La storia siamo noi, canta Francesco De Gregori. Quella di Lorenzo Giannuzzi è legata al successo, alla determinazione, alla difesa dei progetti che possono apparire complessi da attuare. Il 22 gennaio, con gli applausi e le foto nell’aula consiliare dell’amministrazione comunale, diventa indissolubile il legame con Fiuggi nato nel 1988. Lo storico Palazzo della Fonte, il giovane executive, le suite, le modalità di fruizione, una clientela che annovera star del cinema, politici e reali, le proprietà delle acque termali. Il tutto va frullato e la messa a terra, che arriva nel 2021, è senza eguali. Il rilancio di Fiuggi, la sua storica vocazione per la salute, passa dal Palazzo in cui si è fatto le ossa da manager. “Vedrete, sarà un luogo unico per la salute e il benessere” le ottimistiche parole del dg di Aiello Calabro. Eppure, si è ancora alle prese con il lockdown e l’uscita dal Covid. I cantieri vanno a rilento. Le guerre e le sanzioni. Ci sarebbe da preoccuparsi. Ma lui, il generale di corpo d’armata che tifa Juve, ha giocato a tennis con Pat Cash e Ilie Nastase, che sa di calcio come pochi e ha duettato con Totti, Zola e Ibrahimovic, senza scordare che a Santa Margherita si è inventato anche un’Arena che macina successi con i big della musica mondiale, tira dritto. E vince. Sin dal primo anno la struttura riceve premi e riconoscimenti internazionali. Ne decanta la bellezza anche Oprah Winfrey, regina statunitense di social, cinema e tv. Un colpo magistrale e meritato. “Ricevere il titolo di Cittadino benemerito del Comune di Fiuggi è motivo di grande orgoglio, a conferma del legame profondo che mi lega alla città. Da sempre ho creduto nel suo straordinario potenziale come Health valley d’Italia. Aver riportato ai fasti originari il maestoso palazzo, da sempre icona cittadina, oggi riconosciuto come il miglior Wellness Medical Spa al mondo, rappresenta il coronamento di uno dei più importanti obiettivi della mia carriera” le parole venate da un filo di commozione di Lorenzo Giannuzzi.
Il dream team. “Credo fermamente che Fiuggi abbia uno straordinario potenziale con tante nuove iniziative e attività da esplorare per potersi affermare sempre più come case history d'eccellenza tra le destinazioni benessere, punto di riferimento a livello internazionale” ha aggiunto. Insomma, il ragazzo si è fatto uomo. Dialoga, investe e rilancia su dimensioni planetarie. Con il Forte, da sempre biglietto da visita di un modo di intendere l’ospitalità a cinque stelle, che miete considerazioni top e si appresta all’ennesima stagione con numeri che paiono sorprendenti. Ma non lo sono, grazie a Lorenzo Giannuzzi e alla sua squadra. Dal resident manager, Magno Cristiani, ai direttori degli alberghi e alla grande e solida famiglia del resort, un dream team che va al di là del tempo e dei luoghi. E sposa con orgoglio e gratificazioni Palazzo Fiuggi e Palazzo Doglio. Che poi ci sia da battere in doppio con la racchetta Fiorello, è un altro piacevole impegno.
Cagliari, la storia siamo noi
La tifoseria dà una mano e applaude il 4-1 al Lecce in rimonta. Davide Nicola la ribalta cambiando la mediana in blocco. E la classifica, sempre precaria, sorride. Adesso, testa al Torino
Mario Frongia
Tredicesimi. Dal terzultimo posto con un balzo, nei numeri e nella condotta, che non era facile pronosticare. Il Cagliari che in meno di mezz’ora schianta il Lecce fa capire al torneo che ha le idee chiare. Almeno più nitide di quelle mostrate, per non andare lontano, dalla squadra di Marco Giampaolo. “Il maestro”, come l’ha chiamato Davide Nicola, alla Domus si è ritrovato a fare i conti con una rete di vantaggio allo scadere del primo tempo giocato con ordine e acume tattico. Eppure, l’1-0 di Pierotti è stato l’anticamera del tracollo. Con il ribaltamento della mediana (fuori Makoumbou, Adopo e Viola, dentro Gaetano Deiola e Marin), gli ospiti sono scomparsi, sia nel palleggio, sia nella gestione delle ripartenze. La furbizia di Mina, quasi la tela del ragno che prima o poi afferra la preda, ha fatto il resto: “Avevo avvisato i ragazzi, usando anche un video, che il colombiano poteva metterci in trappola”. Rebic doveva essere distratto o al cinema. Il Lecce in dieci ha perso il filo e la trama del match. Ma va detto che Gaetano e Luperto, per la gioia di Nicola (“Sono contento perché l’abbiamo rimontata in undici contro undici!”), avevano già battuto un ottimo Falcone. Poi, sono arrivate le ciliegine di Zorta (cinque reti in stagione) e Obert, sinistro a giro alla Dybala, o alla Del Piero per i tifosi più stagionati. La vittoria è stata netta, anche con la giusta padronanza nella gestione. Ma quel che non ha convinto la tifoseria - ancora una volta solida nel sostenere Felici e compagni - è stata la partenza. Il primo tempo ha mostrato la solita amnesia nel fraseggio, i tanti errori nella costruzione e nella finalizzazione. Poi, il gran ribaltone. I 3 punti e la testa giusta per la delicata trasferta di Torino, sponda granata. Se questa con i pugliesi è stata la gara della svolta e dell’abbandono della zona che porta in B, anche quella di venerdì alle 20.45 in Piemonte gli somiglia molto.
Classifica e mercato. La finestra di compravendita di gennaio, stando al presidente Giulini, dopo Caprile avrà poco altro. Ma in questi casi le parole contano davvero poco. Si parla da tempo di un attaccante, con Okereke in vantaggio sulla girandola di nomi. Ma la solfa è la stessa: prima bisogna vendere se non si vuol finire sotto la abituale mannaia dell’Indice di liquidità. Che, se non si iniettano capitali, impedisce al club mosse in arrivo. Dunque, i possibili partenti: Lapadula, Prati, Marin e Makoumbou sarebbero i pezzi con qualche attenzione esterna. Forse, si potrebbe ipotizzare anche Luvumbo. Ma l’angolano - assente da tre gare per infortunio, dovrebbe saltare anche Torino e sarebbe a disposizione di Nicola per la sfida alla Lazio in casa - pare aver perso lo smalto che lo mette nella lista dei colpi pregiati di mercato. Di certo, pare dover salutare Wieteska, inadatto alla causa come il greco Hatzidiakos, già ceduto: i due hanno confermato l'abbaglio di mercato estivo dato a Ranieri per stare in A! Insomma, da qui alla chiusura del 31 del mese, fari spenti o quasi in casa rossoblù. E siamo al tredicesimo posto. Il balzo è da giganti, a testimonianza di una classifica corta e altalenante. In attesa del Como - che prosegue con acquisti top e gioca oggi in casa contro l’Udinese e, da quota 19 potrebbe superare il Cagliari issatosi a 21 - i rossoblù si ritrovano alle spalle del Genoa e del Torino a 23. Ecco perché quella di venerdì può essere un’altra partita che vale doppio. Inoltre, Luperto e soci si sono lasciati alle spalle Empoli e Lecce a 20, Verona a 19, Venezia a 15 e Monza, che pare davvero spacciata, a 13. In sostanza, in dieci punti navigano dieci squadre. Per cui, lotta serrata e senza sosta. Per il tecnico rossoblù numeri interessanti anche dai gol fatti e subiti: 23 e 34 reti la squadra esce dalle peggiori cinque del campionato.
Signor capitano. l'episodio narrato da Davide Nicola in sala stampa nel post gara, la dice lunga sulle qualità dell'uomo, ancora prima che del capitano e del bomber che ha risolto partite entrate nella storia del Cagliari. Come, ad esempio, quelle vinte contro Bari, Sassuolo e Frosinone nell'era Ranieri. Leonardo Pavoletti è un gran signore. "Quando gli ho detto che doveva entrare al posto di Piccoli, mi ha detto: "No, Roberto lascialo ancora, deve segnare anche lui!". Chi conosce le dinamiche del calcio professionistico sa che si tratta di un gesto pregiato. Specie se viene da uno dei grandi cannonieri della A, in coda a una carriera importante. Un assist a favore di un collega di quasi quindici anni più giovane. Grande, Leo!
Il Crea di UniCa e le start up sarde in corsa per un futuro che è già presente
Al centro del percorso ci sono noleggio auto e barche, etichette intelligenti, piattaforma per assistere i malati e la App per la felicità. Giovani, talentuosi, motivati in corsa per la seconda edizione del Programma di accelerazione del progetto Cte Cagliari Digital Lab, con la municipalità del capoluogo capofila. Le proposte isolane selezionate per crescere nell’ecosistema tecnologico locale si occupano di Smart city, Intelligenza artificiale e Green economy con consulenze personalizzate e accesso a investitori
Mario Frongia
Quello di domani non sarà un lunedì come tanti. Al Crea UniCa (Centro servizi di ateneo per l’innovazione e l’imprenditorialità dell’Università di Cagliari) si apre un nuovo e allettante orizzonte. Scientifico, culturale, formativo. Ma soprattutto, ricco di opportunità. Dal lavoro individuale alle imprese parte un messaggio chiaro: da queste parti, sotto la guida degli specialisti del Centro di via Ospedale, non si molla. Da anni si conquista il domani. In raccordo con il tessuto imprenditoriale, le idee e le visioni giovanili, un apprendimento moderno e ad ampio raggio. Il semaforo verde scatta alle 18. L’evento inaugurale della nuova edizione del Programma di accelerazione muove sensazioni positive. Realizzato nell’ambito del progetto Cte Cagliari - Casa delle tecnologie emergenti, di cui il comune del capoluogo regionale è capofila - il progetto è finanziato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). Per la storia siamo noi, come canta Francesco De Gregori, al programma prendono parte otto startup sarde selezionate, partner e stakeholder del progetto. Il Kick-off meeting si aprirà con i saluti dei rappresentanti della Cte Cagliari. A seguire, gli interventi di Maria Chiara Di Guardo (direttrice Crea UniCa e programma di Accelerazione) e Augusto Coppola (responsabile del programma ed esperto di startup e accelerazione). Ampio spazio anche ai partner del progetto. Verranno infatti illustrati alle startup i servizi esclusivi messi a disposizione per supportare il proprio percorso di crescita che prevede mentorship, spazi di co-working, consulenze personalizzate e accesso a investitori e opportunità di networking. Insomma, un abitino tagliato su misura che permette di allungare le prospettive.
Attualità, scienza e formazione avanzata. L’edizione 2025 del Programma di accelerazione ha per protagoniste otto startup sarde che rappresentano vari settori strategici quali Smart City, Mobilità Sostenibile, Green Economy e tecnologie emergenti (Blockchain, IoT, Intelligenza Artificiale, 5G). Ciascuna startup potrà presentare la propria attività. Le startup selezionate sono 1) Active Label srl: tracciamento della filiera di approvvigionamento con l'uso di etichette intelligenti (smart label). Si tratta di una start up di UniCa che ha già vinto vari premi; 2) Handy srl: sistema integrato hardware/software che permette di noleggiare auto, scooter e imbarcazioni con una flessibilità senza precedenti; 3) Proof of Renewable: sistema di gestione dei Carbon credits basata su blockchain; 4) Wherepromo: piattaforma AI che permette di scoprire le offerte più aderenti al profilo del consumatore; 5) Experience Happiness: sistema integrato digitale-analogico per trasformare la felicità in un'abitudine; 6) Icarus srl: piattaforma AI che offre ai malati un supporto domiciliare H24; 7) Ophelius: piattaforma di coaching on line per ridurre il burn out e migliorare la qualità del lavoro degli impiegati; 8) Abigio: piattaforma di crowdshipping verso i piccoli centri. In breve, spazio a tematiche di forte attualità, impatto sociale e pertinenza alle richieste dei mercati locali ed esteri. Con in più una garanzia senza confini: la qualità dei docenti e degli step di formazione maturati al Crea di UniCa.
Crea UniCa, centrale nell’ecosistema dell’innovazione. Il Programma di accelerazione durerà quattro mesi e si distingue per l’approccio sistemico e la capacità di connettere startup, istituzioni, partner tecnologici e investitori. “Il Crea si conferma catalizzatore per lo sviluppo dell’ecosistema tecnologico e imprenditoriale della Sardegna. Il nostro obiettivo - spiega la professoressa Di Guardo - è teso a fornire alle startup strumenti e competenze necessari per affrontare con successo le sfide del mercato, valorizzando il potenziale innovativo del territorio. Chi vuole fare impresa può definire meglio la propria idea di servizio e/o prodotto e può metterla alla prova, creando le prime fondamentali connessioni con il mondo degli investitori nazionali e internazionali”.
Cagliari, pareggio pregiato a San Siro
Il Milan della Supercoppa pecca di presunzione e prevedibilità e va a sbattere contro i rossoblù. Testa, muscoli e concentrazione firmano un punto prezioso. Il terzultimo posto rimane preoccupante. Ma intanto, applausi per il neoarrivato Caprile che blinda l’1-1. Adesso serve una buona spalla per Piccoli e capire quale sarà il futuro di Marin, Lapadula, Zappa, Gaetano e Prati
Mario Frongia
Terzultimi prima e dopo San Siro. Ma la storia è diversa. Il Cagliari di Davide Nicola coglie 4 punti in due trasferte (Monza e Milan) e può avviarsi con fame e cattiveria allo scontro diretto casalingo con il Lecce. La serie A non concede pausa o gare facili. Proprio i pugliesi sono andati a prendersi i 3 punti a Empoli, mentre il Como - che sta mettendo a segno colpi di mercato manco fosse il Manchester City - ha messo spalle al muro la Lazio all’Olimpico. La formazione di Fabregas porta sul lago un punto ma avrebbe meritato anche di più. In attesa delle partite di Genoa (contro il Parma a Marassi), Venezia (aspetta l’Inter in laguna), Verona (al San Paolo contro il Napoli) e Monza (ospita la Fiorentina al Brianteo), l’1-1 dei rossoblù rimane comunque pregiato. Per come è maturato, per le abissali differenze di organico, storia, potenzialità e ambizioni dei due club, per il momento: il Milan di Conceicao - in tre giorni da coach con il trofeo in bacheca e il sigaro ben in vista - ha giocato a pieno organico, con i top player dal 1’ e con la certezza di poter condire il Cagliari a proprio piacimento con ripartenze supersoniche e tecnica individuale che non si discute. Invece, al Meazza Leão e Theo Hernàndez, Reijnders e Morata hanno ingioiato amaro. Se il centravanti spagnolo ha ribattuto su un ottimo Caprile, la replica di Zortea, agevolata da una papera di Maignan - capace nel primo tempo di negare il gol a Felici con un intervento da 7 in pagella - ha chiuso il match. La ricetta? Aver blindato con concentrazione, raddoppi e coraggio le catene laterali. Magari rischiando le imbucate centrali, ma non dando campo ai solisti del Diavolo, Nicola ha potuto gestire fino in fondo la gara. Tra l’altro, oltre a Scuffet, al Napoli, e Mina, fuori per infortunio, sono scesi in campo dal via gli stessi che hanno vinto a Monza. Dare continuità tattica, con compiti, movimenti, solidità e abitudini che consolidano il gruppo, aiuta a fare passi importanti.
Tra campionato e mercato. Arrivato Caprile, voluto fortemente da Davide Nicola che lo ha avuto a Empoli e senza scordare la deleteria gestione del duo Scuffet-Sherri, il mercato apertosi il 2 gennaio con chiusura il 31 di questo mese mette il club di fronte a un bivio. Se, l’Indice di liquidità condizionante per la mancata, per ora, iniezione di capitali freschi, determinerà le mosse in entrata e uscita, ci sarà da soffrire. Il destino dei pezzi che potrebbero avere richieste, da Marin a Lapadula, Zappa, Gaetano, Luvumbo, Makoumbou e Prati, era e rimane incerto. Ma solo dopo aver appurato chi rimane si potrà ragionare su chi vestirà il rossoblù negli ultimi cinque mesi di torneo. Il Cagliari viaggia nell’ottovolante di coda. Stare dentro il gruppo che lotta per la categoria è fondamentale. Ma Nicola non può fare miracoli alla Ranieri. E deve poter contare su un roster che sollevi anche l’asticella della qualità. E su pedine che nel 2025 non siano in odore di scadenza o di mancato rinnovo, come, ad esempio, Viola, gli stessi Zappa, Piccoli e Adopo (con diritto di riscatto), Mina, Palomino, Augello, Jankto, Azzi e Deiola. Anche per questo il faccia a faccia di domenica con il Lecce - che tra l’altro gioca bene - dell’ex Marco Giampaolo, ha un peso stratosferico. Dopo i pugliesi Luperto e soci nell’anticipo di venerdì 24 vanno a Torino, sponda granata, e lunedì 3 febbraio ospitano la Lazio. Con la squadra di Baroni i giochi di mercato saranno già stati fatti. Con la tifoseria che spera in uno sforzo economico preciso e duraturo. E comunque, teso a garantire la permanenza in serie A.
Beni architettonici e del paesaggio, tra competenza, cultura e futuro
La terza edizione della Scuola di specializzazione funge da ponte e associa territorio, partecipazione collettiva, inclusione e sostenibilità. “Con l’interdisciplinarietà e i sei dipartimenti coinvolti trattiamo da visuali differenti casi di studio della realtà isolana” ha detto Caterina Giannattasio
Mario Frongia
Un filo verde che annoda con garbo e acume ambiente e patrimonio, strutture e competenze. Un piccolo grande puzzle culturale identitario e funzionale. Con la Sardegna e alcune delle sue perle, per storia, luoghi e tradizione, che guarda al domani. Soprattutto a quello dei giovani e delle giovani che partecipando alla Scuola potranno accedere a varie opzioni occupazionali, pubbliche e private, di un comparto in forte espansione. Il titolo, infatti, è preferenziale per i concorsi e i bandi di Soprintendenza e ministero della Cultura, oltre che per le gare legate al restauro del patrimonio paesaggistico. “L’obiettivo? Formare professionisti che possano fornire competenze specialistiche per la cura e valorizzazione del patrimonio architettonico e paesaggistico. Figure che avranno un’attenzione particolare per la sostenibilità e la tutela attiva del territorio”. Caterina Giannattasio, direttrice e deus ex machina della Scuola che fa capo al Dicaar (Dipartimento ingegneria civile, ambientale e architettura) dell’Università di Cagliari, lancia scienza e coscienza verso un presente che è già futuro. Architetti, ingegneri, storici dell’arte e archeologi made in Sardinia. Forgiati con scrupolo, rigore accademico e una mentalità scientifica senza confini. Comunque, abbastanza smart da poter interagire su casi concreti e in sinergia con le istituzioni. Gambe e cervello per affrontare con perizia e conoscenza il percorso della Scuola. La messa a terra è più che concreta e ha in agenda luoghi iconici quali la Rotonda di Tempio e la Reggia di giudicale di Oristano. Riuso, sostenibilità e accessibilità ai gioielli isolani spiccano tra i temi della specializzazione. Il percorso ha previsto venti posti con tre borse di studio. L’orizzonte del rapporto tra patrimonio costruito e paesaggio nel bacino del Mediterraneo, studi architettonici, urbani e territoriali, riuso, sostenibilità e accessibilità, è sempre più roseo e intrigante.
La Sardegna e i suoi tesori. Per i diplomati in Beni architettonici e del paesaggio la strada è tracciata. “Seguiamo, tra l’altro, le carceri storiche, Buoncammino a Cagliari e San Sebastiano a Sassari. Siamo impegnati - ha detto la professoressa Giannattasio - anche a Oristano e Tempio, con gli ex ospedali psichiatrici di Villa Clara e Rizzeddu a Cagliari e Sassari e con i borghi abbandonati come Osidda”. Tra studi, ricerche e sopralluoghi il team segue anche torri costiere, castelli e mura medievali, paesaggi militari: non a caso in aula magna hanno presenziato numerosi ufficiali dei vari corpi. Alla Scuola accedono laureati magistrali e specialisti in Architettura, Ingegneria edile, Archeologia, Conservazione beni architettonici e ambientali, Conservazione e restauro beni culturali, Storia dell’arte, Conservazione patrimonio storico-artistico, Storia dell’Arte e laureati con il vecchio ordinamento inerenti alle discipline del bando. Le lezioni si aprono in questi giorni e si chiudono a giugno.
Il bersaglio e le indicazioni europee. “In un momento di forti trasformazioni del paesaggio emerge l’importanza di sensibilizzare le comunità alla cura del patrimonio culturale. Nel 2005, il Consiglio d’Europa con la Convenzione di Faro ha sottolineato gli aspetti importanti del patrimonio culturale in relazione a diritti umani e democrazia. L’Italia - ha segnalato Caterina Giannattasio - nel 2020 ha ratificato la Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società e si è impegnata a incoraggiare la formazione professionale continua e lo scambio di conoscenze e competenze, all'interno e all'esterno del sistema educativo”. Ma non solo. “La Sardegna, per le sue specificità ambientali, culturali e storico-politiche, necessita di attenzioni e cure sui paesaggi storici e archeologici, industriali, rurali, militari. Così come i territori delle aree interne, soggette al crescente fenomeno di spopolamento. Anche per questo - ha rimarcato la professoressa Giannattasio - occorre formare esperti di alta competenza nella cura del patrimonio sardo”.
Tra professionalità, cura e cooperazione. “Sui temi della Scuola una particolare importanza va data all’approccio partecipativo nella tutela attiva del patrimonio architettonico e paesaggistico. Il valore della partecipazione collettiva e delle pratiche integrate per garantire una conservazione efficace e consapevole” ha detto nella preziosa prolusione in aula magna di Architettura Tiziana Maffei, direttrice della Reggia di Caserta. La specialista ha elogiato sia la preparazione per studenti e studentesse volta alla tutela dell’immenso patrimonio regionale, sia la collaborazione tra le istituzioni. “Il corso - ha aggiunto Caterina Giannattasio - ha un’impostazione didattica connotata da attività laboratoriali concrete, applicate a casi di studio presenti nel territorio e selezionati in condivisione con le istituzioni locali”. Il rettore Francesco Mola ha ribadito il ruolo della Scuola “che rappresenta la formazione di terzo livello. Noi ci muoviamo in questa direzione con le scuole di specializzazione, i dottorati di ricerca e i master”. Con il rettore alla cerimonia inaugurale hanno preso parte anche il vicesindaco di Cagliari, Gabriella Mancini, i prorettori Fabrizio Pilo (Territorio e innovazione) ed Elisabetta Gola (Comunicazione e immagine) e Ivan Blečić, direttore del Dicaar
Cagliari, super boccata d’ossigeno a Monza
Zortea e Piccoli firmano la vittoria nello scontro diretto al Brianteo. Cuore, organizzazione e spirito adeguato danno la spinta per la corsa salvezza. Ma, mentre Scuffet va a Napoli e arriva Caprile, serve una punta e una mezzala
Mario Frongia
Centottanta secondi tra il baratro e la resurrezione. C’è da giocare un intero girone di ritorno però, dal 2’ al 4’ minuto di Monza-Cagliari, la tifoseria ha visto scorrere un film da incubo. Tra la traversa di Felici e il rigore realizzato da Caprari si sono frantumate certezze e incertezze di un tecnico e di un gruppo che ha dimostrato di saper stringere i denti. I rossoblù l’hanno poi chiusa in rimonta, Zortea di sinistro, piede non preferito, e Piccoli, sassata alla Batistuta dai venti metri. La storia del Brianteo si è chiusa così, seconda vittoria esterna della squadra di Davide Nicola, balzo a quota 17, sempre terzultimo posto, con dieci sconfitte al passivo, ma assieme al Lecce. Insomma, un bel colpo. Che poi il Monza, ultimo con 10 punti, abbia mostrato limiti profondi, lo dice la classifica. In casa rossoblù il brindisi che apre il 2025 è beneaugurante. A metà torneo con la guida di Ranieri, Makoumbou e soci hanno chiuso a 15 punti. Poi, sir Claudio ha operato il secondo miracolo dopo la promozione. Ma adesso la storia è diversa. Intanto, non c’è Ranieri. Poi, Monza, Venezia e Cagliari sono tra le predestinate alla retrocessione. Nella speranza che non si distacchino dal plotoncino di cosa Verona e Lecce. Con la trasferta a Milano di sabato, proprio il Lecce alla Domus e, a seguire, la sfida al Toro in Piemonte, si potrà capire meglio e di più l’immediato futuro.
Mercato e proprietà. Il 2 gennaio si è aperta la sessione invernale di acquisti e cessioni. Con l’arrivo di Elia Caprile, ben noto a Nicola che lo ha avuto a Empoli, e il passaggio di Scuffet al Napoli, si è chiusa la gestione quanto meno inadeguata sul portiere. Bocciato Scuffet dopo una presa errata contro la Lazio, promosso Sherri su indicazione della proprietà, di nuovo in campo l’ex Udinese, bene anche a Monza, con l’albanese in panca, si è consumata male una delle regole classiche del calcio: tra i pali deve esserci un titolare e una riserva. Adesso, c’è Caprile. Ma il Cagliari per stare in A deve sollevare il tasso tecnico. Davide Nicola ha costruito un modello che tende a preservare fisicità e copertura con Makoumbou e Adopo. Tiene a mente il pressing alto, chiede filtro ai centrocampisti e spinge sulle fasce. Più la spinta con Zortea, Zappa, Augello e, talvolta, Obert. Le criticità non mancano, forse servirebbe qualche idee più accurata nel possesso palla e nelle transizioni, ma la mediana sta in piedi. Mentre dietro Luperto e Mina, anche se eccessivamente provocatorio, per stare in A vanno bene. Le cose ci complicano dalla cintura in su. Ri-bocciato Gaetano a favore di Viola, si pione il problema, nonostante il gran gol di Piccoli, delle marcature. La squadra viaggia tra le peggiori quattro per reti segnate e subite. E non si sa cosa sia peggio. Di fatto, mancano le marcature dei centrocampisti. E se a ciò si aggiunge che sono fuori dai primi undici Marin (miglior rumeno d’Europa, ingaggio alto) e Prati (regista dell’Under 21, costato sei milioni di euro mentre per quattro non si è tenuto Oristanio e a zero si è perso Nandez), per non parlare di Jankto, c’è da chiedersi quale sia la strategia societaria. E se sia stata concordata nei dettagli con l’allenatore. Il tema vale anche per il roster d’attacco. Pavoletti e Lapadula, assente per infortunio Luvumbo (uno dei pochi ad avere mercato, magari potrebbe essere denaro sonante per una punta da doppia cifra), sono state le carte usate dal tecnico. Nicola è onesto, sa che ci sarà da soffrire. Il Cagliari è atteso da un Milan - sabato alle 20.45 - con la pancia piena per la vittoria della Supercoppa con i cugini dell’Inter. Ma l’arma è a doppio taglio. Sergio Conceicao in pochi giorni pare aver toccato i fili giusti in casa rossonera. A seguire, arriva il Lecce dell’ex Marco Giampaolo - scontro diretto da non toppare - e poi si va a Torino dai granata. Banale sottolineare quanto sia fondamentale capitalizzare la miscela temperamentale dei 3 punti colti a Monza. Ovvero, continuare a ragionare da gruppo con l’acqua alla gola, affamato e pronto a morire in campo pur di non lasciare un pallone. Un fronte, quello motivazionale, che Davide Nicola pare aver curato con diligenza. Poi, c’è la risposta dei 90’ più recupero, della qualità nel creare occasioni, del cinismo sotto porta, delle attenzioni nella propria area. Ma questo riporta al punto di partenza: complessivamente le caratteristiche del gruppo allestito tra giugno e agosto del 2024 dicono che ci sarà da stare in allerta.
Fabrizio De Andrè e la sua Sardegna su Rai1
Le magie e l’ironia del poeta con l’amore per la nostra terra, le rime e le riflessioni su amore, ingiustizie e sociale. Leonardo Metalli firma l’affascinante Speciale del Tg1 in onda domani sulla rete ammiraglia
Mario Frongia
Un piccolo grande capolavoro. Un viaggio inedito, condito dagli umori di una terra che Leonardo Metalli ha intuito da tempo: narrare Fabrizio De André e le sue magie è semplice e arduo al tempo stesso. Metalli, autore di splendidi documentari su Lucio Dalla e Luciano Pavarotti senza scordare centinaia di interviste alle celebrità della cultura, della musica e dello spettacolo nazionale e internazionale, passa lontano dal già detto. Mai banale, scava e fondo per descrivere l’autore di Bocca di Rosa, La guerra di Piero, Geordie, Amore che vai, Don Raffaé e del Pescatore. Lo Speciale del Tg1, naviga tra l'ironia e la suprema poesia del cantautore scomparso l'11 gennaio del 1999. Domani, alle 23.40 su Rai1, Faber, come lo aveva soprannominato l'amico Paolo Villaggio, appare in tutte le sue sottili, argute e colte predilezioni. Nella sua Gallura, con gli amici, la chitarra al collo e le canzoni che hanno segnato un’epoca. Leonardo Metalli ha incontrato Dori Ghezzi, il figlio Cristiano, i tanti conoscenti che da Tempio ad Arzachena gli sono stati vicini. Imprenditori, come Tino Demuro, ma anche operai, carabinieri, contadini, pescatori. Un popolo che tuttora lo rispetta, ne custodisce la quotidianità, lo ha accolto come fosse da sempre del luogo. Nel docufilm emerge un De André goliardico, sarcastico, tra scherzi e provocazioni. Villaggio ne racconta il debutto sul palco. Traspare con forza l'impegno sociale, lo studio e l'amore per la Sardegna. Leonardo Metalli approfondisce con garbo la riflessione sulla terra che diventerà la sua casa.
La Sardegna, un amore intenso. Ci sono le passioni per la natura, l'agricoltura, l'allevamento. Ma anche l'imbarazzo a esibirsi, la volontà di stare lontano dalle scene. Il figlio Cristiano racconta il rapporto con il padre, senza dubbio ingombrante e geniale. Antonio Ricci, autore televisivo e produttore, per la prima volta parla dell'insegnamento di Faber, che ha conosciuto da ragazzo a 18 anni e ne ha condizionato la vita. Da qui, lo stile satirico comune e un’amicizia che avrà per obiettivo smascherare le ipocrisie della società. “Fabrizio punta da sempre a stimolare la riflessione critica. E sta sempre - spiega Leonardo Metalli, inviato e caporedattore Rai, da oltre un anno alle prese con la realizzazione dello Speciale - dalla parte dei più deboli per combattere soprusi e ingiustizie. Con Ricci puntano il dito contro i potenti, i prepotenti e le istituzioni corrotte. Ma lo fanno con modalità differenti”. Approcci, liriche e linguaggi diversi ma efficaci. Che il pubblico di tutte le età coglie e non scorda. Mai. Lo Speciale coglie nel segno. Il fotografo e amico Guido Harari racconta come è riuscito a entrare nella sfera riservata e personale del cantautore genovese. Appaiono le scene di Faber che a Tempio diventa il cerimoniere capo della festa patronale di Santu Bacchisi. Il matrimonio con Dori Ghezzi, la vita e le canzoni scritte nella tenuta dell'Agnata. I pranzi e le cene, le ricorrenze e gli appuntamenti. Un mosaico preciso e puntuale dei grandi temi di Faber. Spazio anche alla morte, “senza retorica e con una lucidità disarmante. Un insieme che promuove solidarietà e libertà individuale” aggiunge Metalli. Storie e valori che diventano manifesti musicali, reazioni sarcastiche alle convenzioni sociali e ai poteri più forti. Valide e concrete, ieri e oggi. Insomma, un documentario da non perdere.
Cagliari, tracollo a Venezia
In Laguna il 2-1 dei padroni di casa mette spalle al muro una squadra che non segna e prende gol evitabili. Il resto va di conseguenza. Lotta salvezza tutta da giocare. E sabato arriva l’Inter
Mario Frongia
Nella diciassettesima d’andata per i tifosi c’è una notizia meno amara delle altre. Il Cagliari imbarazzante visto a Venezia sta al terzultimo posto e le dirette concorrenti non scappano. Forse, sono messe persino peggio. E ce ne vuole. Cade il Monza, i brianzoli sono ultimi in classifica con 10 punti e vengono superati proprio dai lagunari che si portano a un punto dai rossoblù, fermi a 14. I brianzoli cadono in casa per mano della Juve. Per il club di Galliani la nona sconfitta, come i rossoblù, determina l’esonero di Nesta, in panca Bocchetti. Così, mentre l’Udinese conferma di essere stata per sbaglio nei bassifondi andando a sbancare il Franchi di una Fiorentina in pessima giornata, da quota 16 in giù galleggiano Genoa (sconfitto dal Napoli in casa), Lecce, che gioca in dieci per un tempo e viene battuto dalla Lazio ai titoli di coda. Mentre il Como se la gioca per un tempo alla pari con l’Inter a San Siro. Poi, i campioni d’Italia la chiudono 2-0 senza brillare. Con 15 punti seguono Parma, surclassato 5-0 dalla Roma di sir Ranieri, e il Verona, battuto in casa 1-0 dal Milan: match pessimo! E siamo alla squadra di Davide Nicola. La ferita è aperta: portiere e attaccante che la butti dentro sono le prime croci dell’organico. Esterno e regista le seconde. Ma la lettura oggettiva dice che la qualità media della rosa è medio bassa. Soprattutto, rimane sconcertante l’atteggiamento specie se si pensa all’approccio e alla tenuta mostrate, pur perdendo, contro Fiorentina e Atalanta. L’altalena delle performance rilancia dilemmi di vecchia e nuova data. Dalla programmazione alle campagne acquisti, terreno sdrucciolevole che conduce ai dubbi sulle effettive potenzialità proprietarie, adeguate ai costi del massimo campionato.
Tra presente e passato. Ma intanto si gioca. E l’atmosfera, al di là del buon lavoro agonistico, motivazionale e dialettico dell’allenatore, si fa pesante. Anche perché il calendario non fa sconti: sabato l’Inter alla Domus, quindi trasferta a Monza per l’ultima dell’andata. Ma non è tutto. L’11 gennaio si gioca a San Siro, fronte Milan, il Lecce arriva in città il turno seguente, quindi il Torino in Piemonte e la Lazio in casa. E suona feroce ricordare che il Cagliari di Claudio Ranieri si è salvato con appena 15 punti al girone d’andata. Davide Nicola non va a caccia di miracoli. Ha dato coraggio e aggressività al gruppo. Ma non basta. È bastato che l’ex Di Francesco - chissà che goduria la sua e quella di Altare e di Oristanio: il mancato riscatto grida vendetta! - tenesse la squadra in attesa per far crollare amaramente i sogni della tifoseria. Il Cagliari ha sofferto non solo la postura tattica dei padroni di casa, determinati quanto modesti nella gestione della palla, oltre alle scorribande di Oristanio. Ma è stata decisiva anche la somma delle proprie criticità: la sterilità sotto porta è imbarazzante, le disattenzioni in difesa aumentano.
Scelte folli. In porta il dramma si è compiuto: Sherri ha avuto le ennesime titubanze, con la rete di Sverko che ha avuto dell’incredibile. Intanto, riabilitare Scuffet è impossibile. Tanto che il gruppo ha due portieri dimezzati. E la scelta di far debuttare l’albanese, nata dopo la serataccia dell’ex Udinese a Roma con la Lazio, pare faccia capo alla presidenza. Comunque sia, il Cagliari è destinato a soffrire per l’ennesima stagione. Un copione già visto. Ed è inutile gettare la croce su Piccoli, che si sbatte ma non segna, Lapadula e Pavoletti, di nuovo in gol, ma troppo maturi, Gaetano che non decolla, Zortea, Zappa, Luvumbo, Viola, Makoumbou e Augello che vanno a fasi alterne. La risposta può venire solo dai rapidi e intelligenti rattoppi di gennaio. Ma su questo fronte - basti ricordare che a Ranieri, subentrato a Liverani quattordicesimo in B, presero Azzi e Prelec - la storia è maestra. Detto che lo scorso torneo con gli arrivi dal mercato di riparazione di Mina e Gaetano la squadra si è salvata, stavolta non si può confidare solo nella garra e nella buona sorte. Con venti gare da giocare la salvezza è sempre a portata di mano. Meglio, il gruppo è coeso, sta con il tecnico e non molla. Ma serve mano ferma, visione e denari, tanti, per provare a blindarla. Minimizzare, confidare nelle disgrazie altrui, dare la colpa al Var e agli arbitri o annacquare la realtà, con proficue intese e gigantesche campagne promopubblicitarie, non ha mai dato la permanenza in A o fatto vincere le Coppe. Neanche quella Disciplina
